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Al Carter (pioniere e massima autorità del Rebound Industry nel mondo) giunse a questa conclusione: "Il Rebound è la forma di esercizio più efficace e di maggior rendimento che sia mai stata sperimentata dall’uomo." (tratto da “I Miracoli dell’Esercizio di Rebound”; 1979). Nel 1980 uno studio effettuato dalla NASA confermò tale affermazione.
Rimbalzare su di un rebounder è una cosa unica per un solo motivo: la Coerenza Verticale. Gli esercizi che abitualmente si praticano con il rebound coinvolgono 3 forze che si muovono in 3 differenti direzioni: la forza di gravità spinge verso il basso, quella di accelerazione spinge indietro mentre quella di decelerazione spinge in avanti. Quando il corpo umano rimbalza su un rebounder, tali forze si allineano verticalmente.
Praticando il rebounding pertanto le forze diventano soltanto due: una che spinge in alto (accelerazione) e l’altra in basso (decelerazione e gravità). Tale coerenza verticale è quella che dà maggiori risultati.
Normalmente per rallentare si deve consumare la stessa quantità di energia che serve per accelerare. Al termine di un salto sul rebound invece, la forza di decelerazione anziché essere utilizzata viene trasformata in spinta verso l’alto. Quando si ha l’impatto dell’impulso verso il basso provocato dalla gravità e dalla decelerazione, la stuoia assorbe lo shock e sia le molle che la stuoia si tendono per assorbire la forza. Quando la stuoia e le molle raggiungono il punto massimo di tensione, la forza che spinge verso il basso viene trasformata in forza di accelerazione verso l’alto. In tale modo la persona che pratica rebound agisce alla stregua di una leva – un piccolo input energetico realizzato da chi salta si trasforma in qualcosa che produce un risultato maggiore che dura più a lungo.
E proprio come l’Energizer Bunny (il coniglietto della pubblicità delle pile) andiamo avanti!
Al top del rimbalzo – quando la forza di accelerazione è stata completamente utilizzata – la gravità inverte la direzione dell’energia e non appena la massa corporea inizia a scendere verso il basso, la decelerazione tende ad accrescere (forse a raddoppiare) l’intensità dell’impatto al termine del salto. Quindi anche se l’impatto viene attutito, riesce comunque a dare una sferzata di energia a tutto il corpo molto più di qualsiasi altra forma di esercizio.
Il rimbalzo su una stuoia di Permatron assorbe fino all’87% dello shock. Le molle di nuova generazione, realizzate con una struttura simile a quella dei muscoli ed in grado di effettuare un rimbalzo soft, aumentano tale percentuale in modo considerevole. In conclusione, l’esercizio di rebounding può provocare soltanto un lievissimo logorio del corpo.
Quando effettuate il rebound ogni cellula del vostro corpo sale e scende insieme a voi. Giunti al top del vostro rimbalzo – per un micro-istante – diventate senza peso. Ogni cellula del vostro corpo fluttua senza essere sottoposta ad alcun tipo di pressione strutturale o di stress. Al termine del rimbalzo il vostro peso aumenta – se non addirittura raddoppia – proporzionalmente all’altezza del salto ed ogni cellula viene sottoposta ad una maggiore pressione – come ad un lieve spremitura. Quando raggiungete la massima altezza del balzo siete rilassati; quando toccate la stuoia, stressati. Quando siete in alto c’è la fase di riposo, quando raggiungete la stuoia c’è la fase di “attività”. In alto ci si espande, in basso ci si contrae. Quando rimbalzate su di un trampolino al coperto le vostre cellule possono sperimentare questa alternanza di yin-yang fino a 100 volte al minuto.
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