Sugli scritti di Carlo Floris

…ma veniamo a ciò che peraltro velocemente volevo dire riguardo agli scritti sull’arte di C. Floris, es. sulla spiritualità dell'arte, di cui rispetto l'opinione ma che risulta come minimo parzialissima nonostante le reiterate citazioni di V. Gogh, Leopardi e altri.
Infatti, se l'arte è definita unicamente lo "splendore del vero", la si riduce unicamente a un figurativo per quanto dignitoso né si può limitare la percezione dell'artista agli "oggetti della realtà". tutto questo mi sembra oltremodo provinciale e antistorico : senza entrare nel merito dell'arte egizia, bizantina; che dire dell'arte simbolica, surrealista, Kandiski, Klee, ecc. ecc. tutto ciò sembra altresì contraddetto dalle stesse citazioni (Eschel) in cui si parla di ineffabile.
Mi sembra (e questo è tipico dei pittori) che si veda il fare arte unicamente attraverso la propria personale equazione artistica; infatti si potrebbero rovesciare concetti come "la pittura deve diventare espressiva, deve poter trasmettere e comunicare con il fruitore, entrare in contatto con la sua sensibilità ed interiorità" La felicità (?) di un'opera d'arte è tutta nella capacità di comunicare con noi...", ma questa ricerca del consenso del popolo non può essere un valore di merito né un dato oggettivo (anche perchè ognuno ha o dovrebbe avere si spera, la sua personale sensibilità estetica). Proprio Van Gogh fallì in questo e solo a posteriori fu capito dalla gente (almeno così sembra).
No, non credo che un approccio accademico a questo problema sia corretto e esaustivo, l'arte non è condizionata né da concetti legati a bellezza, vero e tanto meno verità o imperativi morali; se ci piace, dipingiamo pure case, alberi e persone e facciamoci pure (se ne abbiamo le qualificazioni) un ns. personale stile espressivo ma non entriamo come elefanti in altre cristallerie.
Artisticamente parlando non c'è distinzione fra la mediocrità di chi riproduce uno stanco post figurativo (impressionista, macchiaiolo, chiarista ecc.) e chi è "pittore della domenica" di astrattismo, surrealismo, metafisica ecc.
Ciò che salva o dovrebbe, é la ricerca che coinvolge appunto la totalità dell'essere al di là delle mode psicoanalitiche (ormai datate); se il pittore si riduce a riprodurre il già visto, fa un'atto di fede ma non si giocherà interamente il suo destino nell'arte (ammesso ne abbia uno).
Ma qui mi fermo per non farla lunga.
Amen, chi si contenta gode.

Cordiali saluti
Giuseppe Billoni

 

 

Risposta al Sig. Billoni

Questi giorni il Dott. Arena mi ha girato una lettera a lui indirizzata (perché?) che esprime giudizi e osservazioni su quanto da me scritto sul Sito di Erba Sacra. La missiva proviene da un “addetto ai lavori” il Signor Giuseppe Billoni, un pittore interessante di cui conosco e apprezzo la produzione che sfortunatamente ho potuto vedere solo per via telematica. Invito con l'occasione la comunità di Erba Sacra a visitare il suo sito (www.billoni.it) anche se purtroppo non risulta più aggiornato, per quanto concerne la galleria delle opere, dal 2004.

Ma veniamo alla lettera.
Devo confessare innanzi tutto la mia sorpresa e un certo sconcerto derivante dalla lettura del testo, e non tanto per la conclamata diversità di prospettiva dello scrivente nella visione del problema, anzi devo affermare che questo è semmai un valore aggiunto, utilissimo per un serio approfondimento, e neanche per il tono della medesima lettera, un po' aggressivo e un po' piccato, causato probabilmente dai miei interventi volutamente provocatori e miranti ad avviare il dibattito, ma soprattutto perché dopo aver letto più volte il testo (ho tardato infatti a capire con chi se la prendesse) mi sono accorto che il Sig. Billoni è quasi perfettamente d'accordo con me... ma non lo sa!
Nella lettera leggiamo:

1. “...di cui rispetto l'opinione ma che risulta come minimo parzialissima nonostante le reiterate citazioni...” e più avanti, per ribadire il concetto “Mi sembra (e questo è tipico dei pittori) che si veda il fare arte unicamente attraverso la propria personale equazione artistica;

Accetto senz'altro questa critica.
Chi mi conosce sa che sono un ricercatore impenitente e sempre insoddisfatto, aperto ad ogni contributo, ma per il momento sono ancora in attesa di qualcuno che mi offra in alternativa una migliore e più ampia visione del problema. Se Lei è in grado di farlo attendo volentieri il suo contributo.
Per quanto riguarda poi la visione soggettiva del pittore devo dire che sono ancora perfettamente d'accordo con Lei. I pittori stessi citano spesso questa opinione. Peccato che lo facciano escludendo regolarmente... se stessi.

2. “infatti si potrebbero rovesciare concetti come "la pittura deve diventare espressiva, deve poter trasmettere e comunicare con il fruitore, entrare in contatto con la sua sensibilità ed interiorità" La felicità (?) di un'opera d'arte è tutta nella capacità di comunicare con noi..." , ma questa ricerca del consenso del popolo non può essere un valore di merito né un dato oggettivo

Signor Billoni, Lei fa di me un uomo felice! Siamo ancora d'accordo.
Non è certo il consenso a qualificare un'opera d'arte (ma neanche il contrario).
Trovo comunque difficile seguire la logica contorta del Suo discorso. Lei infatti procede affrontando la tesi da me sostenuta (la pittura come espressione e comunicazione), di cui “si potrebbero rovesciare concetti” (!?) (in pratica stravolgendone il significato) e quindi criticando severamente quanto da Lei stesso affermato (Consenso del popolo).
In parole povere, come si dice da noi, “se la canta e se la suona”.
Non capisco, infatti, come si possa scambiare il concetto di comunicazione (entrare in contatto con la sensibilità ed interiorità del fruitore) da me usato per ricerca di consenso! Ma chi lo ha mai affermato?
Comunicare non significa necessariamente ricerca di consenso (questo lo fa la politica, il commercio, la propaganda, non certo l'arte) ma semmai è necessità interiore di condivisione.

3. “...limitare la percezione dell'artista agli “oggetti della realtà”. Tutto questo mi sembra oltremodo provinciale e antistorico: senza entrare nel merito dell'arte egizia, bizantina; che dire dell'arte simbolica, surrealista, Kandiski, Klee, ecc., ecc,..

...Che dire? Spero che non le venga da ridere per quanto dirò, ma accetto, per l'arte, di espormi anche al ridicolo: come ha fatto, in così poche righe, a sintetizzare proprio le forme estetiche che maggiormente prediligo?

4. “se il pittore si riduce a riprodurre il già visto, fa un atto di fede ma non si giocherà interamente il suo destino nell'arte (ammesso che ne abbia uno)."

Imitare gli oggetti della realtà o riprodurre il già visto? Incredibile, a costo di ripetermi e diventare noioso devo ammettere che sono anche su questo punto totalmente ed incondizionatamente d'accordo.
Ma il vero e il reale di cui parlo in tutti i miei scritti, chiaramente, non è l'oggetto fotografabile e semplicemente riproducibile. Per i Greci, ad esempio, e per Platone in particolare il vero è to on, è l'essere che è. È l'essere nella sua totalità (parafrasando una Sua espressione)
Anche i sogni del Sig. Biloni sono dunque realtà, e così le sue aspirazioni, le sue sofferenze, il suo personale modo di vedere il mondo e la verità.
A questo punto mi pare proprio necessario affrontare il nocciolo del problema! Perché non è possibile pensare che questa concordanza di fondo possa generare una serie di contestazioni senza una vera ragione. Ebbene, la vera ragione risiede in un clamoroso fraintendimento dei termini da me usati. Tale fraintendimento, assolutamente non giustificato né dal contesto né dalle citazioni riportate nei miei interventi, si riduce in fondo a questa frase:

5. Il sig Billoni infatti, si blocca su questa equazione “ ...se l'arte è definita unicamente lo “splendore del vero”, la si riduce unicamente a un figurativo per quanto dignitoso né si può limitare la percezione dell'artista agli “oggetti della realtà”.

L'arte splendore del vero” = “figurativo” = “imitazione della natura
Ritroviamo in questo contesto il traballante procedimento logico già visto nel punto 2. Con in più un totale fraintendimento della premessa (...se l'arte è definita... lo “splendore del vero” (?!)), una arbitraria deduzione dalla premessa (..la si riduce unicamente a un figurativo) e quindi una severa critica ad un concetto da me neanche pensato.
A parte il fatto che non è propriamente l'arte ad essere lo splendore del vero (e non l'ho mai detto né ho mai pensato di dire una simile sciocchezza) essa, l'arte, è solo una delle infinite vie che l'essere umano percorre nel disperato tentativo di esprimere l'ineffabile, ma semmai è la Bellezza ad essere lo splendore del Vero.
(E la questione non è di poco conto)
La questione della bellezza poi, non ha in questo contesto nessun valore estetizzante, non vuole indicare il valore estetico di un oggetto, lo stabilire cioè se una cosa sia bella o meno, ma una questione che concerne proprio la pienezza dell’essere.
(questo argomento Lo troverà sviluppato più compiutamente nella mia ultima lettera al Direttore di Erba Sacra, a cui rinvio per approfondimento)

6. A questo punto credo di dovermi fermare.
Non intendendo trasformare un dialogo in una inutile polemica, tratterò alcuni spunti offertimi dalla Sua lettera in successivi interventi sul sito: ad esempio il rapporto tra arte e comunicazione, o il significato ambiguo e dispregiativo che Lei attribuisce al termine “figurativo” in quanto ne equipara il senso a copia passiva degli oggetti naturali (Non vorremmo per caso fare di ogni erba un fascio e condannare quasi tutta l'arte mondiale dalle origini ad oggi?), o in che senso si debba intendere l'espressione “l'arte non è condizionata da concetti legati a bellezza, vero e tanto meno verità o imperativi morali;...”; oppure l'altra “Ciò che salva o dovrebbe, é la ricerca che coinvolge appunto la totalità dell'essere”, ecc. ecc..
Sig. Billoni, ognuno è libero di accettare o meno l'opinione dell'altro, ma per esercitare una critica onesta e costruttiva è necessario capire almeno la posizione dell'interlocutore senza stravolgerla.
Qui ad ERBA SACRA ci aspettiamo, soprattutto da artisti come Lei, contributi costruttivi ed interventi propositivi. A tale fine è nato questo settore (Arti figurative) del sito. Pertanto Le sarei veramente riconoscente a nome della comunità che intorno a questo sito e a me personalmente si sta formando se volesse, toltosi l'elmetto, tirato un profondo respiro liberatorio e rasserenante, rimettersi a scrivere iniziando così : “Io penso che l'arte.......

La saluto con immutata stima.
Carlo Floris (febbraio 2007)

P.S. Respingo al mittente il suo saluto di commiato “Amen, chi si accontenta gode.” che chiaramente non mi riguarda.