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Musica

Il senso profondo dell'armonia

A cura di Tullio Visioli

Ciò che contrasta concorre…

Il testo dell'articolo è un mio intervento ad un'interessante conferenza che si è tenuta a Roma lunedì 2 dicembre 2002 presso la Sala Conferenze della chiesa di S. Gabriele Arcangelo dal titolo "I DIRITTI UMANI TRA PACE E GUERRA". Alla manifestazione, ben organizzata dalla Dott. Nicoletta Oddo dell'Associazione "Ali di scorta", partecipavano tra gli altri la prof. Maria Rita Saulle, la Dott. M. Pia Garavaglia e la Dott. Nicoletta Dentico di Medici senza frontiere.

 

La comprensione del senso profondo dell'armonia deve partire da un'adeguata riflessione sul significato della parola stessa. Armonia: arriva fino a noi attraverso il latino, dal greco harmonia (unione, proporzione, accordo…) a sua volta derivato daharmozein (congiungere, accordare…). È evidente un primo significato, noto a tutti, che si riferisce all'universale possibilità di costatare direttamente attraverso i propri strumenti di percezione psicofisici (ma anche quelli del nostro "sé profondo") una condizione d'armonia che a partire dall'ascolto musicale (concordanza di suoni, di voci, di ritmi…) si può estendere a molteplici ambiti d'esperienza, definiti proprio come se si trattasse di valutare "acusticamente", attraverso l'orecchio, la condizione di quella porzione di realtà sulla quale soffermiamo la nostra attenzione, realtà che spesso ci coinvolge emotivamente e qualche volta c'informa di sé fino al punto di farci sentire parte di essa, parte di un "tutto armonioso". È il concetto così chiaramente espresso da S. Tommaso d'Aquino nel suo Adoro te devote latens deitas (…deità non apertamente manifesta), quando di fronte al suono della parola di verità espressa da Cristo afferma: "La vista, il gusto, il tatto in Te sono tratti in errore, ma con il solo udito si crede in tutto".

    Da qui una prima considerazione: se si vuole rendere l'essere umano cieco, fanatico o intollerante e condizionarne la capacità di giudizio… (a tutti i livelli), la prima cosa da fare (deliberatamente o inconsciamente) è quella di ostacolare, stordire o inquinare fortemente la sua percezione uditiva e la sua musicalità (anziché educarla e formarla), il nostro potenziale canale di comunicazione con il sé profondo, tanto da ritrovarci nella condizione descritta da un frammento di Eraclito: "Cattivi testimoni sono agli uomini gli occhi e gli orecchi, se hanno anime da barbari". Poiché un orecchio educato e funzionante è un efficace strumento di valutazione, è per questo che per naturale estensione parliamo di armonia del corpo umano, di armonia dell'universo, di armonia di forme, colori e linee, di pensieri, di armonia tra pensiero e azione, trai fatti e le parole e in senso normativo di provvedimenti in armonia con le leggi vigenti, proprio come se le cose che "funzionano" acquistassero di per sé delle caratteristiche musicali, "sinfoniche".

 L'armonia è anche un fine molto elevato, è la premessa per una vita pacifica e costruttiva, è quello che noi tutti vorremmo: una concordia di sentimenti, opinioni e aspirazioni che permetta a tutti di vivere "in armonia", in altri termini è qualcosa a cui tutti aspiriamo come ad un diritto, ad una condizione ideale che potremmo indubbiamente definire come "la pace". Però, come sappiamo (anche se non sempre ne teniamo conto) per ottenere un diritto bisogna attuare dei precisi doveri e di conseguenza chiederci, per ogni diritto che vogliamo ottenere, quali siano i doveri da applicare: i doveri sono il percorso "a ostacoli" o il viaggio talvolta faticoso e impegnativo che ci porta ad ottenere il diritto o il fine al quale aspiriamo. Così se un musicista volesse ottenere l'arte di Bach o di Mozart, di un grande concertista o di un direttore d'orchestra, deve attivarsi e passare attraverso un percorso: non si tratta di un percorso arido e privo di soddisfazioni, tutt'altro… ma di un percorso che trova nelle sue tappe evolutive e nella sensazione di pregustarne il traguardo, risorse sufficienti per crearsi una motivazione ed un interesse che si autoalimentino strada facendo.

E qui rientra un altro significato di harmonia, quello col quale nell'antica Grecia si indicavano le scale musicali (in origine pensate come discendenti, come un dono proveniente dall'alto: si pensi alla progressione discendente in Et incarnatus est dalla Messa in Simdi Bach o alla più nota Tu scendi dalle stelle di S. Alfonso de' Liguori) e le loro proprietà in rapporto ai ritmi e alla melodia da esse generate. L'immagine della "scala musicale", nonostante abbiamo perso molto del significato originario che legava ogni particolare successione di suoni ad un ethos (un aspetto etico, che implica un immediato riscontro pratico), sia nel senso di riconoscere in noi i caratteri evocati dalle melodie e dai ritmi (rispecchiarsi, riconoscersi in esse), sia in quello di stimolarci all'emulazione di tali caratteri (coraggio, nostalgia e attrazione per il divino, rettitudine…), conserva ancora l'idea di percorso ascendente e discendente, di applicazione costante e magari un po' ripetitiva, di esercizio necessario per giungere ad un risultato. Ma quali doveri, quali "scale" dobbiamo precisamente percorrere per ottenere questa armonia? Il significato del verbo greco harmozein indicava l'atto, l'azione di congiungere e di accordare, forse nel senso di accordarci, unirci a ciò che è altro da noi e di accordare noi stessi proprio come uno strumento musicale. Per entrare nel concreto e fare riferimento alla mia esperienza di musicista e educatore, l'atto di congiungere ed accordare, è proprio quello che mi ritrovo a fare quando sono davanti ad un gruppo di bambini, di ragazzi o di studenti, pronti ad iniziare un'attività musicale di gruppo, come ad esempio formare un coro. Sappiamo che in questo caso, per ottenere un risultato armonioso ogni parte, ogni singolo elemento deve accordarsi con gli altri, perché l'armonia non può essere di una parte sola in relazione con se stessa, ma è per definizione armonia con l'altro, l'armonia di un insieme di parti (inizialmente isolate) che si congiungono per ottenere un risultato corale acusticamente armonioso e gradevole, proprio come avviene in un accordo musicale. Ed è proprio questo risultato acustico che farà pian piano comprendere agli elementi di un coro che rinunciare ad una parte della propria individualità per tendere congiuntamente ad un risultato collettivo, ci porta a sperimentare una condizione che supera di gran lunga il piacere che può derivare dalla soddisfazione (appunto egoistica) delle nostre istanze più immediate.

Lo sperimentare questa condizione ci può portare ad un grado alto di motivazione, che coinvolge tutto il nostro essere: l'entusiasmo per l'armonia, l'attrazione e l'amore profondi per l'armonia. Parlando di pulsioni, le ho definite come le istanze più immediate, perché si tratta in definitiva di pulsioni dall'apparenza talmente imperiosa, pressante e anche… "assordante" che sembrano le più necessarie, quelle che richiedono un soddisfacimento immediato e ad ogni costo o almeno così da sempre ci illudono di essere.
    Bambini, ragazzi o adulti che siano, dopo anni di esperienza, riesco oramai a tradurne sguardi, gesti, malcelate (anche se impercettibili) espressioni di disagio e di disappunto in un catalogo di "variazioni" che, almeno nelle fasi iniziali si ripresenta puntuale:

"Ma perché devo soffermarmi ad ascoltare gli altri? Perché debbo unire la mia voce a quella degli altri e cercare di unirmi a loro senza mai prevalere, senza mai prevaricarli? Non è forse meglio essere protagonisti? Perché non posso essere al centro dell'attenzione? Non vedete che sono molto più simpatico degli altri? Insomma, non vi accorgete che ho molti più problemi degli altri? Sono un timido, non ce la farò mai ad esprimermi come gli altri… Perché il direttore del coro cerca di trattare tutti allo stesso modo? Non si accorge di quanto sia antipatico quello che sta dietro di me? Nessuno ha notato che il mio contributo al risultato generale è più importante di quello degli altri? Si sente che la mia voce è la più bella?"

    Non sono queste le premesse per l'armonia di un gruppo, ma sono certamente delle fasi, degli stati che bisogna passare e se li viviamo in maniera consapevole e cerchiamo gradualmente di migliorarci a partire dalle piccole cose, quanti benefici per noi stessi e per gli altri possiamo ricavarne! Superare questi problemi, trascendere queste dinamiche corrisponde nella musica a risolvere una tensione, una dissonanza in un rapporto di suoni armonico e consonante, ma indirettamente ci insegna qualcosa di più sulla nozione di armonia: ci insegna che l'armonia (nel senso di pace) non è una realtà di tipo statico o di tipo ingenuamente (perlomeno nell'immaginario) estatico, ma si tratta di una realtà in perpetuo movimento, fluida, che ha come premessa la ben nota concordia discors, espressa dal già citato Eraclito come: "Ciò che contrasta concorre e da elementi che discordano si ha la più bella armonia". Si potrebbe anche affermare che proprio le diversità, le differenze contribuiscono all'armonia, così come non si può costruire un accordo a partire da un solo suono o da cento suoni uguali. Ma c'è anche di più, l'armonia è dinamica, attiva, in movimento perpetuo è "armonia che da un estremo ritorna all'altro estremo come avviene nell'arco e nella lira", due strumenti originati da un medesimo principio di costruzione, quello di una corda tesa su un bastone ricurvo. Anche questa immagine fortemente simbolica ci insegna che una buona armonia richiede preparazione, educazione come a chi è padrone del proprio strumento musicale e molta attenzione, perché la tensione dell'arco (che può essere fortemente distruttiva) è sempre in agguato. L'attenzione alle tensioni poi, così come avviene in musica, richiede notevoli capacità intellettive e creative, quelle del saper trovare le giuste soluzioni, possibilità di superamento dei problemi che non passino, come spesso accade, attraverso le "facili" armi dell'intolleranza e della violenza.


    Ecco che da queste considerazioni scaturisce immediata la primaria necessità di educare profondamente il pensiero (soprattutto dei più giovani) al senso profondo dell'armonia e al suo reale significato e per quanto riguarda l'aspetto pratico di sperimentare e riconoscere questo senso dell'armonia a vari livelli di manifestazione, risvegliando in questo modo l'autentico e insopprimibile bisogno di armonia che è racchiuso nell'umano. È un'armonia che richiede la nostra partecipazione attiva, il nostro contributo costante e nessun modello d'esperienza come quello musicale ce lo può far comprendere in maniera così evidente e tale da toccare le parti più profonde del nostro essere. Per ottenere questo, bisogna restituire dignità al fatto musicale e comprendere le finalità di questo immenso linguaggio, quello di collegarci al divino, perché come afferma un grande musicista e filosofo contemporaneo "la musica è in relazione con l'anima e l'anima è in relazione con Dio". E in che cosa può consistere questa relazione se non in una relazione di armonia?

    In secondo luogo, bisogna rimuovere dal nostro pensiero l'immagine comune dell'armonia e del suo raggiungimento: non si tratta di una condizione di immobilità estatica, non è niente di tutto questo, anzi, si tratta di una realtà dinamica e mutevole, nella quale dobbiamo imparare ad essere e a muoverci. Come nella musica una successione di accordi consonanti ci può alla fine risultare stucchevole o una serie di dissonanze senza risoluzione ci può irritare, anche nella vita, l'armonia nasce dal dialogo tra consonanza e dissonanza, tra pause e silenzi, tra rumore e suono… Il musicista e uomo di pensiero che ho appena citato, Ostad Elahi, dopo averci detto che il fine supremo dell'uomo è una condizione di felicità (quindi anche di armonia) che si definisce come perfezione, una condizione al di là di ogni immaginazione, ci dice anche che questa condizione di vera e autentica armonia ci porta ad "uno stato di benessere che si rinnova continuamente senza che l'istante successivo assomigli mai a quello precedente…" Anche nel raggiungimento del fine ultimo si arriva ad una condizione di movimento, a un qualcosa di dinamico… si tratta ancora (per quello che possiamo comprendere) del senso profondo dell'armonia. Sospendo qui le mie riflessioni, appoggiando il mio discorso su un accordo aperto, mai come in questo momento (accordo) di "tensione": se vogliamo educare all'armonia, alla pace, è giusto insistere sugli aspetti conoscitivi del problema, ma ricordiamoci anche che un grande risultato è la somma di piccoli e costanti esercizi e nel nostro caso si tratta di restituire importanza al linguaggio della musica, un linguaggio che è già di per sé una pratica di tipo etico e un'occasione per restituirci la nostra capacità di essere interpreti acustici dell'armonia del reale, di una vera armonia per l'umanità.

Tullio Visioli

Ha fondato nel 1991 l'ensemble LAUDANOVA col quale ha partecipato a concerti e rassegne di prestigio.

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