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Cosmogonia e dottrina della liberazione

Cosmogonia e dottrina della liberazione

Cosmogonia. L’elaborazione teorica induista intorno alla Creazione ed alla sua immagine è caratterizzata dal ricorrere del Numero Sette. Il Mondo è stato creato a forma di “Uovo” (l’Uovo di Brahma). La metà superiore dell’Uovo Cosmico si divide in Sette Zone; le prime tre sono la Terra, l’Aria ed il Cielo, sormontate da Quattro Regioni Celesti, che costituiscono la “Dimora degli Dei”. L’ultima di queste, la più alta, è il Mondo di Brahma (“Brahmaloka”); la metà inferiore dell’Uovo Cosmico è formata da Sette Regioni Infere strutturate a piani ed abitate da Demoni e Serpenti. Al di sotto dell’Uovo Cosmico si trova l’Oceano, formato da altre Sette Zone Infernali. La Terra è divisa in Sette Continenti circondati da Sette Mari; il Centro è occupato dal Continente di Jambudvipa, al cui centro si erge in Monte Meru. Su questa Montagna Sacra, che costituisce l’Asse Cosmico, cresce l’enorme Albero di Jambu, da cui prenderebbe il nome del Continente. Intorno al Monte Meru ruotano le Stelle ed i Pianeti; Sei catene montuose dividono il Jambudvipa in Sette Zone, con l’India al centro. Mentre negli altri sei continenti ed in sei zone dell’Jumbudvipa regna incontrastata una Immobile Felicità, nella Settima Zona si alternano dinamicamente Quattro Epoche (Yuga) in ordine decrescente di Felicità e Purezza. La prima epoca è chiamata “Aurea” in cui tutti gli esseri umani sono virtuosi e vivono felici; nella seconda epoca chiamata “Argentea” si iniziano a verificarsi i primi segni di decadimento e della tendenza alla Cupidigia; nella terza epoca chiamata “Bronzea” l’avidità e la frode sono divenute una prassi; l’ultima epoca chiamata “Ferrea” è caratterizzata dal dolore. Le Quattro Ere Cosmiche formano insieme la Grande Epoca (“Mahayuga”); tra la formazione di un Nuovo Mondo e la dissoluzione di quello precedente trascorrerà un “Kalpa” o Giorno di Brahma, corrispondente a Mille Mahayuga (circa 12 milioni di anni!). Al termine del Giorno di Brahma si verifica la dissoluzione intermedia di un Mondo, dominata da Acqua e Fuoco, quando l’Uovo Cosmico ritorna alla sua origine.  Ad un Giorno di Brahma segue una Notte di Brahma di pari lunghezza, durante il quale il Mondo giace nel suo Stato di Quiete. Al termine ha luogo la Grande Dissoluzione ; divampa l’Incendio Universale che distrugge completamente l’Uovo Cosmico, in seguito destinato a ripercorrere all’infinito le fasi di nascita, decadenza e dissoluzione.

Mentre i Mondi nascono e decadono in un processo che non ha mai fine, il Principio Primordiale ed Assoluto, il “Brahman” è eterno ed immutabile. Questo Uno è Indivisibile, privo di Qualità ed Attributi, Immutabile, senza Forma, senza Nome, Eterno. Al momento della Creazione l’Uno emana da se stesso la Molteplicità Divisibile, cioè il Mondo delle Apparenze, che possiede attributi, forme specifiche, ha un Nome ed è destinato a trasformarsi ed a morire. Il Brahman è l’Assoluto mentre il Mondo percepibile è solo Maya; essa può assumere qualsiasi forma ed origina le dicotomie Uomo-Donna, Gioia-Dolore, Caldo-Freddo e così via. Tali apparenti dicotomie od opposti si risolvono soltanto nell’Istante della Liberazione (“Moksa”). Il rapporto tra Brahman e Maya è uguale al rapporto esistente tra il Fuoco ed il calore, dove il secondo non può esistere senza in primo. L’essere umano percepisce il Mondo in modo inadeguato e con sensi offuscati; è come se vedesse attraverso una lente, un velo, il Velo Ingannatore di Maya. Non si tratta tuttavia di Pura Illusione quanto piuttosto di qualcosa di simile ad un Sogno.

 

La Via della Liberazione. L’Anima dell’essere umano è destinata a seguire il Ciclo continuo delle Rinascite (Samsara), attraverso il quale entra a far parte della Natura Vivente come pianta oppure animale. Quando l’Anima si stacca dal Corpo, al momento della morte, sosta per tre epoche prima di Trasmigrare nel Corpo di un altro essere vivente; la forma della rinascita dipenderà, secondo la “Legge del Karma” (Azione, Opera), dalle qualità etiche delle azioni compiute in passato. Nell’Induismo, dunque, l’Ordinamento del Mondo è fondato su di un “Principio Etico”, cioè il Karma o Legge di Causalità. Ogni azione avrà dunque le sue conseguenze nelle Vite e Rinascite future. Il Karma è dunque senza inizio e senza fine. La Dottrina del Samsara e del Karma serve anche a spiegare l’Ordinamento in Caste della società indiana. Gli Induisti hanno elaborato una sorta di graduatoria di eventi infausti e fausti; al primo posto fra gli eventi infausti vi sono la siccità, la distruzione dei raccolti, la malattia, la sterilità e così via; mentre la somma felicità coincide con la Salvezza, intesa come Liberazione dal Ciclo delle Rinascite. Diversi sono i modi per raggiungere la Salvezza, poiché questi dipendono dalla visione del Mondo propria di ogni Scuola e Corrente.

Le Pratiche Salvifiche Yoga non si escludono comunque l’una con l’altra e sono spesso complementari:

  • Tantra Yoga è la Via dei Riti Magici;
  • Yoga Marga è la Via degli Esercizi Fisici e Spirituali;
  • Karma Yoga è la Via delle Opere;
  • Inana Yoga è la Via della Conoscenza;
  • Bhakti Yoga è la Via della Devozione.

 

Il Karma Yoga, la Via delle Opere e delle Azioni, è fortemente caratterizzato da un punto di vista etico ed è accessibile a chiunque. L’Inana Yoga è la Via della Conoscenza elaborata dalla Scuola Vedanta e ripresa da alcune correnti neoinduiste; è un Cammino verso la Salvezza che può essere percorso solo da chi ha compiuto lunghe Pratiche Ascetiche. Il suo scopo infatti è il superamento dell’Ignoranza e delle Apparenze fenomeniche, grazie al quale è possibile raggiungere la Conoscenza Assoluta ed Universale. Il Bhakti Yoga è la Via della Devozione, intesa come Amore Incondizionato e Fede incrollabile nel Bene del Dio Salvatore. Il concetto di Bhakti, correlato alla Grazia Redentrice di Visnu è alla base del Visnuismo e rappresenta la convinzione, mai disgiunta dall’Amore, che Dio è sopra ogni cosa; colui che segue il Sentiero della Bhakti è chiamato Bhakta. Se la Dottrina della Bhakti ricorre in tutte le Scuole Visnuite, divergenze esistono tuttavia a livello di interpretazione. Per alcune correnti l’essere umano deve collaborare attivamente per meritare la Grazia Divina e dunque la Salvezza, per altre deve avere Fede totale nella Grazia di Dio. Fine ultimo del Bhakti Yoga è sempre, comunque, un avvicinamento graduale alla Divinità fino alla completa fusione in e con essa.

Fine comune di tutti i Cammini di Salvezza è la Moksa (Liberazione), intesa come il distacco dell’Atman (Sé od Anima Individuale) dal Corpo e dal Mondo della Maya, nonché l’Unione con il Brahaman (Assoluto), superamento ultimo di tutti i dualismi. La migrazione delle Anime individuali viene intesa dalle diverse Scuole o come avvicinamento all’Assoluto oppure come una vera e propria trasmigrazione. La Liberazione consiste nella perdita dell’Individualità Illusoria dell’Atman che si ricongiunge al Brahman. Quest’ultimo viene inteso in senso teista come personificazione in un Dio, in senso filosofico come Spirito del Mondo, in senso ateista come Materia Primordiale. I Visnuiti credono nell’Individualità del Sé e nella sua esistenza e considerano la Salvezza come Liberazione del Ciclo delle Trasmigrazioni delle Anime. Secondo la Dottrina della Bhakti, la Redenzione è Unione Completa del Sé con un’entità personificata, mentre nel Sistema Vedanta, Moksa è Consapevolezza dell’Assoluta Identità di Atman e Brahman. Il Samkhya ha elaborato una visione della Liberazione che coincide con la separazione del Purusa, il Principio Assoluto Maschile, dalla Prakriti, la Natura Materiale Femminile. Per i Sivaiti la Liberazione è Cessazione dal Dolore ed implica l’ottenimento di Poteri Sovrannaturali; per i Saktaiti, che asseriscono l’Identità di Divinità e Sé, la Liberazione si raggiunge attraverso il rispetto di precise norme etiche e coincide con il riconoscimento della Sakti Eterna ed Assoluta.

La Moksa è un’esperienza di per sé incomunicabile, perché la parola è vincolata a dicotomie e relazioni, estranee allo Stato di Liberazione. Il “Liberato” continua a vivere nel Mondo, ma il suo Atman si è ricongiunto per sempre al Brahman. Il Liberato in Vita è il Santo che ha raggiunto in vita lo Stato di Liberazione dal Ciclo delle Rinascite e che dopo la morte può ricongiungersi al Brahaman. I Visnuiti hanno inoltre sistematizzato la Dottrina degli Avatara (Discesa), in seguito ripresa dai Sivaiti, secondo la quale Dio si manifesta nel Mondo per liberare tutti gli esseri umani. Dio si incarna periodicamente nelle epoche di decadenza, quando il Mondo è ormai prossimo alla fine, per soccorre gli individui con la sua infinità bontà.

 

Doveri ed Azioni Meritorie. Essendo il Mondo governato dalla Legge, il “Dharma”, tutte le Scuole Filosofiche e Teiste dettano dei comportamenti da seguire. Il Dharma è dunque il cardine dell’etica induista; esiste un Dharma che governa il sorgere ed il tramontare del Sole, un Dharma che governa l’affluire dei fiumi al mare, un Dharma che governa l’essere umano ed il suo agire. Ogni Induista è innanzitutto legato al Dharma della propria Casta che lo vincola a determinati obblighi. I “Doveri Castali” sono chiamati “Svadharma”; i componenti di ciascuna casta  sono vincolati a rigide regole sociali riguardanti il lavoro, le nozze, usanze e costumi, cibi e bevande ed altro ancora. I precetti fondamentali sono: 1) Contrarre le Nozze una sola volta e con un membro della propria casta; 2) Esercitare un lavoro specifico della propria casta; 3) Consumare i pasti soltanto con i membri della propria casta. Quanto più in alto nella Gerarchia Castale si trova un Induista, tanto più rigide sono le Norme cui deve attenersi. Oltre alla Norme Inviolabili, sono elencate anche una serie di azioni facoltative utili per l’acquisizione di meriti; fra queste, donazioni ai Brahmani, costruzione di fontane, mense per i poveri, voti di rinuncia per un determinato tempo. Carità, Pietà, Non Violenza, costituiscono gli ideali etici più alti.

 

Il Sistema Castale. La società induista è strutturata in Caste; oltre alla quattro principali, “Varna” (Colori), cioè Sacerdoti, Guerrieri, Contadini e Servi, si annoverano dalle 200 alle 300 Sottocaste, “Iati” (Nascita), formatesi in seguito alla graduale specializzazione delle professioni. Nella realtà odierna le Nascite costituiscono l’aspetto più rilevante del Sistema Castale e quindi dell’organizzazione sociale, mentre i Colori sono in realtà categorie derivate dalla Tradizione. Il Sistema Castale è considerato dagli Induisti, Sacro ed Immutabile ed è connesso alla Dottrina del Karma. E’ la Legge del Karma infatti a determinare l’appartenenza ad una Casta: tra un’esistenza e  l’altra l’essere umano può dimorare nei Cieli come Divinità e negli Inferi come Demone, quando farà ritorno sulla Terra nascerà in una Casta oppure in un’altra; potrebbe rinascere anche in forma non umana. Un rifiuto del Sistema Castale equivarrebbe ad una ribellione contro l’Ordinamento stesso dell’Universo, mentre al contrario, l’adempimento dei Doveri Castale può assicurare una rinascita migliore ed infine la Liberazione. Il Sistema Castale stabilisce la Gerarchia dei comportamenti sociali; ognuno è consapevole della propria condizione fin dalla nascita e si deve comportare di conseguenza con i suoi pari, i suoi superiori ed i suoi inferiori. La più elevata delle quattro principali caste è quella dei Brahmani, che incarnano i Poteri Spirituali ed il cui compito è di celebrare i Riti ed i Sacrifici e di fungere fra la Dottrina ed il Popolo. La Casta dei Brahmani è seguita, verso il basso, dalla Casta degli “Ksatriya”, la Casta dei Re, dei Nobili e dei Guerrieri. Essi sono tradizionalmente indicati come “le braccia della Nazione”. In origine era la Casta più alta ma in seguito il loro posto venne occupato dai Brahmani. La terza grande famiglia di Caste è occupata dai “Vaisya”, composta in maggior parte da Commercianti ed Artigiani e sono considerati “le gambe della Nazione”. Seguono i “Sudra”, la massa di lavoratori comuni che vengono definiti “i piedi della Nazione”. Vi sono poi i “fuori Casta”, i famosi “Paria”, cioè gli intoccabili che occupano il gradino più basso della scala sociale. La nozione di fuoricasta è legata a quella di Impurità; infatti sono impure tutte quelle professioni che hanno a che fare con la nascita (Medici, Ostetriche) e la morte (Macellai, Conciatori di pelle, Giustizieri, Crematori) o che vengono a contatto con lo sporco (Netturbino, Lavandaia). Tutti i fuoricasta vengono considerati impuri dai membri delle quattro Caste Superiori. I Fuoricasta sono anch’essi suddivisi in Sottocaste. Poiché i Fuoricasta intoccabili possono rendere impuro un membro di una Casta Superiore anche solo sfiorandolo con lo sguardo o con la propria ombra, essi sono circondati da una serie di regole particolarmente severe allo scopo di mantenere il loro isolamento nella Comunità. Devono vivere al di fuori delle città e non possono utilizzare le strade pubbliche o bere acqua da fontane pubbliche oppure fare acquisti in un negozio frequentato da membri di Caste più elevate. Non possono preparare il cibo per membri di Caste Superiori e soprattutto non possono leggere o studiare i Veda e l’accesso ai Templi è loro vietato.


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