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Ceramica

La ceramica Raku

A cura di Elettra Cipriani

La storia della ceramica Raku è strettamente connessa alla cerimonia del tè.
I primi esempi di oggetti nati in Giappone per questo scopo risalgono alla fine del XVI secolo, quando i forni che producevano vasellame per usi funzionali e domestici, iniziarono a produrre vasi e recipienti destinati esclusivamente alla cerimonia del tè.

Queste ceramiche, che possedevano la bellezza spontanea del vasellame comune, divennero destinatarie della diffusione di una vera e propria filosofia di bellezza che dilagò tanto da divenire lo spirito di un epoca.
La cerimonia del tè, la cerimonia del wabi/cha, l'apprezzamento della "bellezza gelata e appassita" lega inscindibilmente la tecnica "Raku" alla nascita di un nuovo gusto estetico, per questo motivo si fa risalire l'ideazione e la progettazione degli utensili destinati alla cerimonia del té al maestro Sen Rikyu (1522/1591) a cui si deve la formulazione del wabi/cha.

Tra il 1579 e il1582 il maestro Chojiro, profondamente influenzato da questa filosofia, inizia a produrre le tazze per il tè sotto la guida di Rikyu, i suoi oggetti seguono fin dalla loro creazione delle implicazioni filosofiche, da allora sino ai nostri giorni la famiglia di Chojiro è depositaria di questa tradizione.
Troppo complesso sarebbe esporre in maniera non superficiale il pensiero "wabi", possiamo comunque intuire da quanto esposto, che la tecnica "Raku" nasce e si evolve seguendo precisi dettami filosofici strettamente connessi al pensiero storico culturale di un popolo.

Chojiro I Raku

Le tazze realizzate da Chojiro si possono raggruppare in due tipi: le tazze rosse e quelle nere. Sono giunte fino a noi solo poco più di 10 tazze rosse, mentre la maggior parte appartiene al tipo nero.
Le tazze nere sono ricoperte di smalto a base di ferro e assumono il loro colore caratteristico in quanto vengono estratte dal forno durante la cottura. La tecnica di modellazione della tazza di Chojiro non utilizza il tornio, ma la tecnica tezukune che si basa sull'uso delle sole mani.
Questa tecnica non è praticata in Giappone prima di lui, ma tramite esso Rikyu ha potuto realizzare la sua forma ideale di tazza per il cha/no/yu (la cerimonia del té)

Le tecniche della ceramica Raku

Le tecniche sono inscindibilmente legate all'innata bellezza delle ceramiche e alla loro ricchezza di espressione, l'essenza della ceramica sta nella tecnica, ma se la tecnica non è ben collegata all'idea dell'artista resta superficiale e non realizza l'originalità del suo artefice.
La ceramica Raku è terracotta modellata a mano e passata nei forni, seguendo una tecnica di cottura che deriva da quella cinese.

Gli oggetti non sono modellati a tornio o a "colombino", ma nascono da una lastra di argilla spianata e quindi rialzata gradualmente dall'esterno col palmo della mano , questo movimento produce la classica forma a globo e fa si che la tazza presenti i bordi leggermente rivolti verso l'interno quasi a suggerisce l'idea di un universo da contenere tra le mani. Nella cerimonia del tè la tazza va presa con entrambe le mani.
I forni per la cottura delle tazze Raku sono di due tipi : quello per il nero e quello per il rosso.

Il forno per Raku nero raggiunge temperature tra i 1200/1250°C ed è munito di un mantice esterno che rende più veloce la combustione del legno; il pezzo posto in un contenitore chiuso all'interno del forno raggiunge così in breve tempo la temperatura di fusione dello smalto, estratto dal forno viene posto all'aperto subendo un repentino raffreddamento.

Il forno per Raku rosso anch'esso di forma circolare non è munito di mantice esterno e raggiunge una temperatura più bassa, intorno ai 1000°C.
La riduzione dei tempi di cottura rende gli oggetti Raku più leggeri e meno duri, le tazze assorbono l'acqua divenendo umide ed elastiche, il tè si raffredda più lentamente trasmettendo il calore dalla tazza alle mani.
Questa qualità tattile della ceramica Raku era molto apprezzata nell'estetica della cha/no/yu (cerimonia del tè)

La tecnica Raku ha cominciato a diffondersi in Europa ed in America dopo la seconda Guerra Mondiale, le tecniche di modellazione e cottura si sono notevolmente modificate dimostrando una varietà di espressione libera dal contesto storico e dallo stile tradizionale giapponese.
La caratteristica di questa tecnica rimane comunque la cottura veloce dei pezzi e la rimozione dal forno ad avvenuta fusione degli smalti.
A questo punto molte sono le varianti che si sono sperimentate per ottenere una riduzione veloce del pezzo tramite la combustione di segatura ,foglie , carte o oli che producono cambiamenti degli smalti e reazioni sulla superficie dell'oggetto.

La possibilità di sperimentazione, la spontaneità e l'immediatezza della cottura fanno del Raku ,così come noi oggi lo intendiamo in occidente, una tecnica ricca di possibili ulteriori sviluppi creativi.
Similmente ad altre espressioni artistiche, è comunque, necessario conoscerne la storia e la filosofia originaria per poter sviluppare da questa un nuovo tipo di ceramica che partendo da una conoscenza non superficiale di una tecnica riesca a trarne delle nuove valenze e dei nuovi stimoli espressivi, liberi anche dall'attaccamento ad un nome che poco ormai gli appartiene e lo rappresenta.

Elettra Cipriani

E' uno dei rappresentanti dei "maestri d'arte" dell'artigianato italiano alla mostra "Alla scoperta dell'Italia" a New York

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