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Teatro

La Recitazione

A cura di Maria Stella Grillo

La voce

Lo studio di una corretta dizione deve essere necessariamente preceduto dal controllo della propria respirazione. Educare la voce significa conoscere i mezzi vocali ed imparare a usarli, attraverso lo studio della corretta pronuncia della lingua, delle sue regole, della dizione, del ritmo, dell’intensità, del tono, del volume.

“La legge fondamentale per una buona dizione è: espirare le vocali e “masticare” le consonanti” (da Per un teatro povero di Jerzy Grotowski)

L’esercizio che segue serve a sviluppare la forza vocale aumentando la capacità di respirazione. Inginocchiatevi sul pavimento, con le mani giunte mollemente dietro la schiena, ed appoggiate la fronte a terra cercando di sentirvi completamente rilassati. Chiudete gli occhi ed espirate lentamente, mentre portate il corpo in posizione verticale, fino a sedervi sui talloni. Partite dal fondo della spina dorsale in su, in modo che la testa sia l’ultima a sollevarsi. Mentre sollevate la testa cominciate ad espirare emettendo un prolungato “oh”.

Poi ritornate nella posizione di partenza, abbassando nuovamente la fronte sul pavimento. Mentre seguite questo movimento lasciate che il suono “oh” si trasformi, tenendo la bocca chiusa, in un “mm”. Ripetete l’esercizio dieci volte e non interrompete il ritmo. Inspirate mentre vi sollevate e lasciate che la voce, mentre vi abbassate, produca un “ohhmm”. Col tempo questo esercizio serve a sviluppare la capacità respiratoria e molto rapidamente noterete un miglioramento, accorgendovi che siete in grado di emettere il suono sempre più a lungo.

Il linguaggio del corpo

Che cos’è la comunicazione non verbale? Le scienze sociali hanno usato questo termine per intendere quell’attività corporea costituita da un complesso di segnali, gesti, movimenti del capo e del corpo, come le posture, le espressioni del volto, e direzione dello sguardo, la vicinanza e la posizione spaziale, il contatto corporeo, i toni della voce, l’abito e gli ornamenti. Il comportamento non verbale realizza l'espressione delle emozioni. Quindi l’attore dovrà fare la massima attenzione alla postura e ai gesti.

“Noi parliamo con i nostri organi vocali, ma conversiamo con tutto il corpo” (K. Albercrombie)

L’immaginazione creativa

L’improvvisazione è un’esperienza essenziale per l’allievo-attore alla scoperta dei propri mezzi espressivi. Per entrare nel personaggio, egli dovrà usare l’immaginazione, alimentarla e coltivarla. Imparerà a provare un sentimento prima di cercare di esprimerlo, a guardare e vedere prima di descrivere ciò che ha visto, ascoltare e sentire prima di rispondere.

“Sei tu che puoi fare un’azione qualunque noiosa o interessante, breve o lunga. La questione sta, non nello scopo esterno, ma negli stimoli interiori, nelle ragioni, nelle circostanze in funzione delle quali esegui l’azione…. Una parte, una scena non riesce? Basta dire “se” e tutto andrà liscio come l’olio.” (da Il lavoro dell’attore di Kostantin Stanislavskij)

Lo studio del personaggio

Alla lettura iniziale di un testo, si prendono appunti sulle impressioni immediate, poi si esaminano tutti i dettagli, senza dare giudizi morali. Con particolare attenzione va notato ciò che capita al personaggio durante il lavoro e come si trasforma o si modifica di conseguenza. Ogni personaggio ha un suo sviluppo e una sua dinamica nel corso dell’opera, con sue proprie motivazioni e conclusioni. Bisogna cercare di capire cosa il personaggio pensi di sé e se ciò influenzi le sue azioni. Spesso quando si studia un testo, si scopre che una frase particolare serve a chiarire la personalità e la vita del personaggio. Quando identificarsi in un personaggio risulta difficile, come per esempio in un assassino, dobbiamo usare il metodo del “se”, “se io fossi un assassino come mi comporterei e cosa proverei?”. La questione non sta nello scopo esterno, ma negli stimoli interiori, nelle ragioni, nelle circostanze in funzioni dei quali eseguite l’azione.

Costumi di scena

I costumi servono a rivelare al pubblico gli aspetti del personaggio, metterne in luce la personalità, dare una chiara idea del tempo, del luogo e dello stile in cui si svolge il dramma. Il famoso scenografo americano Robert Edmond Jones, sottolinea in maniera concisa alcuni dei principali fattori nel disegno dei costumi: “Un costume di scena è una creazione del teatro. La sua qualità è puramente teatrale e, presa al di fuori del teatro, perde subito il suo fascino”. Gli storici della moda hanno scoperto tre ragioni fondamentali per le quali i costumi sono stati indossati durante i secoli.

La prima è l’utilità – vestirsi è una forma di protezione, - la seconda è la gerarchia – vestirsi serve ad indicare un rango sociale -, la terza è la seduzione – vestirsi è una maniera per attirare l’attenzione. Bisogna sempre considerare questi tre fattori, quando ci si prepara a un nuovo spettacolo. Ci sono due modi principali di affrontare il problema dei costumi di una messinscena. Essi possono essere realistici o astratti.

I costumi realistici devono tendere ad una accurata fedeltà al periodo storico in cui si svolge la rappresentazione e riflettere i vari caratteri dei personaggi. La scelta, per l’astratto, richiede un’esagerazione degli elementi del personaggio, stilizzando gli indumenti e la forma per adattarli all’atmosfera del lavoro.

Trucco di scena

La funzione principale del trucco di palcoscenico è quella di far sì che il volto degli attori di fronte al pubblico appaia adatto a quella rappresentazione. Ogni spettacolo richiede un particolare tipo di trucco. Esistono quattro tipi di trucco di base: lineare, marcato, stilizzato e fantastico. Una interpretazione naturalistica de Le tre sorelle di Cechov, ambientata nella Russia del diciannovesimo secolo, richiede un trucco lineare.

Viceversa un’interpretazione fortemente drammatica del Riccardo III di Shakespeare ha bisogno di un trucco marcato. Se si mette in scena l’opera comica Lo stregone Mikado di Gilbert e Sullivan, con il tradizionale scenario ed i costumi giapponesi, si deve usare un trucco stilizzato, a imitazione dello stile giapponese. Mentre se uno spettacolo per bambini richiede attori che interpretino parti di animali, sarà adatto un trucco fantastico.

“Quando il sipario si apre sul primo atto d’una mia commedia, ogni spettatore deve potervi trovare una cosa che gli interessa. E alla fine, mentre li ringrazio degli applausi, la mia gioia è sapere che uscendo dalla platea ognuno porterà via con sé qualche cosa che gli sarà utile nella vita di ogni giorno.” (Eduardo De Filippo)

 

Bibliografia

C. Allasia, Teorie e modi del corpo, NIS
F. Bergamo, Manuale di recitazione, Marcon Editrice
S. D’Amico, Storia del teatro drammatico, Edizioni Garzanti
T. R. Griffiths (traduzione M. Mirabella), Fare teatro, Gremese Editore
S. Merli, Fare l’attore, Gremese Editore
W. Orioli, Far teatro per capirsi, Macro Edizioni
K. Stanislavskij (traduzione. G. Guerriere), Il lavoro dell’attore, Edizioni Laterza

Maria Stella Grillo

Attrice, nella compagnia amatoriale "Le farfalle".

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