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Florario

Melograno

A cura di Alessandra Sordi

Famiglia: punicaceae

Nomi comuni, sinonimi, varietà

Al giorno d'oggi esistono, oltre alle piante spontanee, numerose varietà da giardino che vengono coltivate solo per lo splendore dei fiori. Le foglie sono caduche ed il colore dei fiori può essere giallo chiaro, rosso arancio o rosso scarlatto a fiori semplici o doppi. I frutti sono delle bacche globose, suddivise a scomparti contenenti semi rossi o rosa, leggermente aspri e succosi; vengono utilizzati per gelatine e sciroppi. Il melograno è un arbusto che può superare i 3 m di altezza.


Il mito, i simbolismi, il linguaggio dei fiori

Il nome latino della specie malum punicum significa melo fenicio, in quanto la leggenda faceva risalire la pianta alla Fenicia , dove la mitica Side veniva considerata la fondatrice della città di Sidone. Side è anche il nome greco del melograno che, in realtà, proviene in origine dall’India, ma era coltivato e diffuso in Asia minore e nel mediterraneo fino dall’antichità.

L'antichità: una statua, datata probabilmente al VII secolo a.C. raffigura la dea Era (Giunone) con un bimbo in braccio, nell’atteggiamento di “colei che nutre” e porta un frutto di melograno nella mano destra. Il frutto rappresentava sia la fecondità che la morte, simbolo arcaico di Colei che dà - Colei che toglie (rappresentata da varie entità femminili, a seconda delle regioni o delle epoche : Rhoiò, Core, Side) . Un mito greco più tardivo narra che delle melagrane nacquero dal sangue di Dioniso, ucciso dai Titani; una melagrana era il frutto che Ade fece mangiare a Persefone per trattenerla nell ‘Ade, simbolismo della vergine che deve morire come tale per trasformarsi in madre.

Nell’epoca ellenistica: la raffigurazione di dee (Era, Atena, Afrodite a Cipro, Core–Persefone ) recanti il frutto del melograno era comune in epoca ellenistica fino dalle epoche arcaiche. Il simbolismo evocava , nella tradizione dei popoli mediterranei il ciclo eterno di vita-morte-rigenerazione.

Nell’antico testamento il frutto simboleggia la femminilità, la fecondità, la prosperità ed anche un segno della benedizione divina : Salomone fece scolpire delle melagrane sulle colonne della sua reggia.

In epoca cristiana, l’apostolo Paolo utilizza la melagrana come simbolo di una vita dura e sgradita ai sensi (come la corteccia del frutto), ma che aperta da Colui che ci coltiva, è dolce da mangiare e splendida alla vista (i chicchi dolci del frutto), e lo indica come “il frutto di pace”.

Nel Medioevo e nel Rinascimento, il simbolismo della melagrana si riconduceva a quello della Chiesa che unisce in una sola fede numerosi popoli. Oppure i misteri divini avevano come simbolo il frutto dalla forma tondeggiante (Dio raffigurato da un cerchio o da una sfera, senza principio e senza fine) ed gli innumerevoli chicchi (i misteri della sapienza divina); il succo del frutto raffigurava quello che l’anima riceve dalla Conoscenza Divina. Spesso veniva raffigurata la Madonna (oppure Gesù Bambino) con la melagrana in mano. Nella Madonna della Melagrana del Botticelli, il Bambino tocca il frutto nella mano della Madonna e compie con la mano destra il gesto della benedizione.

Ma nel Rinascimento la melagrana ebbe anche un significato profano raffigurando la Concordia come una donna che ha nella mano sinistra una tazza con il frutto color rubino e nella sinistra uno scettro intrecciato con fiori e frutti , il capo cinto da una ghirlanda, appunto, di melagrane.

Il Novecento ebbe il melograno come protagonista, raffigurato nelle sculture del Vittoriale di Gabriele d’annunzio, il sommo Vate, che volle scrivere il ciclo dei racconti del Melograno, simbolo della Fecondità del poeta e del Dominio del Superuomo; del ciclo ipotizzato scrisse soltanto un racconto intitolato Il Fuoco.

Nel linguaggio dei fiori il bellissimo fiore rosso del melograno simboleggia l'amore ardente ed il frutto la fertilità.

Alessandra Sordi

Laureata in Scienze biologiche. La passione per le erbe, le piante in genere si fa sentire già dalla scelta della tesi sperimentale di laurea , con la scoperta di un genoma particolare che differenzia il grano tenero da quello duro. Pubblica altri lavori originali sempre sulla genetica dei frumenti

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