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Tantra

Inondazione di beatitudine nel Tantra

A cura di Antonio Sbisà

La coscienza viene concepita come una forza, un'energia — e allo stesso tempo e simbolicamente come un seme. Questa forza è al principio come riposata in se stessa. ‘Uno spettacolo, una musica, una sensazione piacevole danno, qualunque essi siano ed in diversa misura, una scossa, commuovono questa forza, la quale, con un'immagine tratta dalla vita erotica, entra in stato di emissione, di beatitudine o gustazione.’

“Tutto ciò che entra attraverso i sensi esterni ed interni sta in forma di coscienza, di soffio vitale, nel canale di mezzo, che vivifica tutte le membra del corpo e, in questa forma, prende il nome di energia. Ora queste stesse forme, suoni, eco., che risiedono in tal modo dentro di noi, come quelli che vivificano tutte le membra e son costituiti da una forza da esse non separata, entrando quindi di nuovo attraverso i canali della vista, dell'udito e via dicendo, 'destano appunto, alimentativi così come sono, destano dico, mercé di questo loro potere aumentativo, il cosiddetto «fuoco del desiderio», che consiste in una scossa di questa forza. Infatti è stato detto: «Da una musica, da un toccar delle membra». E quel che segue.

Un qualunque oggetto dei sensi (anche il solo colore, ecc.) ha il potere di suscitare, in coloro che sono alimentati intensamente dalla forza anzidetta, la citata scossa la quale, perché tutto è in tutto, può, oltre a ciò, nascere anche da un ricordo, da una rappresentazione discorsiva, ecc., dove, ben inteso, essa è allora alimentata dagli infiniti suoni, ecc., che risiedono in potenza nel senso interno, il quale è costituito di tutte le cose. La grande forza soltanto, fatta di tutte le cose, piena ed adulta, può poi nutrire e creare, e non già quella non ancora piena o già scemata, come interviene nei bambini e nei vecchi. In questa scossa della forza, poi, questa libertà e quindi potenza di beatitudine che possiede la forza medesima, la quale è noi stessi e in quanto tale indivisa — libertà che è la coscienza stessa, il Tremendo, nella sua pienezza, e consiste nel grande pensiero, cioè in un movimento non misurato né dal tempo né dallo spazio — questa libertà è, dico, fonte di piacere.

Se, infatti, il colore stesso che passa attraverso gli occhi è fonte di piacere, questo accade soltanto mercé il separarsi della grande emissione, la quale consiste in una scossa della forza. Il medesimo si dica di un canto melodioso, ecc., che passa attraverso gli orecchi. Negli altri sensi, invece, tutto ciò che vi entra ribolle unicamente in se stesso né riesce dunque a raggiungere piena emissione di gioia.

E non altrimenti per coloro che non sono da questa forza alimentati, che non conoscono cioè né ebbrezza né beatitudine (le quali sono appunto costituite dalla scossa di questa forza) e sono quindi simili a pietre, né l'immagine della donna più bella né il canto più tenero e melodioso, vibrato da bocca di fanciulla, è cagione di beatitudine piena. E quanto questa forza non da alimento, cotanto più si ha, in proporzione, una sempre più limitata gustazione. Una completa assenza di gustazione è, in effetti, mancanza di vita. Inversamente, la ricettività estetica, l'essere dotato di cuore, non è altro se non l'essere immerso in un'intensa gustazione, la quale consiste in una scossa della forza. Solo chi ha il cuore tutto alimentato da quest'infinita forza alimentativa, solo chi è consueto alla pratica costante di tali fruizioni, solo egli e non altri è dotato, per eccellenza, di questa capacità di gustazione. E questa gustazione c'è anche nel dolore. L'essenza del dolore non è, in effetti, se non una gustazione particolare, cagionata dall'assenza di ogni speranza, la quale si produce, quando la gioia interiore, costituita di forza, che, per esempio, ci diede un figlio o un amante, o per un ricordo, o davanti alla vista di una cosa simile, o per udire grida di aiuto e via dicendo, si schiude tutta in una scossa e si pensa che questo figlio o quest'amante non sarà mai più. «Siva (come ha detto Somànanda) risplende anche nel dolore.»“

Gli stimoli possono provenire da una musica, da una carezza. Tutti gli oggetti dei sensi hanno il potere di suscitare questa forma di ‘scossa’ o di ‘estasi’, ma occorre una disciplina progressiva che intensifichi l’accumulo e la coltivazione di queste esperienze creative, artistiche ed affettive. Lo stesso risultato può essere ottenuto con una visione interiore: può nascere da un ricordo, da una rappresentazione discorsiva, ‘perché queste rappresentazioni risiedono in potenza nel ‘senso interno’, il quale è costituito ‘da tutte le cose’, costituisce la stessa presenza divina come ‘totalità’. Qualsiasi cosa tu possa pensare e sentire, volere e desiderare, puoi attingerla nella pienezza divina che puoi esplorare in te stesso. Questa ‘scossa della forza’ rivela la nostra interiorità, l’essere noi stessi, nella nostra natura, una ‘potenza di beatitudine’. Ecco quindi la possibilità di realizzare tutto questo attraverso la coltivazione delle esperienze che possano favorire le forme della soddisfazione e della percezione: poesie, drammi, riti, esercizi spirituali. Una grande concentrazione dell’esperienza permette di raggiungere uno stato d’identità con ‘questa scossa delle proprie potenze’. Le persone che non alimentano costantemente questa esperienza, che non conoscono intimamente l’ebbrezza, vivono ‘come pietre’: per loro ‘né l’immagine della donna più bella né il canto più tenero e melodioso, vibrato da bocca di fanciulla, è cagione di beatitudine’. Se quindi non proviamo queste forme d’incanto e di meraviglia, ciò non avviene certamente perché siano illusioni o perché la natura umana sia sprovvista di questa felicità, ma perché non coltiviamo i sensi interiori ed esterni, non ci educhiamo al mistero ed alla bellezza.

Consideriamo questo percorso in cui esperienze religiose, esperienze estetiche ed esperienze erotiche si distribuiscono, si accentuano, entrano in un ritmo, fino a provocare ed accendere il ‘fuoco del desiderio’. Un fuoco strano: non si estingue, non dipende dall’esterno, ma soltanto dall’attenzione e dalla capacità di vivere intensamente e di rappresentare i contenuti, gli oggetti, gli stimoli. Il culmine delle intensità produce delle esperienze di contatto misterioso. Questo si rivela bene nelle esperienze sessuali.

“La manifestazione del Tremendo, della sede stabile, di Siva trascendente la famiglia, senza onde, domanda, in effetti, che tutti i soffi, ecc., che stanno nei canali dei sensi sian saturati e concentrati in un sol punto. Solo in questo caso uno può penetrare nella grande sede centrale della susumna e raggiungere così uno stato di identità con questa scossa delle proprie potenze: raggiunta la quale e soppressa la molteplicità, uno penetra in una gustazione che è l'io stesso, lo stesso pensiero nella sua pienezza, carico di tutte le sue potenze.

Il detto manifestarsi del Tremendo si produce appunto mercé questa penetrazione, la quale è costituita dal separarsi dell'emissione di questa forza del grande munirà, e consiste in un compenetrarsi nella coppia dei due Rudra, che è beatitudine ed emissione pienissima. Nella vita ordinaria, per esempio, ognuno può sperimentare da se stesso che, al momento del coito, quand'uno è, cioè, come appoggiato alla gagliardia di questa forza-seme, in stato di identità col canale di mezzo, di là da ogni polarità, si prova un piacere, cagionato da una sensazione tattile interiore, il quale è costituito appunto dallo star per nascere di questa scossa di tutta la forza-seme. Ora, tutto ciò non si produce rispetto a questo nostro corpo creato (kalpità) soltanto, ma, coli'insegnamento e la esperienza, si può, attraverso queste pratiche, entrare anche nella sede stabile. La quale, come abbiamo veduto, è appunto ottenuta mercé il separarsi dell'emissione di questa forza-seme del grande mantra, ed ha, come sua natura, la Dea Suprema, la quale è emissione, libertà e beatitudine e consiste nell'unione di Siva e Sakti, cioè nel supremo brahman. «Il forte (come sarà detto più in là) sacrifichi all'emissione...», .«Il pensare intensamente (com'è stato detto altrove) al piacere che da una donna coi suoi movimenti, baci ed abbracci, produce, o Dea, da solo, anche, cioè, se questa potenza in realtà non è presente, un'inondazione di beatitudine».

Questo contatto, in effetti, pensato con intensità e riflesso dal canale di mezzo, increato e costituito dalla potenza suprema, nella zona dei genitali, produce da solo, anche senza cioè un effettivo contatto di donna, una scossa della forza, consistente appunto in tale sensazione tattile interiore. «Il piacere (com'è stato anche detto) il piacere scosso da contatto di donna e suscitatore di beatitudine, questo piacere di brahman è una realtà autonoma che risiede in noi stessi.»”.

(cfr. Antonio Sbisà, L’ebbrezza amorosa, Edizioni Mediterranee; corsi online ErbaSacra: Formazione affettiva e sessuale, Crescita personale)

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Antonio Sbisà

Ricercatore spirituale e docente universitario di scienze della formazione

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