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Bioetica Ambientale

Introduzione ad alcune riflessioni sulla Bioetica Ambientale

A cura di Stefano Pratesi

Nel 1971 il Dott. Potter coniò, o più precisamente, ri-tematizzò in un suo famoso saggio (Bioethics: a Bridge to the Future) il termine Bioetica.
"Scienza della sopravvivenza dell'uomo nell'ecosistema", questa fu la caratteristica fondamentale dell'inizio della riflessione bioetica: un pensare la "via sostenibile" per la continuazione della specie umana.

I trent'anni che separano la pubblicazione di quel famoso scritto dalla riflessione contemporanea, hanno contribuito ad ampliare notevolmente l'ambito della ricerca: l'etica medica, il rapporto vita/morte/tecnologia, l'aborto, la clonazione, le possibilità autopoietiche, … tutto ciò si è inserito nel dibattito bioetico, ridisegnando la disciplina come uno studio delle scelte morali dell'uomo nei confronti dei problemi riguardanti la vita (e la morte) davanti al progredire tecnoscientifico.

La nostra analisi sulla Bioetica Ambientale vuole tornare alle problematiche emerse dal dubbio di Potter: "può l'uomo sopravvivere al suo sviluppo incondizionato?", "può l'ambiente essere modificato, rimodellato, ricreato senza che ciò comprometta la sua futura esistenza?".
Tali quesiti muovono la riflessione sulle infinite possibilità che la tecnologia dona all'uomo di riprogrammarsi riprogrammando l'ambiente naturale, ma, in particolar modo, sono queste le domande a cui si deve tentare di dare una risposta se non si vuole arenare il pensiero sulle rive sterili del dogmatismo tecnofilo o quelle "tristi e disperate" dell'eminente catastrofismo.

Ipotesi di partenza del nostro cammino di ricerca è la confutazione del concetto che Ambiente e Uomo siano entità totalmente differenziate, antitetiche e in continua competizione.
Utilizzeremo il termine ambiente per indicare "l'insieme delle componenti naturali e il loro reciproco rapporto" (questa è la definizione utilizzata dal Comitato Nazionale di Bioetica nel documento "Bioetica e Ambiente" del 21/09/1995), l'uomo, dunque, risulterà componente determinante del sistema e non "estraneo modificatore", o peggio, "crudele competitore".

Il problema della sopravvivenza ambientale è, quindi, un problema che vede la vita e l'azione umana, come un'entità duplice: capace di trasformare, creare e distruggere, senza dimenticare di esserne anche il target finale.

Il dubbio quindi non sarà più se l'ambiente riuscirà a vivere nonostante l'attività umana, ma se l'umanità sopravvivrà a se stessa.
Potrebbe sembrare una mutazione dell'asse della riflessione insignificante, ma ciò permette di analizzare come la politica di tutela abbia bisogno di una notevole trasformazione.

Nella storia della tutela ambientale, tentando di semplificare le numerosissime riflessioni in materia, possiamo evidenziare due tipologie di approccio: la prima spiccatamente antropocentrica, con l'uomo riferimento della vita e della tutela, unico autore, distruttore, salvatore del sistema; l'altra con un chiaro riferimento biocentrico, permeata della convinzione che fulcro dell'ecosistema sia la vita di ogni essere, la sua incoparabilità, la sua necessità ed essenzialità.

Entrambi i modelli rappresentano parte della realtà, se il primo evidenzia chiaramente le possibilità dell'azione umana, quello che noi in precedenza avevamo definito "componente determinante dell'ambiente", il secondo porta alla luce la follia di omniscienza dell'uomo che si arrogherebbe il diritto di ridisegnare l'ambiente (di cui è solo una parte) a sua immagine e somiglianza.
Verso quale direzione andare? Dove portare la riflessione bioetica al fine di comprendere che salvare l'ambiente significa salvare l'uomo, ma contemporaneamente riconoscere che lo sviluppo umano è caratteristica endogena del sistema?

Le riflessioni che proporremmo in questo spazio, tenteranno di indagare la possibilità di proporre un modello Biocentrico Complesso, un approccio che riconosca la vita in quanto tale e non la semplicizzi nella sola sua accezione umana; che s'interroghi sulla complessità dei rapporti intercorrenti tra le diverse esistenze all'interno del sistema ambiente, senza distogliere l'attenzione dalla capacità superiore dell'uomo di modificare e modificarsi.

Ecologia, diritto, etica, antropologia, etologia e sociologia, saranno queste le discipline che cercheremo di far dialogare tramite brevi saggi, interventi e riflessioni (proposte sia dal nostro comitato scientifico sia da esperti esterni) per costituire l'unico strumento possibile al fine di strutturare un modello che si autodefinisce Complesso: il denso dialogo di pensieri diversi.

Stefano Pratesi

Si occupa delle interconnessioni tra Diritti Umani, Bioetica, Diritto Internazionale e Pedagogia.

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