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Quello dei Tarocchi può essere definito come un gioco che elimina dubbi distruggendo certezze. Questa definizione è meno paradossale di quanto a prima vista possa sembrare; infatti non si possono avere dubbi senza avere contemporaneamente delle certezze su cui quei dubbi poggiano e dalle quali derivano.
Si tratta di certezze, di convinzioni di tipo culturale e intellettuale acquisite nel corso della nostra esistenza che però, di fronte a delle scelte esistenziali, si dimostrano piuttosto superficiali o addirittura false, altrimenti non darebbero adito a dubbi di sorta e non ci troveremmo ad interrogare un “oracolo”.
Come fanno i Tarocchi a dissolvere queste pseudo certezze eliminandone i relativi dubbi? Semplicemente bypassando col simbolo il livello più superficiale dei nostri condizionamenti, mettendoci, tramite la sua intuizione, in comunicazione con quella parte più profonda della nostra psiche dove esistono certezze non più solo pensate o ritenute come vere, ma sentite come vere e che, in quanto tali, non consentono dubbi.
E’ una regola talmente ovvia, altrimenti non saremmo qui a giocare, che non è facile da rispettare. In genere il consultante è talmente identificato con il problema che lo ha portato qui e con le convinzioni ed i circuiti mentali con cui ci ha girato intorno, che non li molla tanto facilmente. Tutto ciò è invece fondamentale per ambedue le fasi in cui possiamo dividere il gioco.
La prima fase consiste nel far emergere dal consultante la vera domanda, vale a dire le implicazioni emotive e sentimentali del problema, non le sue razionalizzazioni. Se mentre facciamo la domanda la mente, che presume di sapere, continua a darci le sue risposte anche se queste si sono rivelate insoddisfacenti, se la mente crea tra il nostro sentire e le emozioni un diaframma di giustificazioni e razionalizzazioni, il gioco non funziona. Il consultante può essere facilitato, in questa prima fase, invitandolo a fare ad occhi chiusi qualche respiro profondo in modo da rilassarsi, da decongestionare la testa e restituire anche al resto del corpo un po’ di energia.
La domanda deve partire dal cuore e dalla pancia, deve essere carica della loro energia, altrimenti nello specchio del simbolo non sarà possibile coglierne la risposta, il riflesso. Il 50% dell’arte del cartomante consiste perciò nel portare il consultante a formulare la domanda in questo modo; a tale scopo dovrà cercare di intuire il nucleo emotivo del problema del consultante in modo da aiutarlo, per successive approssimazioni, a formulare nel suo modo originale la vera domanda. E’ una operazione di tipo maieutico che consente anche al cartomante di rispettare la prima regola, vale a dire di verificare nel processo se la sua intuizione era corretta o se si trattava, invece, di una sua proiezione sul consultante.
Passiamo alla seconda fase del gioco: dopo aver mischiato le carte ed averle disposte a semicerchio di fronte al consultante, lo si invita ancora a qualche respiro profondo e a mettersi in contatto con il nucleo emotivo da cui è scaturita la domanda. Ora è pronto a scegliere una o più carte con la mano sinistra, quella più in relazione con l’emisfero destro, quello intuitivo, del nostro cervello. Le carte saranno consegnate ancora coperte al cartomante. A questo punto è necessario applicare la seconda regola del Tarocco intuitivo: non esistono significati precostituiti degli archetipi, il simbolo non significa, il simbolo agisce, evoca in noi sentimenti, emozioni, immagini. Non si tratta di interpretare la carta leggendo il suo nome e deducendone in base a ciò il significato. Ancora una volta, per ambedue i partecipanti al gioco, è importante ricordarsi della prima regola del gioco: assumiamo di non sapere, quando girando le carte appariranno le icone prescelte, sospendiamo qualsiasi giudizio nei loro confronti e, semplicemente, per un po’ contempliamole, lasciamo che l’immagine ci compenetri, percepiamone le risonanze, guardiamola con occhi ricettivi, non proiettivi. Non concettualizziamo il simbolo, piuttosto intuiamolo, vale a dire osserviamo dentro di noi le emozioni, il sentire da lui evocato ed esprimiamole immediatamente e liberamente, a partire, magari, semplicemente, da un “mi piace / non mi piace”, senza razionalizzarle, giustificarle o censurarle.
Si impone qui di rispettare la terza regola del gioco che consiste nell’essere onesti con noi stessi, nell’accettare onestamente i nostri sentimenti, le emozioni, i nostri desideri e bisogni, le nostre passioni, anche quelle “politicamente non corrette”. Il cartomante faciliterà questa operazione stimolando il consultante a nominare quelle emozioni, a dire quali delle emozioni evocate dall’immagine gli piacciono o meno. Questa descrizione aiuterà sia il cartomante che il consultante a riformulare insieme, in maniera sintetica e per analogia, l’intuizione del consultante. E’ questo infatti per lui il “significato” dell’icona, il riflesso della sua domanda nello specchio dei Tarocchi: la risposta che ne era implicita.
Questa prima giocata può costituire una ricognizione, una sorta di radiografia non mentale, psichicamente più profonda del problema; in questa fase il cartomante avvalendosi della poliedricità del simbolo, delle molteplici letture che offre di sé, potrà eventualmente aiutare il consultante a provare a spostare il suo punto di vista, a sperimentarne qualcun altro, a trovare quello più favorevole alla soluzione del problema. Anche in questo caso il cartomante dovrà stare ben attento a rispettare l’altro, a non imporre in qualche modo il suo punto di vista. Dopo questa prima giocata, a seconda delle domande ulteriori che, eventualmente, potranno scaturire dalla “radiografia” del problema, se ne potranno fare altre, sempre con lo stesso metodo, magari alla ricerca della miglior strategia, vale a dire di quella più motivante per il consultante per raggiungere il suo obiettivo, per causare l’evento che gli sta a cuore.
Non è il caso di risparmiarsi in quanto a giocate, in quanto a rischio; non è il caso di essere avari nel gioco dei Tarocchi, infatti, e questa è la loro quarta ed ultima regola, i Tarocchi sono l’unico gioco di azzardo dove chi più rischia più vince. Più saremo generosi con noi stessi, più alta in termini di verità sarà la nostra posta, più sincera la domanda e la nostra attitudine a ricevere la risposta, maggiore, sempre in termini di verità, sarà la nostra vincita e più il gioco dei Tarocchi ci rivelerà la sua magica bellezza, più ci divertiremo e più ci renderemo conto che quella del Tarocco intuitivo è un’arte. Come tutte le arti, infatti, cerca di rendere visibile l’invisibile, di rappresentarne in qualche forma l’anima, il suo sentire. Un’arte che consente anche la libertà di intervenire su quella forma, di trasformarla, volendo.
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