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Psicologia Olistica

La Psicologia Olistica

A cura di Anna Fata

La Psicologia Olistica ha come obiettivo una riconciliazione di diversi campi del sapere scientifico, che con la loro divisione estrema hanno condotto non solo ad una frammentazione del sapere, ma anche della stessa essenza dell’individuo. I numerosi orientamenti della psicologia, in particolare, si sono chiusi tra loro, oltre che in ampia parte verso l’esterno – eccezion fatta per la psicologia transpersonale che in tal senso ha mostrato segni consistenti di apertura - conducendo ad una marcata settorializzazione e ad una sempre crescente specializzazione che ha fatto perdere di vista il tutto: l’analisi è andata a discapito della sintesi.

L’apertura verso l’esterno consente il confronto, lo scambio, grazie ai quali il risultato finale è sempre maggiore della somma delle singole parti, come sostenuto dalla teoria dei sistemi, che è un’area di studi interdisciplinari che si occupa delle proprietà di un sistema nella sua interezza. Fu fondata negli anni 1950 da Ludwig von Bertalanffy, William Ross Ashby e colleghi, sulla base dei principi dell’ontologia, della filosofia della scienza, della fisica, della biologia e dell’ingegneria, trovando poi applicazioni e nuove idee in tutte le scienze, tra cui la geografia, la sociologia, le scienze politiche, la teoria delle organizzazioni, il management, la psicoterapia, l’economia ed i sistemi intelligenti.

La psicologia olistica considera l’individuo nella sua interezza, unicità e unità, un sistema integrato in cui le diverse funzioni concorrono a questa unità e fanno riferimento ad un centro chiamato Sé. In realtà, in relazione alla presenza di un centro il dibattito è aperto: le più moderne scoperte scientifiche sono a favore di una coscienza diffusa in ogni zona corporea e non limitata alla mente o cervello. La concezione di Sé come nucleo permanente e continuativo di coscienza nel corso dei cambiamenti somatici e psichici dell’esistenza, pare, infatti, non essere supportata a livello fisico, medico, biologico. Sembra più accreditata l’ipotesi che l’unica vera costante sia il cambiamento e che la sua stessa percezione dinamica e fluida sia la fonte del ben-essere.

Un altro aspetto fondamentale di tale prospettiva è quello di considerare l’individuo in rapporto non solo al microsistema in cui si inserisce, ma anche nel più ampio macrosistema con cui è in relazione diretta e indiretta. L’approccio all’individuo si può applicare all’intero universo, e quello a quest’ultimo si può estendere al singolo, in quanto tra loro c’è una condivisione di essenza e di natura, e quindi anche di leggi.

La psicologia olistica non si vuole presentare come un sistema assoluto, totalizzante, ma desidera costituire un ponte, un canale di comunicazione, di scambio tra gli orientamenti interni alla psicologia ed esterni ad essa con cui si trova a relazionarsi. Essa non ha finalità di integrazione, che appiattirebbe le differenze, ma di riconoscimento, di rispetto di esse, di dialogo e interscambio.

L’individuo viene trattato secondo cinque dimensioni fondamentali, fisica, emotiva, mentale, sociale, spirituale, in interazione tra loro e su cui si deve agire per raggiungere uno stato dei ben-essere: non si può prescindere da alcuna di esse, pena la disarmonia.

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Anna Fata

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