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Suggestioni

Per una Lettura del Suono

Che musica fate? Qual è il vostro genere?

Queste sono le due domande più frequenti che mi vengono rivolte quando parlo del gruppo in cui suono, gli ATEM.

Non è facile rispondere. Anzi, penso che a queste domande possono rispondere solo coloro che sono la cover-band di un particolare artista, o gruppo, oppure di un filone ben definito che si ispira a due o tre artisti specifici. Ma chi fa musica originale propria può solo dire: - Faccio musica mia -.

In fondo esistono solo due generi principali: quello POP (cioè, che vende i dischi) e quello UNDERGROUND (quello che, se riesce a produrne, ne vende pochi, e non riesce ad avere una distribuzione capillare). In questi due generi esiste poi il fenomeno trash, ovvero musica che si ispira, e copia, altri modelli musicali. Generalmente viene diffusa come originale.

Gli ATEM fanno musica underground, nessuno ci ha mai definito trash.

Le prerogative di questo progetto artistico sono quelle di sperimentare l'espressione (senza aderire a nessun canone), che poi diviene suono, delle nostre singole dinamiche sonore con quelle foniche e poetiche delle parole (o poesie), con la voce che altera, accentua o filtra le dinamiche. È un'esperienza collettiva in continua evoluzione.

Ognuno di noi viene da esperienze musicali eterogenee, riguardanti anche gli stili ed i repertori più concettualmente opposti fra loro. Un giorno per rispondere ad una delle domande iniziali, dissi: - Un genere tra Natalino Otto ed i Rage against the machine -. E non scherzavo, perché entrambi fanno parte del nostro patrimonio genetico musicale.

Il nostro repertorio (più di tre ore di materiale) è suddiviso tra canzoni, poesie sonore e lavori per spettacoli teatrali. Abbiamo, inoltre, molti lavori frutto di collaborazioni con altri artisti, soprattutto pittori e poeti. Il nostro lavoro è aperto ad ogni tipo di contaminazione.

Quello che di noi desta più interesse è la poesia sonora, data la sua fondamentale differenza rispetto ai moduli del concetto di canzone. Sicuramente, rispetto all'idea della canzone, ci sono delle eccellenti eccezioni (“Michelle” dei Beatles), ma è anche vero che ci sono delle poesie sonorizzate che sembrano canzoni. Ad esempio: abbiamo musicato un testo, tradotto in italiano, del poeta americano Walt Whitman e, con nostra sorpresa, ne è nato un brano ballabile che oggi (dopo tre anni che l'eseguiamo) è anche con una ritmica e delle sonorità molto alla moda.

Ma ne abbiamo anche una che si intitola “Invidia” (poesia di A. Nina Maroccolo, cantante del gruppo) che è stata definita un brano punk. Il punk è tutto ciò che è forte, veloce, e ad alto volume e, soprattutto, senza virtuosismi tecnici. Ma è una considerazione puramente estetica, poiché “Invidia” richiede un po' di tecnica, dato che vi sono dei passaggi con accenni tipicamente jazz; ma non pensate al grande Miles Davis. D'altra parte qualcuno considera punk persino gli Stranglers.

Bisogna constatare che siamo in un'epoca in cui tutto viene re-interpretato e mixato nelle forme più disparate. Ricordiamoci di Elvis, che ha cantato O' sole mio.

Noi non abbiamo l'ambizione né la voglia di andare a Sanremo. Però è spiacevole vedere come il nostro Paese sia indietro nella diffusione della musica come strumento di cultura.

Quando facciamo delle serate, sono più interessati, al nostro lavoro, gli stranieri; del primo, secondo e terzo mondo! Chissà l'Italia che collocazione ha?

Da anni si parla di world music, ma sappiamo che la musica moderna nasce dalla fusione di culture musicali differenti, come il blues e le musiche caraibiche, diretti discendenti della musica africana che, a loro volta, hanno influenzato gran parte della musica che ascoltiamo oggi. Quindi la musica trae spunto anche dai canoni meno convenzionali, ed è sbagliato pensare che per avere un suono internazionale bisogna ispirarsi alla musica americana, la quale è assemblaggio di tante culture musicali.

Noi facciamo musica cantata in italiano senza pensare che la lingua di Dante possa essere un limite per comunicare, in maniera sonora, con altri popoli. In fondo anche il rap cinese è entrato nelle classifiche internazionali, acquistato da noi occidentali.

Ho scritto questa auto-recensione non per pubblicizzare il progetto ATEM, o per autocompiacimento. Quattro parole non spiegano il lavoro che stiamo svolgendo. Semplicemente apriamo una finestra di dialogo. Si accettano e si forniscono assaggi epistolari, sonori, verbali, ricordando che anche gli insulti sono suono.

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