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Dal Paleolitico al Medio Evo

Dal Paleolitico al Medio Evo

18.000 a.C.

Nelle pitture degli antichi abitanti delle Grotte di Lascaux, in Dordogne, Francia compaiono le più antiche raffigurazioni dell’uso delle piante officinali. 

Periodo Neolitico (7000 – 4000 a.C.)

In Oriente l’uomo scoprì il modo di produrre oli grassi vegetali grazie all’estrazione mediante pressione dalle piante di olivo, ricino, sesamo e lino. Viste le conoscenze sulle erbe acquisite allora in cucina e medicina, crediamo che sapesse già preparare oli aromatizzati e che li usasse nella frizione e nel massaggio dell’intero corpo. 

Antica Mesopotamia 

Secondo le scritture trovate nelle tavolette incise dai Sumeri di oltre 5000 anni fa veniamo a sapere che i praticanti della medicina di allora assomigliavano ai naturopati o ai praticanti delle medicine complementari di oggi: conoscevano l’astrologia, la fitoterapia, l’anatomia, la farmacopea, i procedimenti di diagnosi, ma anche le scienze esoteriche che permettevano di fare pronostici e d’interpretare i sogni per attivare un profondo processo di guarigione. 

I medici di allora erano anche sacerdoti e taumaturghi e ricevevano un insegnamento segreto ed iniziatico. Nelle iscrizioni trovate sulle tavolette si trovano delle diagnosi e delle prescrizioni medicali molto precise. Vediamo qualche esempio: per il mal di testa “Tu mescolerai del pino, della mirra, delle rose, della mucillagine di sesamo, della ferula comune con della crusca, che tu stempererai con della birra ordinaria e tu gli farai un impacco attorno alla testa.”. Per i casi d’eczema, di caduta dei capelli, molte prescrizioni erano date con cure che contemplavano bagni, lavaggi, digiuni o regimi alimentari, esercizi fisici da praticare nel tempio. L’utilizzazione di frizioni cutanee con essenze, in special modo  con essenza di cedro, le fumigazioni per le vie respiratorie, erano le prescrizioni d’uso più comune. 

Antico Egitto

I primi ad intuire le importanti proprietà delle essenze aromatiche vegetali furono i sacerdoti egizi e certamente tra tutti i popoli gli Egizi furono i più famosi preparatori e consumatori di essenze. I laboratori per la preparazione delle essenze sorsero così nelle vicinanze dei templi. I sacerdoti erano molto esperti di tecniche di distillazione e di preparazioni aromatiche che erano riservate agli Dei, ai faraoni ed alle classi sociali elevate, alle tecniche d’imbalsamazione e per la cura delle malattie. Un tempo questi unguenti pregiati venivano usati esclusivamente dalla famiglia reale e dai sacerdoti. Successivamente vennero considerati meno sacri e così unguenti meno pregiati furono usati in misura maggiore anche dalla gente comune come cosmetici, per massaggi e come medicamenti. 

Benché le pratiche d'igiene quotidiana fossero seguite da tutti, sembra che solo il faraone disponesse di una stanza da bagno, dove enormi quantità di essenze venivano immesse nell’acqua e usate per preparare balsami con oli vegetali e miele.  

Gli uomini delle classi sociali più elevati usavano portare sulla sommità del capo un piccolo cono intriso di unguenti profumati, che col calore del sole si scioglieva ed inondava il corpo. Grande attenzione veniva dedicata dalla donne egizie ai procedimenti di cosmesi che includevano l’uso di oli per proteggere e profumare i capelli, l’arte del trucco del viso, utilizzando il rosso ocra per  colorare le labbra e le guance, l’henné per disegnarsi le sopracciglia e dipingere le palpebre, un ombretto generalmente verde, vari unguenti e pomate per abbellire l’incarnato ed in piccola quantità la biacca per imbiancare la faccia. 

Nel 1922 fu scoperta la tomba di TutanKhamon e furono ritrovati al suo interno molti vasetti in calcite, risalenti al 1350 a.C. Essi  contenevano un unguento che si era solidificato a base di incenso, nardo indiano disciolti al 90% in grasso animale e cosa incredibile l’odore era ancora presente. Nel British Museum sono esposti vasi egizi di alabastro datati intorno al 3000 a.C. che probabilmente erano destinati a contenere oli aromatizzati. 

In corrispondenza della diciottesima dinastia, che ebbe intorno al 1580 a.C., ci fu in Egitto un grande aumento della ricchezza, delle arti e degli scambi commerciali e così aumentò anche la conoscenza delle sostanze aromatiche. Le essenze allora più utilizzate erano la mirra, l’incenso, il cedro, l’origano, il nardo, il calamo, il ginepro. 

In Egitto venivano utilizzate enormi quantità di resine  e di profumi alimentando un intenso commercio di essenze preziose che provenivano da altri paesi, che nel caso dell’incenso e della mirra provenivano dal misterioso paese di Punt, situato tra la Somalia e l’Eritrea. Come non ricordare Cleopatra, l’ultima regina egiziana, che visse nel periodo in cui l’arte della preparazione dei profumi e dei cosmetici aveva raggiunto il suo culmine. Sembra che gran parte della sua capacità di seduzione, con la quale ammaliò Cesare e Marco Antonio fosse dovuta proprio al suo largo uso di profumi e cosmetici pregiatissimi.

Nei templi di Iside e Osiride a Heliopolis, la Città del Sole, dove era venerato Ra, venivano bruciate tre volte al giorno resina, mirra ed una miscela di 16 componenti detta Kyphi, usata successivamente da Greci e Romani. E’ ampiamente documentato che gli Egizi usavano l’olio di legno di cedro per il procedimento d’imbalsamazione e mummificazione dei cadaveri. Lo stesso olio aromatico veniva molto utilizzato sia dagli Egizi sia dai Babilonesi: era aggiunto ad oli ed unguenti per la cura del corpo e dei capelli. Le mummie in miglior stato di conservazione risultarono quelle dove era stato fatto un esteso uso di mirra ed olio di legno di cedro, grazie alle loro proprietà antisettiche.

 I profumi venivano considerati dagli Egizi dei potenti afrodisiaci, che potevano rendere possibile la nascita ed anche la rinascita in un’altra vita, per questo venivano offerti ai morti. Secondo lo studioso egiziano Schawaller de Lubicz gli antichi Egizi conoscevano molto bene il sistema olfattivo, tanto da poterlo ricreare architettonicamente nel tempio di Luxor: egli scoprì che la stanza dove si svolgeva la cerimonia dell’unzione del faraone corrispondeva ai sensori olfattivi della struttura anatomica del naso. Piante ed oli aromatici erano usati anche per rendersi simili agli dei,  per effettuare guarigioni spirituali, per espandere la coscienza, favorire la meditazione, permettere uno stato di trance sciamanica, ascoltare i messaggi degli dei attraverso visioni oniriche. 

Antica Palestina.

Gli Ebrei nel loro esodo dall’Egitto, iniziato intorno al 1240 a.C. ricevettero numerose istruzioni tramite l’intercessione del Signore a Mosè per formulare una miscela di oli aromatici da usare esclusivamente per utilizzi sacri. Tale unguento pregiato, con cui si consacravano re e sacerdoti era chiamato Olio Santo e veniva custodito nella memorah, il candelabro a sette braccia che ardeva nell’altare e veniva spruzzato sette volte in fronte al Signore. Chi avesse avuto l’ardire di contravvenire a tale comandamento veniva allontanato dal suo popolo. 

Altre formulazioni di oli ed unguenti di uso comune e non sacri erano utilizzati per la purificazione e l’igiene delle donne ebree nel loro viaggio di 40 anni, attraverso il deserto, per arrivare alla Terra Promessa, che non potendo lavarsi a dovere, indossavano tra i seni, ad uso di deodorante, un sacchetto di lino con mirra ed altre sostanze aromatiche. Gli Ebrei appresero dagli Egizi l’arte della profumeria nella loro schiavitù e tornati alla Terra Promessa divennero abili profumieri. 

Gesù, uno dei più grandi iniziati e guaritori dell’antichità si serviva anche di oli aromatici: “Su alcuni imponeva le mani, ed essi guarivano: ad altri pronunciava la Parola, ed essi venivano risanati; altri invece dovevano immergersi in certe pozze ed altri ancora li ungeva con olio sacro” (Il Vangelo Acquariano 74,3). 

Come non ricordare l’amore con cui lo stesso Gesù venne unto da Maria Maddalena prima dell’Ultima Cena:

“ Poi Maria prese una libbra di unguento di nardo molto pregiato, unse i piedi a Gesù e li asciugò coi propri capelli: e il profumo dell’unguento si sparse per tutta la casa” (Giovanni 12, 3). C’è da ricordare che allora il nardo era un’essenza molto costosa, ma crediamo che Maria Maddalena fosse l’artefice di un preparazione spirituale a cui Gesù dovesse essere sottoposto prima di subire la prigionia ed il martirio. 

Antica Grecia

I Greci impararono molto dagli Egizi, grazie agli intensi scambi culturali, sull’arte dell’utilizzo degli aromi. Quando Erodoto e Democrito visitarono l’Egitto nel IV secolo a.C. dissero che gli Egiziani erano maestri della profumazione. Gli Egizi come i Greci spiegavano l’efficacia dei prodotti aromatici con la loro origine divina. I Greci dicevano che l’arte della profumeria fosse stata creata da una ninfa di Venere, Aeone. 

I Greci, i Romani e tutti i popoli civili dell’antichità non reputavano che fosse sconveniente che gli uomini si profumassero come le donne. Molte ricette di profumi medicinali sono incise su lastre di marmo, nei templi di Esculapio, dio greco della medicina, sia in quello di Afrodite, dea dell’amore. Presso questi templi erano le sacerdotesse che somministravano composti curativi a base di essenze vegetali. 

La storia della maga Circe che con i suoi incantesimi trasformò gli uomini in bestie e di Medea sono esempi di come nella cultura ellenica una  potente magia potesse sprigionarsi attraverso l’attenta conoscenza di aromi, unguenti, filtri, pozioni ed incantesimi. 

Dopo di loro con Esculapio la medicina cominciò a staccarsi dalla magia e prese la via della scienza. Esculapio enfatizzava cure per il corpo, la mente  e lo spirito, includendo diete disintossicanti, pratiche ginniche, farmaci ed unguenti preparati con ingredienti prevalentemente vegetali. Esculapio  fece costruire un tempio ad  Epidauro, sua città natale dove terapie fisiche, diete, purificazioni, preghiere e suggestioni, che culminavano nel sonno sacro, si avvicendavano per portare ad una completa guarigione.

 Nell’antica Grecia, all’epoca di Ippocrate, suo successore, nel IV secolo a.C. s’iniziò una distinzione dell’arte medica dalla religione, enfatizzata maggiormente sotto l’influsso del pensiero aristotelico. Già al tempo di Ippocrate si consigliavano i bagni aromatici e i massaggi aromatizzati come igiene quotidiana e le fumigazioni di piante aromatiche contro la peste. Ippocrate come Pitagora sosteneva l’importanza dell’armonia tra corpo, mente e spirito e che c’erano leggi di armonia universale che gli uomini dovevano conoscere ed applicare per poter vivere una vita sana e completa. 

Teofrasto, il primo grande naturalista e botanico, scrisse in due libri il “Trattato sugli odori” un grande trattato sull’olfatto e le proprietà di moltissime piante officinali, sui metodi di estrazione e di applicazione, di notevole valore anche oggi. Teofrasto sostiene che il profumo dei fiori è contenuto nei petali e viene liberato dal sole, mentre l’aroma delle radici viene liberato dal calore del corpo e quello dell’incenso dal fuoco. Teofrasto  raccomandava l’uso di profumi immersi in olio di oliva affinché l’aroma persistesse a lungo e descrive l’azione degli impacchi e dei cataplasmi con profumi per far scomparire tumefazioni ed ascessi dalle parti esterne e per curare mali degli organi interni. 

I greci usavano anche nella vita quotidiana e culturale grandi quantità di prodotti aromatici. Erano soliti aromatizzare i vini con fiori, erbe, spezie, per curare ogni genere di disturbi e celebrare avvenimenti personali e sociali. C’era inoltre un’enorme diffusione  di unguenti e balsami usati da fanciulle e da ginnasti per esaltare i loro corpi. Nonostante la loro grande diffusione, la  qualità e la richiesta dei loro profumi era tale che i loro nomi altisonanti erano conosciuti ben oltre i confini della patria stessa: Metopium, Mendesion, Megaleion.

Antica Roma

Degni eredi della cultura greca furono i Romani. Nella Roma Imperiale gli oli venivano usati per profumare case e palazzi, nei bagni e nelle terme. Roma non conobbe mai uno sviluppo profondo delle cognizioni e delle pratiche mediche come in Egitto o in Grecia, ma in compenso sviluppò un vero culto per l’igiene, l’armonia e la forza del corpo. Luoghi deputati a celebrare questo culto furono le termae, dove  naturalmente era solito l’utilizzo degli oli essenziali. L’ultimo atto di questi rituali di balneazione avveniva nell’unctorium, dove venivano frizionate tutte le parti del corpo, compresi i capelli. A causa di quest’enorme richiesta di essenze, balsami e spezie, le materie prime arrivavano da tutte le colonie, dall’Oriente, dall’Egitto, dall’Arabia oppure erano prodotte nella penisola, specie a Capua, Napoli e Pozzuoli, dove sorgevano stabilimenti termali molto lussuosi ed esclusivi, atti ad indulgere in ogni forma di sfarzo e di voluttà sensoriali. Da questi eccessi, anche nell’utilizzo dei profumi presero spunto scrittori satirici dell’epoca, come Giovenale e Marziale. 

Plinio il Vecchio racchiuse nei 37 volumi dell’Historia Naturalis tutte le conoscenze e le virtù terapeutiche delle piante allora conosciute. Tale enorme mole di conoscenze venne poi ripresa ed integrata da Dioscoride, in un’enciclopedia medica, dedicando un intero capitolo sugli oli essenziali, che fino ad oggi rimane ineccepibile. Dioscoride fece alcuni esperimenti sulla distillazione della “quintessenza” delle piante, producendo canfora e trementina. 

Antica Persia

Tradizionalmente si fa risalire al medico arabo Avicenna (immagine a lato) la scoperta del processo di distillazione. Nei suo primi esperimenti usò la rosa, la rosa centifolia, uno dei fiori più apprezzati in oriente, poi estrasse anche da altre piante sia essenze, sia acque aromatiche. Avicenna nacque nel 980 a.C. nell’attuale Ubzechistan. Aveva una grande conoscenza oltre che di medicina, anche di astronomia, fisica, religione ed alchimia. Scrisse un Canone della Medicina “Al-Qan un fi’l Tibb”  in 5 volumi, che rappresentò allora il testo più completo di conoscenza medica del mondo civile. Avicenna testimonia l’alta conoscenza scientifica degli Arabi allora raggiunta. La scoperta della distillazione è stato un passo importante per la l’alchimia di allora e la nascita della chimica. E’ sorprendente che nonostante il suo ampio viaggiare durato 58 anni riuscì  ad avere il tempo di scrivere oltre un centinaio di libri.

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