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Ecologia

Ambiente, Uomo e Umanità

A cura di Stefano Pratesi

Il Problema Ecologico negli ultimi decenni ha caratterizzato parte del dibattito pubblico, sia nazionale che internazionale. Un attenzione all'ambiente, una nuova sensibilità per la Natura, una riscoperta dell'importanza dell'equilibrio negli ecosistemi, ha imposto una riflessione ed un'azione che ha dato vita ad una complessa e fitta rete di contributi in materia.

Quello, da noi proposto, sarà il tentativo di introdurre all'esplorazione di una "linea di confine" della tematica ambientale: Quale rapporto esiste tra Ecologia e Diritti Umani?

Siamo soliti classificare - ci ricorda il Bosselmann (1) - le minacce del governo alla vita umana o alla salute come un problema di diritti umani, ma spesso dimentichiamo che reali impedimenti ad un sostenibile sviluppo della nostra esistenza si manifestano tramite violazioni al nostro ecosistema.
Questo ci impone di riflettere su cosa riconosciamo come minaccia per la nostra vita e soprattutto la nostra posizione di uomini e donne nel mondo.

L'Uomo non è solamente "essere sociale" (non dipende solamente dalle strutture della propria comunità, ne tanto meno da quella della società in cui vive), esso è anche un "essere naturale", un'entità di un complesso sistema vitale che si dispiega giorno dopo giorno seguendo linee di equilibrio dinamiche.
Dunque il "sistema Mondo" in cui viviamo è una complessa rete di relazioni tra entità sociali diverse, ma anche tra entità vitali differenti, ed è caratterizzato da interconnessioni continue tra eventi che accadono contemporaneamente nei diversi sistemi vitali (chi di noi può pensare che il deviare il corso di un fiume non muterebbe le abitudini sociali ed economiche degli abitanti di un paesino sulla sua sponda?).

Si può ancora parlare di diritti umani senza osservare con attenzione le problematiche che vengono dall'approccio ecologico?


Non è inusuale, nel dibattito sui diritti fondamentali, incontrare una divisione generazionale nella genesi dei diritti stessi: si definiscono di prima generazione quelli inerenti ai diritti politici, di seconda quelli economici, sociali, culturali, di terza quelli fondati dal principio "solidarietà" (questa partizione è molto controversa, soprattutto per le ultime generazioni, e assolutamente non condivisa da tutta la dottrina).

In quest'ultima categoria si potrebbero far rientrare i c.d. diritti ambientali, i diritti per le generazioni future, … Ma quello che a noi interessa è osservare ciò che sottende alla creazione di queste parcellizzazioni, e in particolar modo, evidenziare una diade concettuale che potrebbe essere assunta a sintesi del rapporto "Diritti dell'Uomo-Ambiente".

I diritti umani hanno la caratteristica di essere Antropocentrici (lo stesso modo di definirli può essere esplicativo), cioè pongono al centro dell'attenzione la vita dell'uomo. Fin qui, questo approccio non creerebbe problemi per la nostra analisi; ma, dobbiamo riscontrare, che l'antropocentrismo caratterizza anche la definizione di "minaccia", è abbastanza evidente che, per molto tempo, si è riconosciuto come pericolo la violazione compiuta direttamente dall'uomo sull'uomo, e sono state ignorate (o quasi) le offese apportate dall'uomo a quella rete complessa del "sistema Mondo".

Tutto questo ci porta a dover rielaborare un approccio che abbandoni la dinamica antropocentrica per ottenere un principio che sia più aderente alla complessità della vita umana: una proposta interessante, potrebbe essere quella di seguire un approccio Biocentrico, in cui è l'entità vitale (qualsiasi essa sia) ad essere polo di attenzione, centro di un sistema che riconosca le fitte interconnessioni che lo caratterizzano.

Ciò, purtroppo, non è del tutto pacifico: come ci dovremmo comportare quando il rispetto per alcune entità vitali confligge con la sfera dell'umano? (ricerca farmacologica sugli animali, esigenze di sfruttamento di risorse naturali, …) e quali rapporti hanno l'umano, il non-ancora-umano, il non-più-umano? (aborto, eutanasia, … ).
Problemi che richiedono un'attenzione particolare e che mostrano quanto la "complessità del vitale" impedisca di elaborare una categoria che possa essere una "ricetta risolutrice", ma che non possono fermare il tentativo di rispondere all'esigenza di comprendere e gestire la tematica senza accettare facili semplificazioni.

Proviamo, a tal fine, ad inserire una nuova categoria interpretativa: l'Umanità. Cercando di osservare come un'attenzione diversa al problema potrebbe esseresubstratum favorevole ad una riflessione che non si distacchi dalle problematiche del reale.

Il mondo del giuridico internazionale ha, dal secondo dopoguerra, iniziato ad elaborare una categoria nuova di titolari di diritti, basti pensare alla Ris. n.95 (11-12-1946) delle Nazioni Unite, la quale confermando i principi della sentenza di Norimberga, riconosce la categoria dei crimini contro l'umanità; alla Convenzione sul diritto del mare(Montego Bay, 1982) dove l'umanità "veste i panni" del titolare di uno specifico patrimonio; oppure, ancora, alla Conferenza sull'ambiente e sviluppo di Rio de Janeiro nel 1992, a Copenaghen nel 1995 e nel 1998 a Kioto (solo per citarne alcune); ma ancora più utile per la nostra analisi risulta l'applicazione di una teoria Russelliana (elaborata per risolvere un problema di Logica) alla tematica da noi affrontata, evidenziandone conclusioni che ci permetteranno di tentare una comprensione del "complesso".

 

Bertrand Russell ed Alfred North Whitehead nei loro Principia Mathematicaconcepirono la "teoria dei tipi logici" come strumento indispensabile per risolvere un problema interno alla teoria percui la matematica potesse essere dedotta interamente dalla logica.
Nel programma logicista era sorta un'antinomia che poteva minarne la validità: "La classe di tutte le classi che non appartengono a se stesse appartiene o non appartiene a se stessa?". Se la risposta dovesse essere affermativa si violerebbe l'assunto di partenza secondo il quale a tale classe appartengono solo classi che "non" appartengono a se stesse; se si rispondesse che la classe in questione non appartiene a se stessa si viola l'assunto per il quale a tale classe devono appartenere tutte le classi che non appartengono a se stesse. Tale classe non può né includere né escludere se stessa.
La risposta di Russell fu quella di concepire una "scala logica" i cui livelli fossero le istruzioni per una corretta costruzione delle classi: ogni classe aveva attribuiti solo elementi di livello logico immediatamente inferiore, creando non più una commistione di classi ed elementi, ma una struttura gerarchica e, soprattutto, non antinomica.

Lasciamo ora la trattazione meramente logica (riconoscendo di aver solamente tentato di descrivere, con nessun rigore matematico, la complessa materia) per osservarne gli effetti nella nostra tematica.
Una prima applicazione ci conduce ad affermare il nosense dell'affermazione "la classe di tutti gli uomini è un uomo?"; ma quello che superficialmente potrebbe sembrare ininfluente, a volte, ingannano le nostre menti.
Analizzando la domanda dobbiamo riconoscere che "la classe di tutti gli uomini" è l'Umanità, e che, dunque, ragionare su Diritti dell'uomo o su Diritti dell'Umanità non è identico (quante volte le due categorie vengono confuse?).

Ma, a questo proposito, seguiamo il lavoro compiuto dal Mental Research Institute di Palo Alto e in particolar modo di Paul Watzlawick (2).


"Dovrebbe essere subito chiaro che il genere umano è la classe di tutti gli individui, ma non è esso stesso un individuo. Qualunque tentativo di trattare l'uno nei termini dell'altro è destinato a generare confusione e paradossi. Per esempio, il comportamento economico della popolazione di una grande città non si può capire nei termini del comportamento di un abitante moltiplicato, diciamo, per quattro milioni."


Si evince la necessità di ragionare sull'Umanità senza dimenticare la riflessione sui livelli logici per evitare il pericolo di confusione e il nascere di antinomie.

Quanto fin qui scritto è solo il tentativo di avere tre concetti, spendibili per la nostra analisi, che possano aiutarci a riflettere sulla fitta rete di interconnessioni che poco prima abbiamo definito "sistema Mondo".
Abbiamo osservato l'Uomo e il suo doppio essere non scindibile ma diversificato (sociale-naturale), abbiamo tentato di vedere l'Umanità come Altro rispetto ai singoli individui che la compongono, non ci rimane che definire il concetto di Ambiente come tutto ciò che fa parte del "sistema Mondo" ma non riguardi la sfera dell'umano (riconosco che questa definizione è meramente operazionale, e può sembrare soffrire di antropocentrismo nel momento in cui mi occupi di entità vitali diverse ma racchiuse in un'unica categoria indifferenziata; non penso, però, che ciò possa inficiare sulla nostra riflessione se teniamo sempre in considerazione queste ulteriori specificazioni, e che non vada molto lontano dall'attuale definizione di Diritti dell'Ambiente).

Quali Nessi esistono, dunque, tra Ambiente-Uomo-Umanità?
Fornire una risposta univoca a questa domanda potrebbe essere impossibile, ma ciò che ci appare fondamentale è il porsi questa domanda, è l'interrogarsi sul Mondo cercando di comprendere le possibilità di interconnessione tra le tre categorie e non dimenticare che cercare di risolvere problemi attinenti ad una delle tre diversificazioni significa prendere decisioni in merito ad un sistema che le vede tutte e tre protagoniste.

Cosa Fare? Come rendere operazionale la nostra riflessione sull'approccio ecologico dei diritti umani? Come non dimenticare che le offese al "sistema Mondo" agiscono sul complesso vitale di ogni entità? Come scendere dalla trattazione teorica al mondo dell'azione pratica?

Le risposte saranno lasciate alla riflessione di ognuno, nella convinzione - parafrasando il Bellino (3) - che forse si è giunti al bisogno di una "svolta biopedagogica", ad un bisogno di una nuova educazione dell'umano che problematizzi, che attivi la dimensione del dialogo, che non tenti di risolvere il complesso nella semplificazione.

Convinti che solamente una riflessione trasversale che interessi ambienti culturali e tradizioni differenti e una sana problematizzazione che non riduca la complessità del problema, possa essere la strada verso l'attivazione di quella necessaria "dimensione del dialogo". Proporremo, in questa sezione, alcuni contributi di gruppi e comunità che fanno riferimento a diversi principi religiosi e/o filosofici.

Il "sistema Mondo", le sue intraconnessioni, la sua fitta rete di scambi vitali ci impone un pensiero continuo, uno sforzo di comprensione permanente e, soprattutto, ci vieta di cadere in facili riduzionismi.
Quello che ci proponiamo di fare è un mettere a disposizione del nostro pensiero più elementi possibili.

NOTE

* Utilizziamo il termine uomo nell'accezione più generica di essere umano, comprendente il suo essere maschile e femminile.

(1) Professore di Diritto internazionale dell'Ambiente, specializzato in Politica Ambientale ed Ecosofia (Università di Auckland, Nuova Zelanda).

(2) Professore di Psichiatria alla Stanford University e ricercatore al Mental Research Institute.

(3) Docente di Filosofia morale e Bioetica, è direttore del Dipartimento di Bioetica dell'Università di Bari.

Stefano Pratesi

Si occupa delle interconnessioni tra Diritti Umani, Bioetica, Diritto Internazionale e Pedagogia.

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