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Quanto costa l'arte? Quanto vale?
Girando per le botteghe degli artisti di via Margutta, in un sabato pomeriggio qualsiasi, le due domande si erano insinuate nella mia testa.
Chi stabilisce un prezzo ad un quadro?
Fino ad allora l'arte pittorica mi era capitata di vederla solo nei musei, mostre e gallerie.
Ma mai mi ero chiesto, se non per gioco, quanto costasse acquistare un certo Van Gogh o un Monet, quanto poteva valere la "Donna con lacrima" di Liechtenstein.
Ed invece ora ero lì, a due passi da piazza di Spagna, nel cuore di Roma ed avevo dei soldi da spendere ed un quadro da comprare.
Di certo non avrei acquistato un Van Gogh, ed anche un Monet me lo sarei risparmiato volentieri.
Eppure entrando nelle gallerie o anche solo affacciandomi alle botteghe di uno dei "100 pittori di via Margutta" ero intimidito ed un po' mi vergognavo a chiedere ad un autore quanto costasse la sua opera.
Se si va ad acquistare, chessò, un gioiello o chissà che cosa magari la prima cosa che domandiamo è il prezzo, poi ci informiamo di altri particolari. A volte per un regalo abbiamo un budget, e così via...
Ma io non avevo la minima idea di quanto potesse costare un quadro, così dopo uno o due giri, ho iniziato a chiedere.
Parlando coi pittori è cresciuto quel senso di pudore, come se stessi commettendo un'indelicatezza.
Nessuno tra loro era Dali, né forse lo sarebbe mai diventato, eppure mi sembrava profano indicare una tela e chiedere: quanto viene?
Così ho iniziato a chiedere la tecnica, lo stile, il periodo, la storia, il titolo, persino i riferimenti...
Alla fine ho chiesto, tutto d'un fiato: "per acquistarlo quanto... insomma... qual è il prezzo?"
Così ho scoperto uno strano mondo fatto di prezzi che variano per autore (più o meno famoso, più o meno apprezzato dalla critica, in procinto di fare esposizioni in posti importanti o no) e di "taglie".
Eh, già... non solo modelle e miss hanno delle taglie, ma anche i quadri.
Se la Gioconda e Guernica li avesse dipinti tal Ferlisi nel suo studiolo al centro di Roma, li avesse fatti nello stesso periodo, e non avesse abbandonato nessuno dei due stili (tranquilli, procediamo sempre per assurdo) beh... il prezzo di Guernica sarebbe anche 4 o 5 volte superiore alla ridente Gioconda.
Bah... mi sono detto...
Il valore dei Promessi Sposi è dato dalla lunghezza (per alcuni esasperante) dei suoi tanti capitoli?
I versi della Ginestra del buon Leopardi superano in bellezza oltreché in quantità il suo Infinito?
I fratelli Karamazov hanno un valore oggettivo maggiore delle Notti Bianche?
Bah... mi sono detto nuovamente...
La grandezza di una tela o la quantità di colore usato non mi sembrano criteri sufficienti per stabilirne il prezzo.
Non metto in discussione la funzione del critico d'arte: persona che ha (o dovrebbe aver) studiato per cercare di porre ordine al caos e dire che un autore al momento attuale "vale" di più di un altro.
Il critico, dovrebbe avere appreso quei parametri oggettivi che gli permettano di stabilire se un'opera è "ben fatta", non solo stilisticamente.
Un critico può dare un giudizio e questo giudizio deve essere ritenuto "valido", proprio perchè proveniente da persona qualificata.
Ma è sempre così?
Un'opera d'arte, giudicata oggettivamente un capolavoro, lo è per tutti?
Un pittore mi diceva che lui un cavaliere lo avrebbe potuto disegnare perfettamente, in ogni sfumatura di luce ed in ogni particolare anatomico del cavallo, in ogni piega o cardine dell'armatura...anziché stilizzarlo e scomporlo fino a renderlo appena riconoscibile...
..."A dotto' e che ce vo'... lo disegnavo perfetto... ma era freddo!"
L'arte è dunque emanazione di calore, di un messaggio, di bellezza. E' irraggiamento. Ed in tutte le comunicazioni c'è una fonte e c'è una destinazione. C'è il quadro e c'è il soggetto che lo osserva.
Può un critico, seppur preparato, filtrare questi raggi? Può interporsi tra sorgente e destinazione deviando e distorcendo quei raggi?
Il giudizio sull'arte è puramente soggettivo e non può essere altrimenti? Io non mi considero un esperto e, lo ammetto candidamente, se uno stesso quadro me lo fate vedere e mi dite che è di Ferlisi gli dò 7 (o anche meno) se mi dite che è un Monet gli dò 10. Deviazioni critiche, se volete.
Personalmente, quella sera a via Margutta, ho comprato un quadro dal tipo del cavaliere astratto, che se no era freddo.
Ho indicato un quadro che mi piaceva e gli ho chiesto il prezzo.
Quel quadro costa, o è costato, 300 euro. Quello è il suo prezzo. Quale il suo valore?
Fabrizio Pagnini
P.S. Del quadro che ho comprato non ricordo l'autore, ma per chi interessa:
rappresentava degli orologi stilizzati.
Il Direttore di Erba Sacra mi chiede di rispondere alla lettera che gentilmente il sig. Pagnini ci invia, aprendo di fatto l’auspicato dibattito sui problemi dell’Arte e della Spiritualità.
Innanzi tutto mi sembra doveroso ringraziare il signor Pagnini per aver abbattuto con la sua lettera il muro di silenzio e direi di omertà che circonda il problema dell’arte ed in particolare delle arti figurative. Spero che altri possano seguirne l’esempio.
Ma veniamo al tema.
La lettera apparentemente scanzonata pone in realtà un problema cruciale domandando provocatoriamente : “Ho indicato un quadro che mi piaceva e gli ho chiesto il prezzo. Quel quadro costa, o è costato, 300 euro. Quello è il suo prezzo. Quale il suo valore? “
Il problema sollevato non è da poco, anzi lo ritengo talmente serio ed importante che ho espressamente chiesto al Direttore di girare la medesima domanda a chi ha più dimestichezza di me nel mercato dell’arte e cioè alla titolare di un’importante galleria di Verona, Alessandra Passerini, collaboratrice apprezzata di Erba Sacra.
Attendiamo pertanto la risposta che verrà pubblicata in queste medesime pagine.
Per quanto mi riguarda, tralasciando l’aspetto prettamente commerciale ed invitando il signor Pagnini a seguire i prossimi interventi su Erba Sacra relativi al valore spirituale dell’opera d’arte, posso offrire solo due tipi di risposta. La prima interlocutoria, la seconda provocatoria.
Veniamo alla prima:
a) Valore oggettivo. Di quale merce parliamo? Se io compro un’automobile sono consapevole che il suo costo è ipoteticamente deducibile da una precisa analisi di una serie di parametri quantificabili e misurabili (Investimenti per la progettazione e per la prototipazione, i costi dei componenti e dell’assemblaggio, della rete di vendita, della pubblicità e dell’utile da ricavare). Le leggi del mercato, tramite la concorrenza, rendono infatti confrontabili i prezzi di prodotti assimilabili.
Acquistando un quadro il discorso cambia radicalmente, infatti il costo dei materiali ed il tempo delle lavorazioni non sono sufficienti a determinarne il prezzo, rimanendo indefinito il parametro non quantificabile del valore estetico che in un prodotto simile è tutto. In teoria il libero mercato dovrebbe concorrere con l’apprezzamento dell’opera da parte dei compratori a definirne il valore venale. Anticamente il prezzo delle opere d’arte, pur essendo oggetto di trattativa veniva effettivamente commisurato alla qualità artistica ma nella sua formazione spesso venivano considerati anche i costi sostenuti dall’artista e dalla sua bottega.
L’artista, come l’artigiano, doveva fornire un prodotto che soddisfacesse le richieste del committente secondo un contratto stipulato tra le parti.
Michelangelo Merisi (Caravaggio) ad esempio dovette ridipingere a sue spese e senza integrazioni pecuniarie il San Matteo e l’Angelo che vediamo nella chiesa romana di San Luigi dei Francesi in quanto la committenza non ne apprezzò la prima stesura, uno splendido dipinto distrutto durante l’ultima guerra.
Se il problema del prezzo di un’opera d’arte è naturalmente separato dal valore intrinseco dell’oggetto artistico, oggi siamo al paradosso per cui anche le leggi tradizionali del mercato e cioè del rapporto di domanda e offerta sono alterate. La domanda è infatti veicolata dalla pubblicità, da critici interessati e creata spesso artificialmente da parametri prettamente commerciali: Ligabue e Van Gogh, tanto per fare un esempio, difficilmente riuscivano a barattare un pasto con le proprie tele! Oggi consiglio al Sig. Pagnini, a meno che non sia parente stretto di Bill Gates, di tenersi alla larga con i suoi 300 € dalle opere di questi due artisti.
Quanto valgono allora le loro opere ?
Visitare per credere il sito www.Artemotore.com/quotazioni.html con le quotazioni dei maggiori artisti italiani. (C’è chi sale e c’è chi scende. Altro che mercato del bestiame!)
b) Valore soggettivo. Consiglio sempre ai miei amici di porsi questa semplice domanda: quanto sono disposto a spendere per poter possedere quell’immagine che è riuscita a scalfire la mia indifferenza e a trasmettermi un messaggio che ha toccato la mia sensibilità?
Veniamo ora alla seconda risposta che in realtà è camuffata da una domanda come potrebbe essere posta da un artista:
Quanto vale economicamente una nuvola dorata al tramonto? E la livrea e i colori dei pesci tropicali? E lo sguardo di un bambino?
Grazie a Dio non tutto è merce!
Cordialmente
Carlo Floris (marzo 2006)
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