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Europa nel Medio Evo
Nel Medio Evo ci fu un atteggiamento discriminatorio, favorito dalle autorità mediche ed ecclesiastiche verso le semplici preparazioni erboristiche ed aromatiche, spesso tacciate di paganità, tanto che molti storici adducono a questo motivo l’accanimento della Chiesa verso la streghe, ed il conseguente sterminio di oltre 4 milioni di persone, che altro non erano che delle guaritrici di campagna od alchimisti invisi ai potenti, custodi della secolare tradizione di sapienza delle erbe. Ciò nonostante nei giardini delle chiese e dei conventi si coltivavano erbe aromatiche e furono gli stessi monaci amanuensi a salvaguardare questa prezioso sapere erboristico ed aromatico, seppure emendandolo dai formulari e rituali non consoni alla cultura religiosa di allora.
Salvaguardare questo sapere medico della classicità era allora tanto importante che nel sud dell’Italia, a Salerno sorse la famosa Scuola Salernitana e nel 1224 la prima università di medicina della cristianità.
L’arte raffinata della profumeria tramite la distillazione venne portata gradualmente dall’Arabia all’Europa dai Crociati. C’è da ricordare che allora erano molto in auge le acque di distillazione, come l’acqua di rosa e che probabilmente gli oli essenziali erano considerati prodotti di scarto della distillazione. All’inizio gli europei si limitavano a copiare i profumi orientali e poi iniziarono a produrne dei propri. L’arte della distillazione cominciò a prender piede anche in Europa dal 13° secolo, in special modo in Francia, dove operavano già famosi produttori di profumi, che estraevano tra le altre essenze di rosmarino e lavanda.
Nel Medio Evo i profumieri erano particolarmente ricercati non solo per necessità estetiche ma soprattutto per le preparazioni di pozioni potentissime da "indossare" affinché gli agenti battericidi ed antibiotici contenuti negli oli essenziali potessero immunizzare il portatore dalle malattie endemiche come la peste ed il colera che mietevano milioni di vittime. Naturalmente allora dei preziosi e costosi profumi facevano incetta le classi sociali più abbienti. I medici di allora andavano in giro ben coperti dalla testa ai piedi e respiravano attraverso un becco intriso di essenze di chiodi di garofano, cannella e da altre essenze aromatiche per essere protetti dai miasmi delle malattie endemiche. Il popolo doveva accontentarsi delle fumigazioni prodotte da falò di piante aromatiche accesi un po’ ovunque nelle città e del cospargere il proprio corpo e le abitazioni grazie agli effluvi emanati dall’aceto aromatizzato o dall’acqua di rose.
Rinascimento
Nel 15° e 16° ci fu una grande riscoperta dei testi classici della medicina che favorì la diffusione della medicina erboristica ed alchemica, che permise di sviluppare le teorie di Galeno (129-200 d.C.), celebre medico di Pergamo in Asia, che in Roma fu medico della corte imperiale. Allora ogni disturbo e così ogni erba era classificato con i quattro criteri fisico-energetici: caldo, freddo, umido, secco. Riprendendo i concetti di umore di origine ippocratica in chiave astrologica queste classificazioni vennero ampliate mettendole in rapporto con gli elementi della natura, generando la teoria dei temperamenti: sanguigno (Aria), flemmatico (Acqua), collerico (Fuoco), e malinconico (Terra). Secondo la prevalenza o il difetto di questi elementi si può trovare il rimedio più adatto.
Era moderna
All’inizio del 18° secolo le culture scientifiche e quelle erboristiche coesistettero senza problemi. Più avanti, l’avvento della rivoluzione industriale e l'avanzare della chimica fece sì che in breve tempo nell'arte della cura i farmaci di sintesi, più veloci ed efficienti, sostituissero quasi completamente i preparati d'origine vegetale e minerale, interrompendo così una lunghissima tradizione popolare. Ciò nonostante nel 19° secolo in Francia ci fu un incremento della produzione delle essenze usate in profumeria, tanto che Grasse, in Provenza, divenne un centro di rinomanza mondiale per la produzione di oli esenziali.
Nel 20° secolo René Maurice Gattefossé, chimico cosmetologo, gettò una nuova luce nello studio delle essenze vegetali. Gattefossé sperimentò nella Prima Guerra Mondiale, presso un ospedale militare l’azione antisettica e vulneria di vari oli essenziali: lavanda, timo, camomilla, limone, chiodi di garofano. Gattefossé scoprì successivamente nel suo laboratorio, grazie ad una grave ustione che si procurò accidentalmente ad una mano, che il l’olio essenziale di lavanda puro, non deterpenato o frazionato possedeva proprietà cicatrizzanti sorprendentemente più ampie e veloci di qualsiasi altro preparato chimico farmacologico di sintesi fino ad allora conosciuto. Fu proprio Gattefossé a delineare uno dei principi fondamentali dell’aromaterapia: le sostanze aromatiche vanno usate intere, non in forma frazionata, affinché possano garantirci la loro massima azione a tutti i livelli.
Fu lui a coniare il termine "aromaterapia" per la prima volta nella storia moderna, pubblicando nel 1928 il libro “Aromathérapie” e mettendo a disposizione dei ricercatori scientifici le sue scoperte sull’azione degli oli essenziali puri ed interi di derivazione vegetale, verificate anche in campo veterinario. In Italia i Dottori Gatti e Caiola negli anni 20-30 studiarono gli effetti benefici degli oli essenziali, specificamente in campo psicologico. Nello stesso periodo il Dott. Paolo Rovesti di Milano verificò con successo l’azione degli oli essenziali derivati dagli agrumi ed in specifico del bergamotto per varie patologie psichiche e psichiatriche, come l’ansia e la depressione. Nel 1938 Godissart aprì a Los Angeles la prima clinica di aromaterapia del mondo, nella quale venivano curate varie patologie.
Nella II guerra mondiale un altro francese, il medico Jean Valnet, grande esperto sull’uso dell’alimentazione e della fitoterapia, ispiratosi al lavoro di Gattefossé si avvalse delle sue vaste conoscenze nella cura dei feriti con preparati vegetali ed in particolare con gli oli essenziali per le loro proprietà antisettiche, antibiotiche, cicatrizzanti e rivitalizzanti. Scrisse nel 1964 il libro “Aromathérapie” ed è proprio grazie a quest’opera che l’aromaterapia ha acquisito una rinomanza internazionale.
Madame Margherite Maury, biochimica austriaca e francese di adozione, allieva di Valnet, studiò ed approfondì l’azione delle essenze sotto l’aspetto cosmetico e medico, contribuendo a far conoscere l’aromaterapia come una terapia medica basata sul massaggio. A riconoscimento della sua opera nel 1962 le fu conferito il Prix Internazional d’Estetiche et Cosmetologie. Studiò a fondo gli effetti fisici, psichici e spirituali degli oli essenziali, riprendendo gli antichi usi degli Egizi, dei Cinesi e degli Indiani. Madame Margherite Maury sostiene la necessità di usare per ogni paziente una formulazione su misura per riequilibrare gli aspetti fisici, mentali e spirituali della sua persona in una visione olistica della sua vita.
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