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Culture cosiddette “primitive” e sciamaniche conoscono da sempre il potenziale curativo degli alberi e del mondo vegetale in genere; ma senza spingerci in panorami esotici, molti di noi sanno istintivamente che passeggiare nei boschi è un’attività piacevole ed anche molto salutare.
Uno stretto contatto con le piante e con gli alberi in particolare, è probabilmente una delle più antiche ed istintive forme di cura giunta fino a noi con il nome di “arboterapia” o “silvoterapia”.
Si tratta di una pratica terapeutica le cui origini si perdono nella notte dei tempi e addirittura nel mito, quello ad esempio del centauro Chirone, il mitico scopritore della fitoterapia. Si narra infatti che Chirone per manifestare il suo amore filiale per la madre Filira, una ninfa trasformata in Tiglio, abbracciasse l’albero, e che Filira (per l’appunto il nome greco del Tiglio) rispondesse a questo abbraccio amoroso con i suoi profumatissimi fiori.
Le palme, per l’esattezza la Palma phoenix, venivano considerate nell’antico Egitto capaci di trasmettere radiazioni energetiche in grado di curare i debilitati e di favorire la fertilità negli sposi.
Nella mitologia dell’antica Grecia ogni dio aveva un suo albero tutelare che ne era una materializzazione vegetale e gli alberi, tramite le ninfe che li abitavano, comunicavano con uomini e Dei. I Greci chiamavano alcune di queste “Driadi” poiché “Drys” nella loro lingua significa semplicemente “albero”. Il più famoso santuario dedicato a Giove nell’antica Grecia era sovrastato da una gigantesca quercia oracolare e qui le sacerdotesse del tempio, le Peleiadi, praticavano la “dendromanzia”: traducevano in oracoli lo stormire delle foglie della quercia al soffio dei venti. Dagli antichi Romani diverse piante venivano considerate delle “scacciadiavoli”, vale a dire in grado di emanare energie positive per la protezione delle abitazioni, ad esempio il Rosmarino che perciò veniva spesso piantato vicino alla porta di casa.
Presso i Guanci, antichi abitanti delle isole Canarie, il contatto con la Dracena drago, un albero chiamato anche “sangue di drago” era considerato un valido aiuto per cicatrizzare le ferite, per sfebbrare e curare varie malattie.
Ma venendo a testimonianze più recenti, pare emblematica quella di Julia Hill, una ragazza americana che Il 10 dicembre del 1997 si arrampicò sulla “Luna”, una sequoia vecchia di 500 anni e alta 67 metri. Julia rimase lì, tra i suoi rami, senza mai scendere, per due anni e una settimana, pur di salvare lei, insieme al bosco di sequoie che la circondava, dalle motoseghe di una industria del legno.
Gli studi condotti dal prof. Stefano Mancuso sulla neurobiologia vegetale hanno rilevato che le piante dispongono di una ventina di sensi: i nostri cinque più una quindicina che noi non abbiamo.
Disponendo di una sensibilità così ampia e profonda non sembra improbabile che “Luna” abbia percepito il grande amore di Julia per lei e lo abbia ricambiato in qualche modo prendendosi cura energeticamente della sua amante. Risulta altrimenti difficile spiegare come questa ragazza sia riuscita a resistere su di un grande albero per tanto tempo malgrado le intemperie nel nord della California.
Interessante è notare che nel caso dell’impresa vittoriosa della giovane californiana, sentimenti ed emozioni sono stati veicolati anche attraverso un simbolo: una sequoia, un grande albero, un archetipo planetario come l’Albero della Vita profondamente impresso nella nostra psiche. Quella di Julia Hill è un’impresa che per la sua potenza simbolica, evocativa e comunicativa è diventata l’emblema del primo movimento ambientalista di diffusione planetaria, quello del “popolo di Seattle”.
Di tutto ciò ovviamente non ci sono evidenze scientifiche, tuttavia malgrado nel corso dei secoli abbia avuto periodi più o meno lunghi di eclissi, l’arboterapia è sopravvissuta fino a noi.
A partire dalla seconda metà del secolo scorso studi sempre più numerosi sulla neurobiologia delle piante hanno fatte emergere chiaramente quelle evidenze scientifiche; tanto da far affermare alla prestigiosa rivista Science (14 settembre del 2018) che il sistema di comunicazione delle piante sia al loro interno che all’esterno per esigenze nutritive, riproduttive e di difesa, e molto simile a quello del nostro sistema nervoso. Ad esempio è stato verificato che diverse piante si proteggono dall’aggressione di qualche agente esterno rendendo momentaneamente tossiche le loro foglie e che inoltre trasmettono ad altre piante simili, per via gassosa, un segnale di pericolo che induce, anche queste a rendere tossiche e quindi immangiabili le loro foglie finché dura il pericolo. Altre piante, ancora più sofisticate, si difendono dall’attacco dei loro predatori producendo una sostanza che ne impedisce la riproduzione o sostanze repellenti che ne sopprimono l’appetito. Altri esperimenti hanno evidenziato la possibilità di comunicazione e di empatia tra le piante e il mondo animale, uomini compresi, studi recenti hanno anche dimostrato come una comunicazione positiva e un rapporto empatico uomo-pianta ne favorisca il benessere e la crescita e come, viceversa, una comunicazione negativa la danneggi gravemente.
In Italia l’arboterapia è stata riconosciuta come metodo scientifico fin dal E 1927 e adottata da parte della disciplina medica che si occupa di balneo-climaterapia. In tempi più recenti, sulla base degli studi e delle moderne analisi di laboratorio effettuate soprattutto in Giappone, si è potuto accertare che la permanenza in una foresta, i cosiddetti “bagni di foresta” ed il contatto con i suoi alberi comporta un significativo aumento della serotonina (il neurotrasmettitore del buon umore), un abbassamento del livello di stress, un miglioramento delle nostre difese immunitarie, una regolarizzazione della pressione arteriosa ed altri benefici per le proprietà anti infiammatorie, antisettiche e anti ossidanti degli oli essenziali e degli aromi diffusi dagli alberi. Esiste inoltre una letteratura che sta studiando i benefici della arboterapia in oncologia. Grazie a ciò la silvoterapia è entrata a far parte dei sistemi sanitari nazionali di Giappone, Corea del sud e Finlandia
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