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L’educazione alimentare e emozionale secondo la visione naturopatica

L’educazione alimentare e emozionale secondo la visione naturopatica

Prima di essere naturopata sono stata per molti anni insegnante di Scuola dell’Infanzia e madre di due figli. Nei primi anni di scuola i bambini di 3/6 anni hanno un legame particolarmente stretto con le loro insegnanti e i genitori si confrontano molto volentieri con le educatrici. A volte vogliono essere rassicurati riguardo alle cure rivolte ai loro figli, a volte chiedono aiuto sul modo migliore di rapportarsi con loro nelle diverse situazioni quotidiane, perché non si sentono all’altezza o perché spinti dal desiderio di fare il meglio per i loro piccoli.

Sull’onda del desiderio di essere attenti ai bisogni dei bambini e di promuoverne il sano e libero sviluppo psicofisico, si è a volte passati a un totale capovolgimento dei rapporti di forza: se alcuni decenni fa i figli dovevano solo obbedire a quanto gli adulti di riferimento imponevano in tutti i campi del vivere quotidiano, ora non pochi genitori più insicuri pensano di dover sottostare ad ogni richiesta dei loro bambini e creano così dei piccoli “mostri” e confondono l’amorevolezza, l’attenzione, l’ascolto, il sostegno con l’accettazione supina di ogni forma di espressione dei loro bambini. E’ un dispotismo al contrario che non fa bene ai genitori e forma dei bambini insicuri, egocentrici, incapaci di gestire le relazioni e di vivere le piccole frustrazioni.

Molti genitori, madri soprattutto, temono di manifestare la propria sana autorevolezza e di aiutare i propri figli a sviluppare gradatamente un sano senso etico, di rispetto di sé, degli altri, di tutte le creature, dell’ambiente. 

ABITUDINI ALIMENTARI

Uno dei temi che spesso da insegnante mi trovavo a trattare era quello dell’alimentazione. E’ un tema cruciale, oggi sappiamo quanto le abitudini alimentari errate e la qualità dei cibi che normalmente abbiamo a disposizione siano alla base delle più importanti e dilaganti malattie della nostra epoca. E’ proprio nei primi anni di vita che più facilmente si può aiutare i bambini a divenire consapevoli dell’importanza del nutrimento (che è al tempo stesso fisico, emozionale, mentale, spirituale) nel preservare la nostra salute, intesa non solo come assenza di malattie ma anche e soprattutto come stato di grande vitalità, gioia di vivere, affermazione della propria unicità.

Ma quali sono i meccanismi alla base di queste distorsioni?

Ripensando alle conversazioni con tante mamme, appare che spesso c’è una carenza di autostima e di fiducia, si teme che i nostri bambini possano non avere abbastanza nutrimento, si vorrebbe sgomberare il percorso dei nostri piccoli da ogni difficoltà, si ignorano le loro capacità di affrontare piccoli problemi e frustrazioni, non si dà loro modo di “allenarsi” alla vita. “Troppo amore”, si potrebbe dire, forse è semplicemente un amore mal indirizzato. Il ruolo dell’educatrice/educatore può allora essere quello di fornire un esempio di atteggiamento più equilibrato, utile anche nel confronto con i genitori.

Spesso i problemi nell’alimentazione dei bambini nascondono problemi di relazione genitore-figlio: mamme ansiose supplicano i figli di mangiare, qualunque cosa purché mangino, disposte a correr loro dietro con il piatto di pasta, il dolcetto, il biberon di latte. In questi casi i bambini sentono la pressione, la possibilità di usare l’insicurezza della mamma per affermare se stessi in un braccio di ferro che stanca inutilmente i contendenti. Viene snaturato il gesto del nutrire che anziché un gioioso momento di scambio amorevole diventa una snervante prova di forza. Una volta per distrarre i bambini per spingerli a mangiare di più si accendeva la TV con i cartoni, oggi si vedono bimbetti anche molto piccoli che ingoiano cibo mentre maneggiano sofisticati telefoni cellulari dei genitori e si preparano a una futura dipendenza da giochi elettronici e navigazione in rete.

In molte famiglie i pasti diventano una fatica da sbrigare al più presto, si compra di tutto perché i supermercati abbondano di cibo scadente a basso costo, soprattutto piatti pronti per fare prima e per offrire a ciascuno ciò che preferisce; molto cibo avanza e viene sprecato e ci si nutre di cibo scadente, povero di elementi vivi e vitali, pieno di conservanti, antibiotici, coloranti, sbiancanti, antimuffe, esaltatori di sapidità, con alte dosi di grassi pericolosi, zuccheri semplici ad alto indice glicemico e sale trattato con sostanze chimiche. Gli sprechi, le coltivazioni e gli allevamenti intensivi minacciano l’ambiente. L’enorme diffusione del cibo portato a casa da lavoratori sottopagati favorisce inquinamento e disparità sociali.

Le oltre centomila sostanze chimiche presenti nei cibi industriali difficilmente possono essere smaltite dai nostri organi, pertanto restano nel corpo e – insieme con tossine provenienti dal metabolismo cellulare, dall’acqua, dall’aria, da cosmetici, gioielli, tessuti ma anche da emozioni mal vissute e stress mentale - provocano una sempre crescente difficoltà delle cellule e poi degli organi a svolgere bene il proprio lavoro e predispongono così a disturbi e malattie.

E’ un processo che può prendere molti anni e che è spesso derubricato a “processo naturale d’invecchiamento”. Certamente lo scorrere degli anni comporta un graduale indebolimento dell’organismo, ma in un corpo intossicato da scorie questo processo è molto più veloce e pieno di insidie.

In un organismo in cui la capacità degli organi di smaltire tossine è inferiore alla quantità che se ne ingeriscono e producono va in tilt il sistema linfatico, deputato a drenare le tossine che giungono con il flusso sanguigno ad ogni parte del nostro corpo. Il sistema linfatico è costituito da una fitta rete di vasi e da gangli linfatici posti in vari punti del corpo. La linfa scarica nel terreno extracellulare sostanze nutritive e porta via le scorie derivanti dal metabolismo cellulare e dalle tossine dovute a cibo, acqua, aria, farmaci, tensioni emotive e mentali. La salute di ognuna dei miliardi di cellule del nostro corpo dipende da questo. Se le tossine nel “terreno” aumentano troppo, il sistema linfatico non riesce a smaltirle e i vitali scambi cellulari diventano sempre più difficili. Possiamo pensare alla matrice extra-cellulare, il nostro terreno, come a un orto: se il terreno è sano, ricco di nutrienti, libero da sostanze inquinanti, allora le nostre piante cresceranno sane e forti. In caso contrario le nostre piante saranno deboli e facilmente aggredibili dalle malattie.

Una parte importante dell’accumulo di scorie nell’organismo è dovuta al cibo. Secoli fa Ippocrate sosteneva che il cibo è il miglior farmaco o il miglior veleno. Il cibo vivo, sano, ricco di nutrienti necessari e diversi, non trattato chimicamente, fresco e genuino è un farmaco; i cibi ultraprocessati, trattati con molte sostanze anche chimiche, fuori stagione, cibi che hanno viaggiato per migliaia di chilometri, sono veleni ad azione lenta.

Questo non deve comportare uno stato di paura e ansia, ricordiamo che il nostro organismo è attrezzato per difendersi da interferenze negative, ma certo se abbiamo a cuore il nostro benessere è importante diventare consapevoli di quale grande impatto abbiano le scelte che ogni giorno compiamo. Non serve imporsi divieti assoluti ma imparare gradatamente ad orientarsi.

Si può cominciare ponendo l’attenzione alle etichette dei cibi ed evitando quelli che hanno una lunga lista di ingredienti, quelli che contengono zucchero, farine bianche, grassi saturi. Attenzione ai cibi “sani per finta”, ad esempio lo yogurt alla frutta: qui i benefici dei microorganismi dello yogurt vengono annullati dalla presenza di zucchero che rende questo cibo proinfiammatorio. Ottimo invece consumare yogurt naturale con frutta fresca e/o poco miele. Anche i fiocchi di cereali industriali proposti come sana colazione per i bambini contengono molto zucchero e - come biscotti e merendine - abituano a un sapore molto dolce che dà dipendenza; vi sono le alternative di cereali integrali biologici senza zucchero e anche in questo caso si può dolcificare usando frutta fresca, uvetta, noci, mandorle o poco miele. Surgelati industriali, cibi in scatola e cibi pronti dovrebbero essere consumati solo occasionalmente. 

QUANDO E COSA MANGIARE

Non esistono regole imprescindibili, uguali per tutti, ognuno deve essere il giudice di se stesso, ma è bene che abbia consapevolezza delle proprie scelte. Spesso pensiamo di scegliere e magari stiamo inconsapevolmente seguendo dei condizionamenti sociali, prepotentemente propagandati dalla pubblicità. Quando poi si seguono delle norme salutari è importante sapere che concedersi delle trasgressioni saltuarie può essere positivo, perché ci fa sentire liberi, toglie il peso psicologico di dover aderire in ogni istante ad una regola imposta. Ma c’è una regola anche nella trasgressione: sii consapevole, sii presente, goditi il momento.

In linea di massima è salutare fare più pasti leggeri, consumare spuntini tra i pasti, fare una buona colazione e una cena leggera.

E’ anche importante fare pasti che abbiano un certo equilibrio tra carboidrati, grassi e proteine. Spesso sento persone che seguono una dieta dimagrante in cui al mattino fanno colazione con tè, fette biscottate e marmellata. Ecco un esempio di pessima alimentazione, solo carboidrati e ad alto indice glicemico, le fette biscottate poi a differenza di un buon pane integrale contengono di solito farine bianche “morte”, e zucchero. Questa colazione non nutre le cellule e non sazia, dopo poco si avverte più fame. Se consumo ad esempio yogurt, frutta fresca, miele, semi, frutta in guscio, fiocchi di cereali integrali biologici diversi, il mio organismo avrà a disposizione proteine (non solo lo yogurt ma anche i semi e i cereali integrali ne contengono) e grassi buoni della frutta in guscio e dello yogurt. Naturalmente si può optare per una colazione diversa, magari salata, rispettando però il principio della presenza anche di grassi e proteine. E’ consigliabile fare uno spuntino a mezza mattinata ed uno nel pomeriggio, per esempio un frutto fresco e qualche mandorla o noce (il grasso delle mandorle permette l’assimilazione delle vitamine liposolubili); anche uno yogurt o pane integrale con miele o formaggio fresco sono un’alternativa.

E’ fondamentale bere acqua di buona qualità e nella giusta quantità, circa 1,5/2 litri al giorno; poca durante i pasti, meglio bere a piccoli sorsi prima dei pasti e al mattino a digiuno. Soprattutto per chi vuole perdere peso è utile bere uno o due bicchieri di acqua poco prima del pranzo; se gradita, una buona insalata è il modo migliore per cominciare un pasto.

Quando è possibile è meglio fare di giorno il pasto più importante. Le combinazioni sono infinite per avere un pasto equilibrato, sano, nutriente, e - non da ultimo - soddisfacente al proprio gusto. Importante è variare gli alimenti ma evitare di mischiarne troppi nel singolo pasto. Devono esserci delle proteine, ma meglio non mischiare proteine animali diverse; i vegani possono scegliere legumi, semi, verdure, funghi, soia, cereali integrali. Per evitare di eccedere con i carboidrati è preferibile consumarne nel pasto di un solo tipo, riso o pasta o pane (oppure, orzo, farro, mais, miglio…).

Le verdure fresche, di stagione, meglio se biologiche, crude e cotte, dovrebbero far parte di ogni pasto, sono carboidrati a basso indice glicemico che con le fibre aiutano il nostro intestino, sono alcalinizzanti ed è risaputo come proteggano da molti tumori. E’ importante proporle ai bambini, senza forzature. Si può parlare con i bambini degli aspetti positivi di una buona alimentazione, evitando le banalizzazioni (“mangia così diventi grande”) o i ricatti (“mangia che poi ti faccio giocare con il cellulare” o “mangia che ti compro il gioco”). Fare leva sulla loro naturale curiosità per conoscere alcuni aspetti del corpo umano e raccontare in maniera divertente e semplificata delle verità scientifiche può rivelarsi piacevole e proficuo. Ad esempio dando loro dell’insalata o una carota o degli spinaci si potrà spiegare che questi contengono delle fibre che come i fili di una scopa spazzano l’intestino e lo tengo pulito, così non rischiamo di soffrire di mal di pancia e ci sentiamo più contenti. Senza essere noiosi e pedanti si può parlare con leggerezza di tutti gli aspetti legati all’alimentazione, aiutarli a smascherare le falsità della pubblicità dell’industria alimentare.

Utile in questo percorso è anche coinvolgerli nella preparazione dei pasti e stimolare l’attenzione al cibo, al suo aspetto, colore, profumo, sensazione che abbiamo quando lo mastichiamo. E poiché il fare è la modalità privilegiata con cui i bambini imparano, proporre loro di coltivare insieme, anche solo in un vaso, piante edibili di qualunque tipo, coinvolgendoli nelle diverse fasi, può rivelarsi un’esperienza entusiasmante e formativa.

Anche la frutta fresca è necessaria per il nostro benessere ma poiché contiene glucosio non bisognerebbe superare le due porzioni giornaliere, meglio la mattina e negli spuntini perché mangiata dopo il pasto viene trattenuta nello stomaco più a lungo del necessario e facilita la fermentazione.

La Medicina Tradizionale Cinese insegna quanto è importante per la salute dell’intero sistema digestivo e quindi dell’intero organismo la masticazione. La saliva contiene dei potenti enzimi in grado di trattare il cibo; se abbiamo l’accortezza di masticare lentamente e a lungo il cibo arriva nello stomaco già parzialmente digerito, così il processo digestivo è più efficace. Inoltre il nostro cervello primario attiva la risposta di sazietà dopo un certo tempo e non solo dopo una certa quantità di cibo, quindi mangiare lentamente è un modo per sentirsi piacevolmente sazi con meno cibo. 

INFIAMMAZIONE LATENTE E DIPENDENZA DA CARBOIDRATI

L’eccesso di zucchero e farine raffinati crea squilibrio e dipendenza ed è alla base della “infiammazione latente”. Questi alimenti danno dipendenza perché sono zuccheri semplici che il corpo traduce in energia immediata; quando li assumiamo ci sentiamo bene. Ma è un picco di energia che dura poco e subito dopo c’è l’effetto contrario, di stanchezza e di fame, quindi in un circolo vizioso più ne mangiamo più ne desideriamo. Questo squilibra il metabolismo e nel tempo attiva processi infiammatori alla base anche del sovrappeso, che sempre più sta diventando uno dei grandi problemi sanitari, che affligge persone di ogni età e ceto sociale - anche molti bambini - ed è un fattore significativo nella comparsa di malattie del sistema digerente, malattie cardiache e polmonari, disfunzioni scheletriche e muscolari, difficoltà emotive e mentali, predisposizione a tumori.

Lo zucchero è presente in un’infinità di prodotti alimentari, anche inaspettatamente: lo puoi trovare nelle salse, nel pane e prodotti da forno, nelle bevande, perfino nelle verdure sottaceto. Questo agevola la dipendenza dal gusto dolce. Quando si eliminano la maggior parte di questi prodotti dalla propria dieta per un periodo sufficientemente lungo, torniamo a percepire più nettamente i sapori e quell’innaturale sapore dolce zuccheroso arriva a disgustarci.

Secondo la Medicina Tradizionale Cinese il sapore dolce equilibra l’elemento Terra e tonifica, nutre e riequilibra la Milza, ma si tratta di un dolce naturale, quale quello dei cereali o di un frutto maturo.

Non è tuttavia necessario eliminare totalmente e per sempre tutti i dolci dalla propria dieta. Sicuramente è indispensabile se si ha bisogno di un periodo di disintossicazione, poi se ne sentirà molto meno il bisogno e sarà facile orientarsi verso dolci più equilibrati, fatti con ingredienti sani, poco zucchero integrale o miele, farine buone, frutta fresca e secca, uvetta, cioccolata fondente, semi, noci, nocciole e mandorle, ricotta. Ed è meglio consumarli nella prima parte della giornata e (quasi) mai la sera tardi.

INTOLLERANZE ALIMENTARI

Un altro aspetto collegato alla cattiva alimentazione è la grande diffusione di intolleranze alimentari. A differenza delle allergie che generalmente insorgono a breve distanza dall’assunzione di un dato cibo e possono essere quindi facilmente individuabili, le intolleranze agiscono in maniera più subdola. I sintomi sono meno gravi e più nascosti, spesso non c’è immediatezza tra assunzione del cibo e apparizione dei sintomi, che possono essere molto vari. Vi sono alcuni cibi che più frequentemente sono responsabili di intolleranze, ad esempio le farine bianche, i lieviti, lo zucchero, il latte e i suoi derivati. I sintomi più evidenti sono a carico del sistema digerente, ma ormai è ampiamente noto che questo è strettamente legato agli altri sistemi del corpo. Da alcuni decenni la psiconeuroendocrinoimmunologia ha studiato le influenze tra intestino, cervello, sistema ormonale e sistema immunitario e tra corpo, mente, psiche, emotività. Sappiamo che un intestino in difficoltà non è efficace nel produrre cellule del sistema immunitario e ormoni del benessere; non fornisce i nutrienti essenziali e non impedisce a sostanze nocive di attraversarlo ed entrare nel flusso sanguigno anziché essere convogliate all’esterno con le feci e le urine. Spesso le intolleranze si manifestano dopo molti anni di uso eccessivo di quello specifico cibo; è quindi utile prevenirle già nei primi anni di vita, aiutando i nostri bambini ad adottare un’alimentazione varia e sana.

E’ possibile diagnosticare le intolleranze, ma in ogni caso è importante l’attenzione che possiamo porre alle nostre sensazioni riguardo al cibo; il nostro intuito saprebbe guidarci nella scelta del cibo giusto, ma l’intuito è spesso soffocato nella società in cui viviamo, si premiano gli aspetti razionali e l’esteriorità delle cose. Si può al contrario abituarsi ad un maggiore equilibrio sviluppando anche le nostre capacità di ascolto, osservazione, intuizione, creatività. Ed è anche l’invito che possiamo rivolgere ai bambini, capaci di sorprenderci per la capacità di cogliere aspetti sottili della realtà, soprattutto se amorevolmente sostenuti in questo percorso. Una strategia può essere di chieder loro di prendersi un momento dinanzi a un piatto per percepirne l’aspetto, il profumo e la sensazione che dà, chiedersi se ci fa bene.

Se si sospetta di avere un’intolleranza si può senz’altro decidere di eliminare completamente quel cibo per circa un mese. In seguito lo si può assumere raramente e in piccole quantità senza conseguenze, ma solo se avremo attuato con molta attenzione la prima fase di totale astensione. Cibi cui porre più attenzione sono spesso quelli a cui ci sembra di non poter rinunciare: farine bianche, latte e derivati, zucchero.

Eliminare completamente un alimento può essere difficile e sicuramente comporta un grande impegno nel fare la spesa, organizzare i propri pasti, soprattutto fuori casa, al ristorante, nei pasti condivisi con amici e parenti. Ma le conseguenze possono essere davvero sorprendenti; oltre a perdere peso in eccesso si potrebbe veder sparire numerosi sintomi, ma anche sentirsi più vitali, lucidi e di buonumore. 

EQUILIBRIO ACIDO-BASICO

Uno degli aspetti importanti per garantire la funzionalità dei sistemi è l’equilibrio acido-basico, o acido-alcalino. Diversi organi del nostro corpo hanno diverso livello di acidità. Ad esempio i succhi gastrici dello stomaco sono altamente acidi per permettere la digestione dei cibi, il sangue e altri organi hanno diverso grado di acidità. Il “terreno” o matrice extracellulare dovrebbe avere un grado di acidità espressa con un pH da 7 a 7,4, al disotto del valore medio di 7 si parla di acidità, al disopra di 7,4 di alcalinità, fermo restando che sono normali variazioni durante la giornata.

E’ riconosciuta la stretta relazione tra acidità del terreno e manifestazioni di disturbi e malattie anche gravi. I tumori ad esempio gradiscono e si diffondono meglio in un corpo acido. Ma anche infiammazioni, tendenza a prendere peso, disturbi circolatori, stanchezza, dolori muscolari, cellulite, allergie, indurimento delle arterie, difficoltà degli organi emuntori, diminuzione delle capacità mentali sono solo alcune delle possibili conseguenze dello squilibrio acido/basico.

Per contrastare l’acidità il corpo attua l’unica strategia utile: preleva l’elemento alcalinizzante dove può: da ossa, denti, capelli, che di conseguenza diventano più fragili e aggredibili da disfunzioni.

Un altro modo con cui il corpo difende il “terreno” dall’eccesso di scorie acide è di trattenere acqua nei tessuti, in modo da diluirle; questo comporta ad esempio la comparsa di cellulite. La ritenzione idrica, spesso “curata” con sistemi drastici, è quindi una modalità di difesa del corpo, una spia per comprendere che vi è uno squilibrio da correggere.

Oggi, dato lo stile di vita di moltissime persone, è molto frequente avere problemi di iperacidità. Vedremo come l’alimentazione ha un ruolo determinante nel produrre questo stato, ma anche la scarsa attività fisica, l’aria inquinata, le emozioni vissute male, il fumo e l’alcool, gli eccessi fisici, mentali, alimentari contribuiscono a portare fuori controllo questo parametro.

Per comprendere se soffriamo di questo squilibrio possiamo rivolgere più attenzione al nostro corpo e alle sue manifestazioni, ognuno di noi ha la possibilità e il privilegio di essere al centro del proprio percorso di ricerca di un migliore equilibrio psico-fisico e diventarne consapevoli è la premessa per vivere una vita più piena e felice. Naturalmente questo non esclude il ricorso alle necessarie cure mediche quando siano necessarie, ma – anche in caso di gravi patologie – può affiancarne l’azione.

Se ci accorgiamo di avere sintomi riconducibili all’acidificazione del corpo, avvertibile anche dall’odore più intenso e acido di sudore e urine, possiamo cercare la conferma con un semplice metodo. Si acquistano in farmacia le cartine al tornasole e si seguono le istruzioni, che consistono nel misurare, almeno tre volte nel corso della giornata e per alcuni giorni, il pH immergendo per pochi secondi una cartina in un campione di urina; in base al colore rileveremo il grado di acidità.

Se constatiamo di avere un pH eccessivamente acido è bene intervenire.

Per farlo ci sono due principali vie: modificare l’alimentazione e lo stile di vita e depurare gli organi deputati a drenare le scorie.

 Per fare in modo di mantenere l’acidità, o pH, del nostro corpo entro il range ideale di 7,4 è essenziale curare l’alimentazione. Alcuni cibi sono acidi, altri basici, altri neutri. L’acidità non ha relazione con il sapore, così, per esempio il limone ha un effetto basico, così come tutta la frutta, la verdura e gli ortaggi. Sono acidificanti quegli alimenti che dopo la digestione rilasciano “ceneri” acide, mentre sono alcalini o basici quelli che rilasciano scorie basiche. Cibi molto acidificanti sono soprattutto i formaggi stagionati, il latte vaccino, i latticini e le uova, appena un po’ meno la carne e il pesce; moderatamente lo sono i cereali. Quasi neutri sono alimenti quali lo yoghurt, il miele, il caffè, il vino, lo zucchero.

Cibi alcalini sono le verdure, gli ortaggi e la frutta.

Ci sono poi integratori che aiutano a ripristinare l’equilibrio acido-basico.

Riguardo ai bambini è positivo stimolarli al consumo di verdure e frutta anche per prevenire l’acidificazione del corpo.

Naturalmente non bisogna eliminare tutti i cibi acidificanti, perché sono da considerare anche altri aspetti, come la giusta proporzione tra carboidrati, grassi e proteine, importante è che ci sia un buon equilibrio tra cibi acidi e alcalini. 

DEPURAZIONE

La prima cosa da fare se abbiamo rilevato un pH troppo acido, è sostenere la depurazione degli organi coinvolti. La depurazione periodica di fegato, reni, intestino è del resto qualcosa che dovrebbe prescindere dalla presenza di disturbi ma rappresentare una normale abitudine alla pulizia interna come efficace prevenzione e cura.

Vi sono molti modi per attuare la depurazione; piante officinali, oli essenziali, spezie, cibi depurativi possono aiutarci a drenare il nostro organismo, anche tecniche energetiche di benessere quali ad esempio la riflessologia plantare, lo shiatzu, le ginnastiche Qi Gong stimolano positivamente organi e sistemi. Naturopati, erboristi e operatori olistici qualificati possono essere d’aiuto nello scegliere il miglior modo.

La fitoterapia con il ricorso a piante medicinali è senz’altro un sistema efficace.

Fare una depurazione del fegato 1 o 2 volte all’anno utilizzando per 3 o 4 settimane cardo mariano, tarassaco, carciofo e rosmarino (insieme in una tisana da prendere 2 o 3 volte al giorno o utilizzando una sola pianta in gocce o compresse) è un modo saggio di prendersi cura di sé.

Possiamo aiutare l’intestino utilizzando la tisana di fiori e foglie di malva, addolcente, o il macerato glicerico di fico per riequilibrare il microbiota intestinale. Per i reni e la vescica sono utili la linfa di betulla, depurativa, l’uva ursina, antinfiammatoria e antitossine, zenzero grattugiato fresco sui piatti.

Si possono introdurre delle buone abitudini, ad esempio bere al mattino a digiuno un abbondante bicchiere di acqua tiepida, eventualmente con succo di limone e poco miele biologico e fare colazione dopo 10/15 minuti almeno. Fare un giorno a settimana o un week-end al mese di dieta depurativa, ricca di verdure e frutta, con esclusione di cibi di derivazione animale, dolci, cibi industriali, alcool e caffè. E naturalmente bere acqua a sufficienza, soprattutto lontano dai pasti.

Offrire ai bambini una tisana dal sapore gradevole (malva, liquirizia, menta, anice, cannella), magari dolcificata con poco miele, è senz’altro meglio che dar loro bevande gasate e zuccherate o succhi industriali. 

EQUILIBRIO TRA CARBOIDRATI, GRASSI E PROTEINE.

Abbiamo già visto come un’alimentazione squilibrata per eccesso di carboidrati, o glucidi, porti a dipendenza, infiammazione e obesità e ponga le basi per l’emergere di molte malattie. Tuttavia i carboidrati sono necessari perché forniscono pronta energia, bisogna solo scegliere quelli “buoni” e nella giusta quantità.

Oltre a ridurre drasticamente la quota di carboidrati ad alto indice glicemico (zucchero e farine raffinati) preferendo quelli da verdura, frutta e cereali integrali biologici, è di fondamentale importanza riservare una buona quota a alimenti che contengano proteine e grassi buoni.

Le proteine sono indispensabili al corretto funzionamento delle nostre cellule e delle funzioni dell’organismo. Sono contenute soprattutto in carne, pesce, uova, formaggi ma anche in minor quantità in legumi, semi, cereali integrali, funghi, piselli, verdure. Per fare alcuni esempi: la soia ne ha quanto le carni più proteiche, il parmigiano più del prosciutto, le mandorle più del pollo, i piselli più della sogliola o della salsiccia, le noci più del latte.

Essere o meno vegetariani o vegani è una scelta personale; quello che conta è che se non si è vegetariani bisogna evitare un consumo eccessivo di prodotti animali, scegliere preferibilmente quelli biologici ed evitare quelli conservati, elaborati, trattati con sostanze chimiche. Se si è vegetariani bisogna fare attenzione a che i pasti includano una soddisfacente quota di proteine, senza esagerare con uova e formaggi e consumando regolarmente legumi, soia, semi, cereali integrali, verdura.

Anche i grassi, o lipidi, sono fondamentali per la nostra salute, svolgono infatti funzioni essenziali. Tra l’altro danno senso di sazietà e favoriscono l’assimilazione di alcune importanti vitamine. Anche in questo caso vi sono grassi buoni, da assumere con più tranquillità, e grassi potenzialmente dannosi. Sono comunque alimenti estremamente calorici con i quali è bene non eccedere. Sono grassi saturi quelli di derivazione animale e l’olio di palma e di cocco. Un loro uso eccessivo comporta eccesso di colesterolo e rischi di malattie cardiocircolatorie. I grassi insaturi sono soprattutto di origine vegetale e sono utili per un’azione anti-colesterolo. Parliamo di olio di oliva ma anche di semi di lino, di girasole, di sesamo, di frutta secca in guscio. Vi sono poi i grassi acidi essenziali – contenuti prevalentemente nel pesce ma anche in noci e semi di lino – che aiutano a proteggere cuore e cervello e prevenire le malattie cardio-circolatorie.

Se per lo zucchero si è detto quanto contribuisca a minare la nostra salute, diverso è il discorso sul sale. Siamo tutti consapevoli che dosi eccessive di sale ci fanno male e dunque è bene abituarsi a insaporire il nostro cibo anche con altro, per esempio spezie ed erbe aromatiche che hanno grandi virtù. Tuttavia adeguate quantità di sale – in assenza di particolari malattie – sono benefiche, purché usiamo un sale non trattato con sostanze chimiche. Il normale sale in vendita è trattato con centinaia di sostanze che lo privano degli elementi utili e lasciano residui tossici che il corpo dovrà cercare di smaltire. Questo sale è purtroppo presente nella maggior parte di cibi elaborati: piatti pronti, salumi, formaggi, conserve, surgelati, salse e sughi. Un motivo in più per usare in casa solo sale marino integrale biologico, spesso in vendita anche nei supermercati. 

LA STAGIONALITA’

Conviene fidarsi della saggezza della natura. Non è un caso che i pomodori e le zucchine nei nostri climi maturino in estate e i broccoli in inverno. Il pomodoro maturato al sole d’estate è vivo e vitale, non ha bisogno di essere trattato con sostanze nocive, le sue proprietà sono utili al nostro organismo nel periodo di maggior caldo; i broccoli sono invece un’ottima protezione per i polmoni, che sono esposti agli agenti patogeni del periodo freddo. Sono solo esempi che mostrano come in natura maturano i frutti adatti ad ogni stagione, sono quelli più sani per noi e per l’ambiente. E’ innaturale, dispendioso e non sostenibile consumare cibi che viaggiano per migliaia di chilometri e che sono quindi sottoposti a pesanti trattamenti che li rendono cibi “morti”, privi di vitalità.

Una dieta sana nella visione naturopatica è basata prevalentemente su cibi vivi e vitali, non trattati con sostanze chimiche: verdure e frutti di stagione, cereali biologici diversi, non solo grano ma anche orzo, farro, miglio, segale, avena, legumi, frutti oleosi, semi vari (di girasole, lino, canapa, sesamo, zucca). Possono esservi cibi di derivazione animale in quantità moderata e di buona qualità. Il pesce è preferibile alla carne per le sue proprietà. Gli allevamenti intensivi costituiscono un problema per l’ambiente e per la nostra salute, perché inquinano molto, usano enormi quantità di acqua e di suolo, prevedono l’utilizzo di grandi quantità di antibiotici e altri farmaci che assumiamo inconsapevolmente. Inoltre gli animali sono generalmente sottoposti a trattamenti inaccettabili e sofferenze inaudite. 

IL CIBO, PRIMA MEDICINA O POSSIBILE VELENO?

Nel nostro organismo continuamente miliardi di cellule nascono, vengono nutrite, producono scarti, si relazionano con altre cellule, muoiono producendo scarti. Le cellule costituiscono i diversi organi, strutture, sistemi scheletrico-muscolare, cardiocircolatorio, digerente, urinario, ormonale, nervoso. Il sistema di relazione e interdipendenza tra le varie parti del corpo è molto complesso. Per permettere i vari processi vitali occorre energia, che il corpo riceve dall’alimentazione. Quando assumiamo molte sostanze estranee e nocive, il corpo deve attuare delle strategie per contenerne gli effetti; ad esempio nell’intestino si altererà la giusta proporzione di batteri buoni, la mucosa intestinale potrebbe deteriorarsi e lasciar passare agenti patogeni nel flusso sanguigno, potrebbe formarsi del muco per impedire il passaggio di queste sostanze e verrebbe così inibito anche il passaggio dei nutrienti essenziali. Gli organi emuntori e il sistema linfatico sarebbero sottoposti a un più difficile compito di smaltimento e nel tempo ne risentirebbero gli effetti negativi. Uno dei sintomi onnipresenti di queste situazioni è il senso di stanchezza, la mancanza di energia, il cattivo umore. A questo in genere si reagisce mangiando di più, anche perché comunemente si pensa che se sono stanco mangio e “mi ritiro su”. E’ così solo all’apparenza, in realtà se sono stanco ho bisogno di riposare, se la stanchezza è dovuta a squilibri alimentari posso correggerli.

Alimentarsi bene non vuol dire seguire una dieta imposta, con tanti divieti e obblighi. Questo ha generalmente l’effetto opposto, perché siamo naturalmente volti alla ricerca del piacere e il corpo si ribella a ciò che sente come imposizione e che quindi boicotta. 

ALIMENTAZIONE E STATI EMOTIVI

Secondo il principio olistico per cui c’è connessione profonda tra tutti i piani del nostro essere al mondo – fisico, mentale, emotivo, spirituale – e tra noi, gli altri e tutto ciò che ci circonda, si comprende come questo aspetto riguarda anche l’alimentazione. Non ci nutriamo di solo cibo ma anche di pensieri, emozioni, immagini, parole, relazioni. Non è un principio astratto da studiosi esaltati ma una realtà concreta di tutti i giorni, che spesso decidiamo di ignorare.

Mentre il nostro sistema digerente compie un complesso lavoro per trasformare il cibo in sostanze nutritive che giungono a sostenere ogni nostra cellula, infiniti altri processi si svolgono nel nostro organismo: respiriamo, vediamo, ascoltiamo, pensiamo, reagiamo ad odori, emozioni, relazioni. Stati di tensione, di ansia, di eccitazione, o paura interferiscono negativamente e possono costituire un importante fattore di squilibrio e malattia. Nel nostro corpo avvengono moltissimi scambi di informazioni, che aiutano a trovare il giusto equilibrio nelle infinite possibili esigenze del momento. L’ipotalamo, la parte più antica del cervello, gestisce le funzioni che garantiscono la sopravvivenza; è qui che si rileva se bisogna difendersi dal freddo, dalla fame, da un pericolo, se c’è bisogno di riposo o di allertare i sistemi di difesa. Le diverse ghiandole secernono quegli ormoni necessari alla particolare situazione e questi “messaggeri” (la parola greca “ormon” significa proprio messaggero) stimolano i diversi sistemi del corpo a rispondere secondo necessità.

Un esempio è ciò che succede quando ci troviamo di fronte a una minaccia che mette a rischio la nostra vita; per sopravvivere il corpo –stimolato dalle ghiandole surrenali che secernono l’adrenalina – blocca i normali processi di crescita e concentra tutte le energie.

per esprimere tutta la forza disponibile per lottare o fuggire. Si ferma la digestione, si allerta il sistema nervoso, aumenta il battito cardiaco e l’afflusso di sangue ai muscoli. Passato il pericolo il corpo torna alle sue normali funzioni. Se viviamo costantemente in uno stato di allerta si crea un forte squilibrio di ghiandole e sistema nervoso che si ripercuote sugli organi vitali; questo nel tempo può condurre a malattie anche gravi. 

Immaginiamo una situazione in cui siamo comodamente seduti a mangiare in un posto tranquillo e confortevole, senza fastidiosi rumori di fondo, in compagnia di poche persone care, senza fretta, senza bisogno di affrontare problemi di lavoro o eventi traumatici. Possiamo portare la nostra attenzione al cibo, percepirne l’aspetto, il gusto, il sapore; possiamo masticare lentamente a lungo (questo facilita la digestione perché il cibo viene già trattato dai potenti enzimi presenti nella saliva, basta questo a ridurre tanti problemi legati alla digestione). Stomaco e intestino svolgono bene il loro lavoro e non vi è l’interferenza negativa di un sistema nervoso eccitato o secrezione degli ormoni atti a difenderci dal pericolo.

Molto diversa la situazione in cui si consuma il pasto mentre le persone sedute non sono in connessione, litigano, parlano senza ascoltarsi mentre i bambini giocano con il cellulare, la TV è accesa, non si pone attenzione al cibo, al suo aspetto, colore, odore, sapore. In questa seconda situazione anche il cibo migliore e più sano non può darci il giusto nutrimento.

Molti genitori sono attenti a educare i figli con attenzione e amore, facendo in modo che abbiano tutto ciò che chiedono, prevenendo i loro desideri, cercando il confronto e la complicità, spesso sforzandosi di comprendere i bisogni psicologici dei propri figli ed evitando ogni forma di coercizione.

Questo è molto positivo anche se talora sfocia in un eccesso di permissività, una ritrosia a far valere anche l’aspetto autorevole del genitore, necessario per sostenere il sano sviluppo dei bambini.

L’inquinamento elettromagnetico è una realtà con cui fare i conti e un genitore dovrebbe evitare che un bambino faccia troppo uso di dispositivi elettrici e sia troppo esposto a questo rischio. In particolare non si dovrebbe abituarsi a accendere TV e cellulari mentre si mangia.

Anche per i bambini la natura è uno stimolo all’equilibrio interiore; è quindi importante cercare di abituarli al gioco libero all’aperto, al piacere delle passeggiate in posti belli e salubri, al prendersi cura di piante e fiori; a tutte le età il corpo ha bisogno di movimento in giusta misura e dunque va bene assecondare il desiderio dei bambini di fare sport, ma evitando l’esasperazione competitiva e piuttosto aiutandoli a cogliere il valore di socializzazione, sostegno reciproco, condivisione di valori positivi. 

GLI ASPETTI EMOTIVI, PSICOLOGICI, MENTALI, SPIRITUALI

Spesso si ha l’idea che la filosofia del naturopata preveda la fanatica attenzione all’alimentazione con esclusione categorica di cibi “scorretti”, la meditazione, la pratica di yoga e ginnastiche dolci, l’esclusione totale di alcool ed eccitanti, la ricerca di ritmi lenti e di aria aperta non inquinata, l’adeguata quantità e qualità del sonno.

Certo questi aspetti sono presenti – seppure in forma più articolata e variabile - ma questo costituisce solo una parte degli aspetti fondamentali nella ricerca del proprio vero benessere. La visione olistica offre un prezioso contributo alla cura della salute. “Tutto è uno” è la frase che meglio sintetizza questo antichissimo eppur attualissimo concetto. Comprenderlo a fondo può aiutarci a vivere una vita più felice e sana.

Se in ognuno di noi respira l’intero universo, se ognuno di noi è un essere unico ma indivisibile da ciò che lo circonda, da questo non possono non derivare alcuni concetti chiave:

  • Le persone, gli esseri, la natura, le cose intorno a noi sono parte di noi; ogni volta che rechiamo danno a qualunque cosa o essere “fuori di noi” stiamo facendo violenza a noi stessi;
  • Tutte le persone con cui entriamo in contatto sono il perfetto risultato di un’infinita variabile di condizioni e cercano – nell’imperfezione che tutti ci caratterizza – di fare del loro meglio per realizzare il proprio destino. Ogni volta che assumiamo atteggiamenti giudicanti creiamo divisione e sofferenza. Quando siamo capaci di accogliere, “com-prendere”, osservare serenamente e lasciar essere, siamo in connessione con il tutto.
  • In natura esistono cieli azzurri, fiori profumati, piante generose, panorami stupendi e distensivi, ma anche furia degli elementi, distruzione, violenza, morte. Così è dentro di noi tutti. Come esseri particolarmente evoluti possiamo scegliere dove volgere il nostro sguardo, dove convogliare le nostre energie, consapevoli che non tutto dipende da noi ma che possiamo agire per esprimere al meglio le nostre potenzialità e diventare quello che è il nostro compito nella vita. Possiamo scegliere ciò che ci nutre e allontanarci senza giudizio da persone, situazioni, lavori, ambienti che non sentiamo consoni al nostro percorso di vita. Possiamo imparare a lasciar andare i pensieri negativi e a sostenere pensieri creativi, valori positivi per il nostro percorso e per l’intero universo.
  • Le emozioni sono spesso fonte di dolore e minano l’integrità del nostro corpo fisico, come della mente e dello spirito. Anche se appaiono come risposta a eventi della nostra vita, sono espressione della nostra interiorità, di quella interiore forza di guarigione che è presente in ognuno di noi e che si può imparare a sostenere e nutrire. Spesso si sente parlare di necessità di combattere le emozioni negative nell’intento di allontanare il dolore. Tentativo autodistruttivo, perché le emozioni esprimono la parte più vera e intuitiva di noi che ci mostra la nostra natura, le nostre difficoltà e la strada per evolvere; combatterle o negarle in realtà le amplifica, le radica nel corpo dove creano squilibrio, disarmonia, tensione, Molto meglio trattare diversamente le nostre emozioni, anche quelle negative Basta accoglierle, osservarle, e… lasciarle andare, come nuvolette che passano su un cielo azzurro. Se impariamo che possiamo restare in quel momento di sofferenza senza paura, sapendo che quel dolore può aiutarci a diventare più consapevoli, quel breve momento sarà un’occasione per agevolare il nostro percorso di vita. Spesso sono i pensieri che “fissano” l’emozione negativa in modo innaturale e non ci fanno aprire ad accogliere altre emozioni positive; ecco perché rimuginare è così deleterio e perché la pratica della meditazione è estremamente benefica, toglie alla mente quel potere di gestirci senza che ne siamo consapevoli.

Sollecitare i bambini a guardare dentro di sé, a esprimere le proprie emozioni, a stare con la sofferenza e la frustrazione quando arrivano e a lasciarle andare senza cercare scappatoie di comodo, può aiutarli a divenire più sicuri e fiduciosi. Si può cominciare dall’invitarli a fare attenzione al loro corpo; per esempio a poggiare le mani sul petto e sentire il battere veloce del proprio cuore dopo una corsa. Domandare se ci sono altre situazioni che ci fanno battere il cuore: una gioia improvvisa, una paura, la sofferenza di un distacco. Se sono tristi o ansiosi si può chieder loro di cercare di esprimere dove nel corpo sentono questa sofferenza, e come, a cosa assomiglia. Con pazienza e senza insistenza e forzature questa possibilità di espressione facilita un graduale processo di crescita emozionale.

 

E ricordiamo che un sorriso amorevole, una carezza empatica, uno sguardo complice sono infinitamente più consolatori di caramelle e giochi. 

ASPETTI EMOTIVI E PROBLEMI ALIMENTARI

La mamma di una bambina obesa si rammaricava di aver provocato questo squilibrio perché fin dai primi giorni di vita era molto preoccupata di darle il massimo di nutrimento e via via che la piccola cresceva le offriva molto spesso cibo, intrattenendola con tv e giochi elettronici per farla mangiare il più possibile e alleviare la sua ansia. Quando, già a tre o quattro anni la bambina ha cominciato a mostrare un appetito formidabile e un sovrappeso importante, i genitori si sono posti il problema e hanno cercato di porvi rimedio.

Un’altra mamma mi parlava del suo bimbo di due o tre anni che la faceva disperare perché “non mangia niente”; il bambino era presente e mentre giocava – era circa mezzogiorno - ciucciava da un biberon pieno di succo di frutta industriale. Certamente anche quel giorno a pranzo non avrebbe mangiato…

Le tematiche sono tante e sempre legate alle problematiche psicologiche delle madri o delle persone che stanno più a contatto con i bambini. E’ frequente che i bambini “disappetenti” mangino normalmente in situazioni diverse da quella solita familiare.

Dunque in questi casi si evidenziano genitori che apparentemente… amano troppo! Comprendere le difficoltà psicologiche legate ai disturbi dell’alimentazione è importante per diventare consapevoli delle responsabilità che genitori ed educatori hanno nell’instaurarsi dei disturbi, non per colpevolizzarsi ma per poter superare le proprie difficoltà e poter mettere in atto modi più sani e salutari.

Sentire fame o sete e chiedere cibo è uno degli istinti primordiali e naturali, pensiamo al neonato che strilla perché ha fame. A volte ai bambini, così come a noi adulti, semplicemente non va di mangiare ed è bene assecondare questo desiderio che potrebbe diventare pericoloso solo in rarissimi casi.

Chiediamoci allora se quando “preghiamo” i nostri figli di mangiare anche se non hanno fame e cerchiamo di “imbrogliarli” distraendoli mentre mangiano, stiamo occupandoci della loro salute o cercando di nasconderci le nostre difficoltà.

Alcune problematiche legate all’educazione dipendono anche dal contesto culturale, ad esempio in Italia capita più spesso che nei paesi di cultura anglosassone di essere troppo protettivi, ben oltre l’età infantile e adolescenziale. Si pensi a ragazzi e ragazze che fino a 30 anni e più vivono con i genitori, cosa impensabile in altri paesi. Certo questo dipende anche da difficoltà economiche dei giovani, ma c’è anche una innaturale tendenza a non lasciar andare i figli e affrontare consapevolmente da entrambe le parti la sofferenza del distacco. La conseguenza sono spesso adulti immaturi che devono affrontare in un’età avanzata la difficoltà di diventare adulti consapevoli e indipendenti.  

In medicina tradizionale cinese questo aspetto è collegato energeticamente all’elemento Metallo e ai polmoni; quando in una persona questo elemento è in squilibrio tra le conseguenze c’è da un lato lo squilibrio dei polmoni, dall’altro l’incapacità di gestire l’emozione collegata, la tristezza, la separazione, la perdita. Come le altre emozioni, anche la tristezza può essere accolta e osservata, e allora diventa un’occasione di crescita, altrimenti si radica nel corpo creando squilibrio e tensione.

Quando un genitore pensando di far bene nasconde una verità scomoda al proprio bambino lo renderà insicuro e timoroso. Se per esempio una mamma di un bimbo piccolo lo lascia a scuola senza che questi se ne accorga, il bambino si sentirà tradito e abbandonato, avrà in futuro paura che questo possa riaccadere e diventerà ansioso; se invece, nonostante qualche lacrima e protesta, gli spiegherà che dovrà restare per un po’ in un posto sicuro e avrà cura di gestire con intelligenza un progressivo distacco, quel bambino sentirà di potersi fidare e si sentirà sereno. Le bugie pietose verso i bambini sortiscono sempre l’effetto opposto. 

Un atteggiamento formativo sano può passare per nuovi modi di comportamento:

  • Passare del tempo con i propri figli condividendo con loro attività piacevoli, giocare all’aperto, leggere un libro, disegnare, ballare… Questo oltre a far bene ai bambini può sollevare il genitore dall’ansia di non dare abbastanza attenzioni e può inibire il bisogno insano di dare attenzione attraverso il cibo.
  • Fare in modo che il pasto sia un momento di condivisione, in cui i bambini sono coinvolti nella preparazione e soprattutto in cui siano evitati gli elementi di disturbo quali tv, videogiochi, discussioni e litigi.
  • Spiegare ai bambini senza pedanteria quali sono i cibi sani e perché. Avvicinarli al concetto che alcuni cibi hanno anche un impatto negativo sull’ambiente, fanno male a noi e al mondo in cui viviamo e che vogliamo tutelare.
  • Acquistare cibi sani, vivi, vitali e preparare pasti equilibrati e gustosi.
  • Convenire con loro che ci sono bevande e alimenti dolci che possono sembrare buoni, ma che c’è un condizionamento culturale, una pubblicità battente che mente, che possiamo trovare alimenti naturalmente dolci e Permettere comunque che occasionalmente anche “cibi spazzatura” possano essere consumati senza problemi.
  • Avvicinare da piccoli i bambini a tutte le verdure, fresche e di stagione, senza forzature. Per esempio preparare un primo piatto con zucchine o melanzane o fagiolini, lasciandoli liberi magari di scartare quello che non piace ed eventualmente di mangiare solo il secondo con insalata o verdura. In ogni caso è importante non presentare alternative; non è un problema saltare un pasto, farà magari una merenda equilibrata e consumerà il pasto successivo. A tenere tranquilli i genitori ansiosi dovrebbe aiutare la consapevolezza che quanti si occupano professionalmente dei problemi legati all’alimentazione sono concordi che nella nostra società il grosso problema è anche per i bambini il sovrappeso e l’obesità.

Inoltre non fornire alternative al pasto previsto è anche un modo per chiedere ai bambini di rispettare l’impegno di chi ha preparato e imparare a riconoscere il punto di vista dell’altro. E per le madri significa avere più tempo per sé e rivendicare la difesa dei propri spazi; essere genitori frustrati dalle rinunce crea tensione e difficoltà nella relazione con i figli; al contrario adulti più gratificati trasmettono gioia e vitalità ai loro figli.

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