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Cure Naturali

Le danze dei Fiori di Bach

A cura di Joyce Dijkstra

Sulla mia via della ricerca ho incontrato tanti anni fa una dolce signora venuta dalla Lettonia (residente in Germania). Il suo nome è Anastasia Geng ed è stata lei a "collegare" le danze popolari dei Paesi Baltici ai 38 fiori, creando uno strumento terapeutico e di evoluzione spirituale che ha già dato ottimi risultati, e ha ottenuto anche riconoscimenti ufficiali dall'Edward Bach Center.

Con le sue danze, Anastasia s'inserisce nel percorso di chi usa la danza ed il movimento come strumento di terapia o di crescita spirituale. Queste danze ci consentono di collegare corpo-mente-anima permettendo a ciascuno di noi di entrare in contratto con il proprio Io più profondo.


La particolarità e bellezza di queste danze stanno proprio nel legame strettissimo con la tradizione dei Paesi Baltici nella cui cultura le danze avevano e hanno un ruolo culturale importante (soprattutto in Lettonia), tanto che alcune - come quella celeberrima dell'Olmo - sono diventare nel corso degli anni quasi un simbolo della liberazione e della riacquistata indipendenza. Sono state proprio queste espressioni artistiche, la danza, il canto, la musica, a far sì che le tradizioni di quei popoli, profondamente legate alla natura, molto antiche, che trasmettono immagini archetipe universali, e la loro lingua rimanessero vive anche durante gli anni bui della dominazione sovietica.

Attingendo a questa ricca tradizione Anastasia - dopo aver lavorato come insegnante di religione e poi in ospedale psichiatrico dove utilizzava anche la musica e le danze - ha collegato le danze ai singoli fiori di Bach. Ogni collegamento è avvenuto attraverso una serie di coincidenze... Poteva succedere ad esempio che Anastasia sognasse un fiore la sera, dopo aver danzato su una particolare musica; oppure che qualcuno le donasse un fiore proprio mentre stava lavorando a una particolare coreografia. C'è però una costante nella scelta delle musiche e dei passi di danza: la semplicità. Anche per il Dottor Bach la semplicità era molto importante. E anche lui ricordava che i benefici che ci vengono dalla natura sono come una dono di Dio, da conservare così come è, libero da complicate teorizzazioni scientifiche.

La malattia non è una crudeltà, né una punizione, ma ha lo scopo di guidarci sulla via della verità e della luce. Da più di dieci anni esiste una danza - Gorse - che ci aiuta a comprendere, in modo sempre nuovo, che la sofferenza fa parte della vita, che ha una sua dignità e un suo senso profondo.

Le danze dei fiori di Bach (come tutte le danze meditative) non sono prima di tutto terapia, ma è comunque chiaro che hanno effetti terapeutici. La danza tocca livelli profondi e porta i cambiamenti che siamo in grado di affrontare e sopportare. Secondo Anastasia, non dobbiamo interpretare ed analizzare quello che succede, in questo modo non riusciremmo a sperimentare sul nostro corpo il potere terapeutico della danza. Mi ricordo sempre che mi diceva: "la danza fa domande al mio corpo, ed il corpo risponde, Ma questo è possibile solo se non siamo costretti a danzare in modo tecnicamente perfetto".

Il lavoro di Anastasia non poteva passare inosservato. Quando Mechtild Scheffer, una delle più qualificate discepole di Edward Bach, incontrò Anastasia, esistevano già 20 danze, Fu la terapeuta tedesca, dopo averne sperimentato di persona il potere curativo, a chiederle di completare il lavoro. "Non posso scegliere le danze", rispose allora Anastasia con semplicità. "posso solo riceverle".

Nel corso degli anni sono effettivamente arrivate altre danze. Alcune ancora in evoluzione, altre collaudate da vent'anni di lavoro: ma danzando si scopre ogni volta qualcosa di nuovo.

I passi

Non è difficile imparare i semplici passi collegati alle danze. Ma ogni passo, ogni suono è una scoperta ricca di significati. Si danza quasi sempre in cerchio, lavorando con l'energia prodotta dal gruppo. A volte si procede faticosamente, per fermarsi a riflettere o per rievocare simbolicamente le fatiche della vita, oppure si resta soli, per mostrare che ci sono momenti in cui possiamo contare soli sulle nostre forze, ma si ha la coscienza che lì ci sono i nostri compagni, cui possiamo rivolgerci per avere aiuto e sostegno.

Per ottenere nuova energia, il cerchio di danzatori si rivolge al centro, che è di volta in volta luogo di pace dove soffermarsi a riposare - come in Impatiens, acqua rigeneratrice cui attingere per purificarsi; in Crab apple; luce cui rivolgersi per allontanare le tenebre che a volte ci avvolgono, nell'allegra Chesnut bud o in Mustard, una delle danze più amate e famose.

Alcune melodie sono più veloci, altre più lente e in qualche caso la danza si trasforma in una specie di gioco in cui si mima rabbia o fatica. Alcune piacciono molto ai bambini che si possono invitare (come spesso faceva Anastasia) a danzare con noi,
In tutti i casi è sempre il ritmo, la sonorità, ad accompagnare i danzatori che ricreano forme antichissime, come il cerchio, la spirale, la stelle e l'otto che simboleggia l'infinito.

Queste danze sono accessibili a tutti, l'importante è dare senso ad ogni movimento, esprimersi con il cuore, non solo con il corpo. Le danze hanno un forte potere terapeutico, per questo vanno usate con prudenza e consapevolezza, Ma non agiscono con la forza: producono un cambiamento solo in chi è in grado di sopportarlo.

Ora sono io a portare avanti il lavori di Anastasia in Italia, e sono felice che sempre più persone ne scoprano la bellezza e la forza: v'invito a rileggere ogni tanto questo testo, ma vorrei invitarvi soprattutto a danzare, a sperimentare, a viaggiare nel mondo di queste danze.

Joyce Dijkstra

Naturopata (iscritta all'albo olandese dei naturopati) e danzapedagogista, ha studiato in Olanda e Germania e ora vive in Italia. Dal 1990 si occupa a tempo pieno delle danze meditative (Sacred dance), dopo aver seguito un'intensa formazione prima con Gabriele Wosien e con Anastasia Geng (per le danze dei fiori di Bach) e successivamente frequentando i corsi di Nanni Kloke in "Natural Dance e gestualità" e, in collaborazione con la dottoressa Hannelore Eibach, su "Danza, immaginazione, visualizzazione".

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