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Cinema

Esplorazione di sé attraverso il cinema

A cura di Iolanda Trevisan

Contenuti e valori della Sophia-Art

Per anni il Prof. Antonio Mercurio, fondatore e presidente della S.U.R. (Sophia University of Rome) e dell’I.P.A. (Istituto di Psicoterapia Personalistica Esistenziale), ha studiato lo sviluppo della psicologia umana, le dinamiche presenti nel rapporto dell’uomo con se stesso e con gli altri e gli schemi mentali che influenzano e condizionano il nostro pensiero e la nostra azione.

Egli ha, peraltro, ampliato con propri contributi la stessa psicologia freudiana nello studio dell’evoluzione della vita intrauterina, nella caratterologia di un centro fondamentale della persona (il SE’) nella possibile risoluzione del fondamentale momento di sviluppo della personalità che è il “complesso edipico” e in molti altri punti.

Intorno alla metà degli anni ’80 (conferenza di Milano 1985) A. Mercurio viene illuminato da una idea geniale, che gli fa iniziare un lungo e nuovo percorso. L’occasione è un episodio collegato alla vita di uno dei più grandi artisti che l’umanità abbia mai avuto: Michelangelo. Da tempo Michelangelo aveva in mente di realizzare una statua di grandi dimensioni da dedicare a David, il giovane vittorioso del mitico gigante Golia, la vittoria dell’intelligenza sulla forza. Nella ricerca di un grosso blocco di marmo, nel cortile della Signoria a Firenze, ne scopre uno di dimensioni adeguate, da molto tempo accantonato in quanto, pur essendo privo di venature e fessurazioni, aveva in alto a sinistra un grosso buco e delle scalpellature di un altro artista che poi lo aveva abbandonato. Michelangelo è colpito da un’idea fantastica: costruire “intorno a quel buco” la statua che desiderava. Ne nasce un capolavoro!

Mercurio parla, nella citata conferenza di Milano, di tale circostanza e dichiara di volere iniziare un nuovo movimento di pensiero, quello della Sophia-Art, inteso a trasportare nella vita della persona le intuizioni e i processi che gli artisti hanno vissuto creativamente per dar vita alla bellezza. Così, come Michelangelo, si può pensare prima e sperimentare poi: se c’è un grave buco nella nostra vita, perché piangerci sopra a lungo, fare le vittime, perdere la speranza, utilizziamolo invece creativamente per fare della nostra vita un’opera d’arte.

L’essere umano ha come materiale artistico per fare di se stesso un’opera d’arte il suo fisico, il suo pensiero, il suo vissuto storico familiare e sociale, le sue aspirazioni, i suoi sogni, il suo dolore, la sua gioia, i suoi traumi. Per alcuni ci sono solo buchi, per altro solo pieni, per i più, come per il marmo del David, buchi e pieni. Su questa base si costituisce un gruppo di lavoro in Sophia-Art.

La Sophia-Art (saggezza e arte) affonda le sue radici nell’Antropologia Personalistica Esistenziale e rappresenta l’evoluzione dell’assunto teorico pratico della Sophianalisi (un tipo di psicoterapia).

E’ una disciplina che pur partendo da principi teorici, offre nella realizzazione pratica (visione ed esplorazione di film) i suoi risultati migliori di metodo di crescita umana e di cammino di vita trasformativi, fino a poter diventare un vero e proprio stile di vita quotidiano.

Ciò premesso, possiamo affermare che la Sophia-Art ha tre campi di applicazione di vasta portata:
1. antropologico, che fa sviluppare l’uomo nella conoscenza di se stesso;
2. esistenziale, che porta l’uomo a realizzare a pieno se stesso;
3. artistico, che consente all’uomo di trasformare e ricreare se stesso.

Uno dei punti chiave della Sophia-Art è insegnare all’essere umano (persona, capace di amarsi, amare e farsi riamare nella libertà) ad usare tutti i propri contenuti nobili e poveri ed addirittura quelli con un elevato e negativo livello energetico – i propri contenuti traumatici e drammatici- per creare, a partire anche da questi, l’opera d’arte della propria vita. Nulla deve essere più negato o castrato, a nessuna parte di noi, a nessun aspetto della nostra vita dobbiamo rinunciare ma solo trasformarli. Le leggi della vita sono quelli universali a cui far riferimento rispetto al bene e al male. Non c’è più giudizio di giusto o sbagliato, di bello o di brutto, di buono o di cattivo, ma solo di armonia e disarmonia, di ritmo o non ritmo, di progresso o di regresso, di amore o non amore.

L’occhio dell’artista deve saper unificare e non dividere. La sua mente deve essere in grado di estrarre la menzogna e non di coltivarla. Il suo cuore è in grado di coltivare amore nella libertà estraendolo anche dall’odio e scoprendo anche l’odio che può essere nascosto dietro l’amore.

L’artista crea sintesi nel suo lavoro; così anche chi vuole fare della propria vita un’opera d’arte deve allenarsi ad abbandonare il pensiero schizofrenico che separa (o-o) ed assumere quello sophiartistico (e-e). Non più pensare e giudicare secondo le categorie bene/male, bello/brutto, colpevole/innocente. Il pensiero sophiartistico prevede l’esistenza dialettica del bello e del brutto, del colpevole e dell’innocente, del bene e del male e per sanare le situazioni conflittuali è fondamentale avere fiducia nella propria capacità riparatrice e rigeneratrice.

Dall’esperienza artistica abbiamo ulteriormente appreso ad estrarre bellezza dalla bruttezza che ci consente di trasformare la violenza che ci colpisce in violenza che ci rigenera, il negativo che ci condanna in opportunità evolutiva che può essere un dono per la vita.

I valori alla base del processo sophiartistico sono quelli che hanno da sempre guidato i più alti vertici artistici da quando l’arte è entrata a far parte del percorso umano: bellezza, verità, amore e libertà:
• la bellezza che è la scintilla base dell’esperienza creativa;
• la verità che è la realizzazione del progetto interno dell’uomo e del cosmo;
• l’amore che è l’energia che fa girare l’universo, che rende possibile l’impossibile;
• la libertà che è l’assunzione della responsabilità nei processi capaci di creare bellezza, verità e amore.

Metodologia

La Sophia-Art trova nel gruppo il luogo ideale di realizzazione e utilizza il cinema come strumento privilegiato per sintonizzarsi con l’arte attraverso l’immaginario filmico. La visione del film come metafora della vita è introdotta da una chiave di lettura sophiartistica precedentemente elaborata dal conduttore che guida lo spettatore verso un’attenzione e una comprensione profonda di tematiche esistenziali.

Alla proiezione del film segue il dibattito fra il conduttore e i partecipanti. L’interpretazione sophiartistica del film costituisce un lavoro di esplorazione della vita, ne mette in risalto la storia, il percorso, gli accadimenti, i passaggi, l’agire e le scelte dei vari personaggi ed evidenzia il processo creativo, trasformativo ed evolutivo per offrire una maggiore comprensione allo spettatore.

La riflessione corale permette l’espressione della parte razionale della mente che si interroga e della parte emotiva che sente e partecipa con i suoi sentimenti. Ogni intervento dei partecipanti costituisce un dare e un ricevere e, in questo scambio, ognuno ne esce arricchito.

Il senso del film viene svelato passo dopo passo e, come in un mosaico, ogni tassello è indispensabile per capire la figura d’insieme, così ogni intervento concorre a rendere visibile l’invisibile e ad impreziosire l’opera stessa.

Il Sé corale di un gruppo è come il punto d’incontro di tanti fari che permette alla singola persona di vedere di più, sentire di più e risvegliare l’energia d’amore imprigionata che aspetta di essere liberata.

Iolanda Trevisan

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