In questa pagina si pubblicano testi e opere di artisti che vogliono contribuire alla nostra riflessione sulla funzione dell’arte (in questo ambito principalmente della pittura) come espressione dello spazio interiore dell’uomo, manifestazione del suo potenziale creativo, veicolo di conoscenza e elevazione spirituale.

 
La consapevolezza nel colore
di Tullia Scandolara
 

"Se l'occhio non racchiudesse il sole
non lo potrebbe vedere,
Se in noi non fosse presente
la forza di Dio, come
potrebbe incantarci il divino?
(W. Goethe)
Julius Hebing : Cerchio dei colori

da "Lebens-kreise-Farbenkreise", Stoccarda 1969
In "Dipingere e disegnare", L'arte come metodo didattico
di M.Junemann e F.Weitmann, Filadelfia Editore,1985

cliccare l'immagine per ingrandirla
 
La pittura come espressione di sé e come esplorazione del potenziale creativo dell'individuo offre numerose possibilità e applicazioni. Realizza immagini attraverso colori e forme ma, ciò che più conta, rende visibile un processo interiore intuitivo che diversamente non troverebbe altro canale di espressione. La peculiarità di ogni forma d'arte, l'avere cioè un linguaggio e una 'metodologia' specifica che il discorso analitico non può tradurre, si esprime nella pittura con l'uso del colore e la qualità della forma che entrano in muto dialogo reciproco per la manifestazione di un'immagine.
Figurazione o astrazione, discussioni su una maggiore o minore 'leggibilità' di un'immagine pittorica non rientrano nell'ambito di questa breve introduzione. Si tratta piuttosto di comprendere come l'energia sprigionata dal colore, la simbologia ad esso attribuita da tradizioni esoteriche antiche e studi più recenti, esercitino un potere di evocazione e fascinazione sull'osservatore. Su come, per chi usa il colore e si esprime in pittura, esso abbia ugualmente potere energetico ed evocativo: il timbro, l'impasto, la risonanza, sono tutti elementi che provocano reazioni psichiche ed emozionali e innescano processi intuitivi e sintetici.
Wassily Kandinsky nel suo "Lo spirituale nell'arte" ha delineato con chiarezza le corrispondenze psicologiche ed emozionali tra i colori e le forme, ha analizzato i colori secondo qualità e forze, energie centripete, statiche o centrifughe, aprendo la strada a riflessioni e indagini ulteriori per artisti e studiosi.
Rudolf Steiner, nella visione globale dell'antroposofia, ha a sua volta elaborato sorprendenti punti di vista sul colore come energia vivente e vibrante, veicolo di conoscenza ed elevazione spirituale.
In una concezione unitaria dell'uomo come sistema energetico dove i piani fisico, emotivo, mentale e spirituale siano connessi e interdipendenti, non possiamo tralasciare neppure la corrispondenza che la cultura esoterica e metafisica descrivono tra i sette colori dello spettro cromatico e i sette chakras principali, dove il verde, ottenuto dalla mescolanza di blu e giallo, appartiene al centro del cuore, quindi alla capacità dell'essere umano di nutrire compassione e amore incondizionato.
E' nella 'staticità' o stabilità del verde, attribuito al chakra del cuore, che si trova la connessione tra i tre centri energetici inferiori -rosso, arancione, giallo - più legati al sé della personalità, e i tre centri superiori - blu, indaco, viola - legati al Sé superiore e divino. Ancora, è attraverso il cuore che creiamo il Ponte Arcobaleno, simbolo di completezza e unità, dell'unione tra cielo e terra, che contiene l'intera gamma dei sette colori.
E' appunto vivendo in unità ed esprimendoci in completezza, attingendo all'energia dei sette colori che noi cresciamo in consapevolezza, equilibrio e armonia interiori: al centro di noi stessi ' sappiamo' e troviamo saggezza, creiamo relazione e nuovi accessi intuitivi.
Con questa attitudine interiore pittura e consapevolezza trovano una coincidenza di intenzione e manifestazione: in una condizione di ascolto e non- mente avviene una connessione spontanea e profonda tra gesto e sentire, dialogo fecondo per ogni autentica esperienza di creazione. E in questa direzione si può collocare la pittura del mandala, rappresentazione colorata dello spazio interiore, gioco cromatico e danza di energie in relazione.


Il Mandala e la ricerca del "centro"

Tullia Scandolara: Luminari (1996)
Creta e olio su tavola, cm. 60x60
cliccare l'immagine per ingrandirla

Il mandala, dal termine sanscrito che significa 'cerchio' o 'circolo' è un semplice diagramma geometrico con funzioni di rito e contemplazione. Ha origine da una prassi religiosa millenaria, nata in India, ed è un simbolo universale e complesso della vita, dell' uomo, di Dio e del mondo. Nella tradizione indo-buddhista e nel Tibet il mandala assume una struttura circolare che, sotto forma di disegno, pittura o scultura, sostiene la concentrazione e lo stato meditativo.
Esso ha dunque la funzione di trascendere gli aspetti più immediati e materiali del mondo fenomenico per cogliere una più intima connessione tra il Sé interiore e il mondo, tra microcosmo e macrocosmo.
Ne ritroviamo tracce significative fin dalle primissime epoche della storia dell'uomo, basti pensare ad antichi luoghi di culto, come Stonehenge, risalente all'età del bronzo, o ai disegni rupestri che spesso raffigurano forme circolari e simboli spiraliformi; e agli Ziqqurat, montagne sacre erette in Mesopotamia più di cinquemila anni fa, che avrebbero dovuto rappresentare sia il cosmo che la storia della creazione, dove la forma circolare fungeva da tramite con gli antenati e rispecchiava l'incontro tra cielo e terra.
Secondo C. G. Jung, studioso e cultore egli stesso del mandala che aveva introdotto nella sua pratica terapeutica, esso è simbolo naturale di totalità o - meglio - della totalità della personalità. Il cerchio, che la rappresenta, racchiude le impronte di un processo di maturazione psicologica - o processo di individuazione - sotto forma di disegno, colore, immagine interiore.
Simbolo della vita immaginativa, dunque, e importante supporto del processo di crescita della persona, si esprime prevalentemente nelle forme archetipiche del cerchio, legato al Sé totalità, del quadrato, terra-materia, del triangolo, fuoco-trascendenza.
Il simbolo, letteralmente 'ciò che riunifica', assume così un ruolo preminente nella creazione del mandala: dopo la frammentazione l'unione, dopo la dispersione nella molteplicità esso opera una strutturazione attorno a uno o più punti centrali e quindi una concentrazione di forze ed elementi.
Diffusa anche in Occidente da alcuni decenni e largamente usata anche in psicoterapia, la pratica del mandala offre grandi potenzialità di crescita, espansione ed autoanalisi: è flessibile nelle applicazioni, nella scelta dei supporti, nelle varianti espressive e nelle possibilità di approccio. Dalla costruzione iniziale della forma alla combinazione dei colori, fino alla più raffinata elaborazione dei rapporti cromatici e alla struttura delle linee al suo interno, il mandala si pone come prezioso strumento di introspezione e mezzo di conoscenza e trasformazione.
Non implica talenti artistici o preparazione specifica ma coinvolge il ricercatore in un affascinante percorso di autoconsapevolezza dove il tracciato delle forme e le combinazioni cromatiche diventano i rivelatori dei contenuti psichici ed emotivi allo stato latente e si configurano spontaneamente nell'atto stesso della manifestazione pittorica.
Spazio meditativo e spazio eminentemente creativo, il mandala è il supporto per una rinnovata disponibilità al nostro sentire, per un approccio più diretto alla nostra verità interiore, spesso non riconosciuta con gli strumenti ordinari della coscienza o della nostra capacità di analisi. Nel dipingere e disegnare mandala creiamo per noi stessi momenti unici di dedizione e accettazione, ci permettiamo di guardare noi stessi nello 'specchio' delle nostre forme e acquistiamo più chiara consapevolezza, come in un viaggio iniziatico verso il nostro Sé indiviso attraverso le tappe della nostra trasformazione personale.
La pratica costante del mandala offre benefici immediati e durevoli: rilassamento, esperienze di unità e migliore integrazione delle esperienze, orientamento e maggiore concentrazione. L'attitudine interiore dell'abbandono e del non-attaccamento è la migliore alleata allo sgorgare diretto di nuove energie e sorprendenti intuizioni; testimonianza e rivelazione in divenire per i nostri sensi interiori ed esteriori la creazione del mandala richiede soltanto disponibilità e gusto della scoperta insieme a quella 'assenza di regole' che forma la premessa e il corollario di ogni libera espressione creativa.


Opere dell'autrice ispirate alla ricerca del "centro"
 
Tullia Scandolara: Mandala (1999)
Corde, creta, gesso e olio su tavola, diametro cm. 60
(cliccare sull'immagine per ingrandirla)

 

Tullia Scandolara: Forma del silenzio n. 5 (1996)
Creta e olio su tavola, cm. 60x60
(cliccare sull'immagine per ingrandirla)

Tullia Scandolara: Città divina (1990)
Corde, metallo e olio su tela, cm.95x125
(cliccare sull'immagine per ingrandirla)

Tullia Scandolara: Radiante (1996)
Creta gesso e olio su tavole, cm. 60x120
(cliccare sull'immagine per ingrandirla)

Tullia Scandolara: Pianeta (1988)
terracotta - bassorilievo, diametro orizzontale cm.47,5
(cliccare sull'immagine per ingrandirla)

Bibliografia
 
W. Kandinsky: "Lo spirituale nell'arte"
"Tutti gli scritti"
Ed. Feltrinelli

R. Steiner:
"L'essenza del colore"
Collana Antroposofica

R. Dahlke:
Mandala, le figure del mondo interiore per trovare il centro di se stessi
Red Edizioni

S. Fincher:
I Mandala, una via all'introspezione alla guarigione e all'espressione di sé
Ed. Astrolabio

M. Albanese, G. Cella:
Mandala, il linguaggio del profondo
Xenia Edizioni

C. G. Jung:
L'uomo e i suoi simboli
Ed. Boringhieri